Un digitale a misura d’Uomo e un uomo all’altezza del digitale? Di Sonia Bertinat.

Sonia Bertinat

Sonia Bertinat

Psicologa Psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico ● Esperta di cyberbullismo, dipendenze da sostanza e comportamentali

Il Digitale: è solo uno strumento? Oppure: il digitale è un’entità a sé? E ancora: quali obiettivi, funzioni, regole etiche attribuiamo al digitale? Infine: come integrare e, quindi, guidare un mondo in cui siamo nel e il digitale anche?

Attraverso l’interazione dei punti di cui sopra cercheremo di “disegnare” i confini dei sistemi digitali come se fossero veri e propri ecosistemi di cui l’Uomo è uno degli abitanti. Il cosiddetto “set digitale”, infatti, dopo essere stato letteralmente inventato e costruito da noi stessi, ha per certi versi preso esso stesso il controllo della propria diffusione, così che ci troviamo noi stessi a cercare di rincorrerlo o a doverci adattare in itinere.

Per questi motivi cercheremo di ripensare a un “digitale” che sia compreso, vissuto e finalizzato al progetto un ordine superiore, di tipo etico e sociale, che lo direzioni e lo regoli in maniera più armonica e “naturale”.

 

Migliorare o semplificare?

“Ne usciremo migliori” si diceva in modo forse utopistico nella primavera del 2020. Un po’ pensiero magico, certo. Inoltre “migliori” non sempre vuol dire “più buoni” 🙂 

E tuttavia  l’esperienza acquisita per affrontare la vita in pandemia ha seminato molti elementi che dobbiamo sapere e potere raccogliere per migliorare il nostro modo di stare nel mondo e con gli altri e soprattutto la nostra vita, lavorativa e non. Non sarebbe la prima volta, del resto. Sulla pagina di una puntata del programma radiofonico di Radio 1 Eta Beta, dedicato alle start up in epoca COVID, si legge, ad esempio:

“Dopo la peste nera del Trecento arrivarono il Rinascimento e l’invenzione della stampa. Dalla penuria del secondo dopoguerra trovate geniali come la Nutella o la Lambretta. Dalla recessione economica del 2008 le aziende dirompenti della sharing economy, come Airbnb e Uber. Insomma, la Storia insegna che dalle grandi crisi possono sbocciare scoperte rivoluzionarie. Ma che ruolo giocheranno le aziende innovative nell’immaginare soluzioni per l’era post-covid?”

Quindi abbiamo già sperimentato, in quanto società, che da esperienze terribili possono nascere germogli innovativi. Tra i tanti aspetti che si sono messi in evidenza in questo senso, il digitale l’ha fatta da padrone senza ombra di dubbio, annullando giocoforza molte precedenti  resistenze al suo uso. 

La Storia insegna che dalle grandi crisi possono sbocciare scoperte rivoluzionarie. Che ruolo giocheranno le aziende innovative per l’era post-covid?” Condividi il Tweet

Certo, quella in atto è una vera e propria rincorsa al digitale perché non eravamo pronti… questo non vuol dire che non dobbiamo fare tesoro anche di questa “corsa”… Personalmente, ad esempio, sto seguendo proprio in questi giorni un corso sulla digitalizzazione in sanità e mi ha colpito una frase detta da un relatore che parafraso in questo modo: “La digitalizzazione corre veloce. Non dobbiamo rincorrerla ma cavalcarla”.

Come dicevo, gli sconvolgimenti alla nostra vita dati dalla pandemia hanno impresso una notevole accelerata nell’avvicinamento al digitale sia per quanto riguarda il lavoro sia per quanto riguarda le relazioni.

Le persone sono state invitate ad utilizzare infrastrutture tecnologiche e le aziende sono corse ad implementare tali infrastrutture laddove non ancora presenti. Abbiamo, quindi, sperimentato come non solo era possibile utilizzare il digitale per continuare la nostra vita, seppur in modo diverso, ma anche che, per certi versi, il digitale poteva semplificarla.

Spesso viviamo il mondo digitale non come uno strumento versatile che può accompagnarci nella nostra vita, non come parte integrante delle nostre quotidiane attività professionali e ma come entità a sé con cui dobbiamo interfacciarci. 

 

Metterci l’inter-faccia

Ancora oggi, nonostante tutta l’esperienza fatta, è difficile uscire dall’aut aut dato dalla dicotomia tra online e offline, dove con spinta meramente nostalgica si tende ancora a considerare l’online con un valore inferiore, un surrogato cui cedere quando non se ne può fare a meno.

Basti vedere come spesso è stato organizzato il cosiddetto smart working dalle aziende. L’idea di non poter controllare il dipendente seduto alla sua scrivania ne ha fatto immediatamente un fannullone che da casa sarebbe stato molto meno produttivo. 

