Parola d’ordine: interoperabilità. Il nuovo progetto di #6MEMES 2020 parla del lato (anche) umano di un tema squisitamente tecnico.

Cari lettori, bentrovati!
Come anticipato, questo sarà un anno dedicato a un focus all’apparenza molto tecnico rispetto al nostro blog