Smart Working: all'inizio, l’idea di non poter controllare il dipendente ne ha fatto un fannullone che da casa sarebbe stato meno produttivo. Condividi il Tweet

Questa paura – e la smania di controllo – hanno fatto sì che ciò che abbiamo svolto nella primavera del 2020 non fosse un vero smart working, ma piuttosto un telelavoro duplicato sulla falsariga del lavoro in ufficio con orari fissi e soprattutto le istanze di controllo della presenza online del dipendente attraverso i portali aziendali.

Il focus rimaneva sul tempo-presenza e non sull’obiettivo dato al dipendente che in una realizzazione più piena di  smart working, avrebbe potuto portare a compimento (nell’orario a lui più congeniale) e soprattutto con la possibilità di gestire al contempo con maggiore serenità le necessità della famiglia tutta.

Tutto ciò ha provocato un notevole disagio sia nel datore di lavoro, che doveva improvvisamente modificare il suo modo di vedere il lavoro dei dipendenti, sia nei dipendenti stessi. Sono piovuti gli articoli su fenomeni come la “zoom fatigue”, i questionari sullo stress lavoro correlato, ma l’impressione è che tutto ciò avesse come focus un colpevole (il digitale) e non vedesse la complessità generale.

Per molti versi non si è cavalcata l’opportunità ma la si è inseguita, per citare la suggestione iniziale. Abbiamo perso in parte un’occasione creando maggiore stress lavoro correlato di quanto sarebbe stato necessario?

Non solo nel periodo ma anche in senso progettuale e prospettico si è persa la lucidità di valutare quali mansioni erano più funzionali e quali meno per potere, una volta tornati alla “normalità”, far tesoro di questa esperienza?

 

È meglio essere presenti e assenti o distanti, ma vicini? 

Entriamo nel dettaglio. Non sempre, per esempio, una riunione in presenza è più funzionale se, contando gli spostamenti e i costi correlati, porta via tempo inutile. In più può essere più efficiente addirittura.

Con fatica si è colto l’occasione di vivere il digitale non come un contenitore astratto cui attingere quando non possiamo farne a meno ma come un elemento da integrare nella nostra pratica quando più funzionale rispetto ad altre modalità. Un ampliamento, non uno spostamento o una riduzione.

È l’occasione di vivere il digitale non come un contenitore astratto ma come un elemento da integrare nella nostra pratica Condividi il Tweet

Non possiamo però non considerare le connessioni che la nostra mente fa tra eventi. Inevitabilmente l’uso massiccio delle piattaforme digitali si è legato ad un periodo che tutti vorremmo superare il più presto possibile, chiuderlo in una bolla da non sfiorare più e “ritornare alla vita di prima”. 

Sappiamo bene come per la nostra mente spesso il mantenimento dello status quo sia la condizione a meno dispendio energetico e di come il cambiamento scateni una paura più o meno forte nei più. Il cambiamento oltre ad essere dispendioso energeticamente, ci mette di fronte all’incertezza, all’incontrollabilità. 

Ma abbiamo visto nei precedenti articoli di come certezza e controllabilità della vita siano una mera illusione in un mondo complesso che aggiunge sempre più elementi di complessità. Non possiamo però, come ho detto sopra, ridurre tutto ad una difficoltà a cambiare, che sicuramente per certi versi è presente. Dobbiamo riuscire a salvare il bambino buttando l’acqua sporca. 

Riuscire ad arginare le forti emozioni negative che un evento negativo improvviso ha ingenerato cercando di salvare ciò che nella nostra adattabile umanità siamo riusciti a “inventare” per sopravvivere (emotivamente e non). 

Se vogliamo ampliare la nostra realtà con il digitale non possiamo permetterci di utilizzarlo ad hoc ma va integrato con un pensiero, va affrontato adottando tutte le “leggi” etiche e giuridiche sue proprie.

 

Alcune considerazioni: cosa è l’algor-etica?

A questo proposito non possiamo non rivolgere lo sguardo ai lavori di Paolo Benanti è quella che definisce Algor-etica ossia lo sforzo necessario di tenere insieme sia i valori dell’etica, sia i valori della computazionalità. In particolare va applicata alla AI in quanto modello tecnologico per cui non è possibile prevedere tutte le finalità. 

Benanti evidenzia alcune direttrici etiche che dovrebbero guidare un approccio alla tecnologia antropocentrico (Human centered design):

  1. La paura dell’incerto: implica la tutela degli agenti coinvolti in funzione della non completa predicibilita dell’azione della macchina. 
  2. Uguaglianza e ricerca della felicità: i sistemi di automazione possono interferire su questa direttrice (profilazione ad esempio) rendendoci meno uguali di fronte ad essi oppure possono essere usati in modo etico per guidare l’uomo verso questa direttrice (es. i nudge).
  3. Creare una policy attraverso strumenti di natura giuridica ma anche algoritmici che guidino i driver etici ponendo limiti alla AI.
  4. Algor-etica: Per portare la macchina verso l’uomo dobbiamo essere in grado di fornirle delle priorità, comunicare alla macchina questi driver etici e lo facciamo con l’algor-etica e tutto questo deve essere computabile, ad esempio:
    • Senso di incertezza: la macchina deve dubitare di sé e dare all’uomo la priorità della decisione.
    • Intelligibilità: deve essere chiara qual’è finalità delle macchine, qual è l’oggetto del loro decidere solo in questa maniera di nuovo si mette al centro l’uomo.
    • Adeguatezza: è di nuovo l’uomo a decidere i valori e gli obiettivi.

 

“La dimensione etica, la sfida etica, è quella sfida che vuole prendere sul serio il potere trasformativo dell’intelligenza artificiale ed orientare questo progresso nell’ordine dello sviluppo.” 

 

Quindi dobbiamo avere regole nuove, non pensare di poter applicare quelle in uso e abituali. Non possiamo pensare che sia la stessa cosa perché non lo è. Ma diverso non vuol dire peggiore o migliore. Vuol dire diverso. E proprio la diversità del mondo digitale va compresa per poter far sì che avvenga una buona connessione con il mondo “offline” affinché la dicotomia scemi sempre più verso un modo nuovo di vedere il mondo.

Come mi auspicavo all’inizio di questo articolo, molti elementi utili e positivi sono stati colti e non mancano esempi di idee innovative che mirano ad  integrare il digitale come modalità che ci aiuti nella nostra vita ipercomplessa e iperconnessa e che non sia invece una fatica in più da fare. 

Idee già presenti, spesso, cui il contesto ha dato uno slancio, una visibilità, e una utilità che forse prima non si percepiva. Oppure start up create ad hoc proprio a partire dagli spunti emersi. Prima di salutarci, vediamone insieme alcune.

 

 

ESEMPI

 

1 – IL PROGETTO DKTS: innovazione sociale al servizio delle persone è un progetto che immagina l’innovazione come il prodotto sociale di una comunità. Come si legge dalla loro presentazione “DKTS considera l’innovazione sociale come la creazione di nuove idee (prodotti, servizi) che soddisfino bisogni sociali e simultaneamente creino nuove collaborazioni e relazioni. Il termine Social Innovation esprime infatti, un doppio significato: non solo innovazione ma innovazione realizzata da una comunità e non da un unico individuo o un organismo; è un risultato collettivo che richiede accordi, condivisione, co-adaptation e dialogo. Si ha infatti, innovazione sociale solo quando persone e organizzazioni svolgono un ruolo attivo e collaborativo nella realizzazione concreta dei processi di innovazione.” https://www.didaelkts.it/innovazione-sociale-la-tecnologia-al-servizio-delle-persone/

 

2 – LA SEZIONE ARTEXE, DI MAPS GROUP, é un esempio di come strumenti, analisi dei dati e architetture possano declinarsi per non solo far lavorare meglio il personale sanitario ma anche venire incontro alle esigenze dei pazienti. Si legge:

le direzioni possono prendere decisioni strategiche in modo più consapevole, sviluppano servizi sanitari centrati sulle vere necessità dei pazienti e hanno l’opportunità di migliorare performance e sostenibilità delle strutture. In più, un’organizzazione basata sui dati consente ai medici di concentrarsi al meglio sul lavoro perché fornisce tempestivamente le informazioni più complete.” 

Ascoltando pazienti e operatori, Artexe concentra l’attenzione sui punti che migliorano realmente la gestione dei processi per ottenere risultati più soddisfacenti: aumentare la qualità dei servizi, sveltire i tempi, ridurre gli sprechi. Per approfondimenti:

 

3 – Il progetto di Monitoraggio dei segni vitali basato su video – Binah parte dall’“idea di utilizzare IA e IOT per avere un’immagine reale di quel paz secondo la filosofia della medicina personalizzata che tenga conto della complessità della persona la cui salute è data da diversi fattori: genetica, ambiente, stile di vita, stress”. Quindi app e dispositivi wearable che consentono di monitorare la nostra salute non solo per comunicare i dati a distanza ma per avere una mole di dati nel tempo che consenta al medico di ottenere una visione più accurata della condizione fisica del paziente.

 

4 – Non si può prescindere, di fronte a queste innovazioni, da una formazione digitale delle persone. Il progetto Digitabilis mira a integrare digitale e offline combattendo l’idea che il digitale sia tossico (insito nel digital detox). Questi i loro intenti:

  • rendere la tecnologia terreno di confronto e scambio fra persone e generazioni e per sviluppare buone pratiche in grado di stare al passo con un mondo connesso ed in rapida trasformazione;
  • fare rete con professionisti ed istituzioni che condividono questa visione, formando gli educatori ai linguaggi transmediali e alla loro applicazione nei contesti di apprendimento formali e non;
  • promuovere l’alfabetizzazione mediatica come complesso di Life Skills volte ad assicurare a giovani e adulti la possibilità di massimizzare le loro capacità ed esercitare un controllo sulle loro vite , riducendo il divario digitale di secondo livello.

 

Alla prossima,

Sonia Bertinat

 

 


CREDITS IMMAGINI

Immagine Copertina rielaborata
ID Immagine: 96797699. Diritto d'autore: peshkova
ID Immagine: 68408359. Diritto d'autore: ktsdesign


		

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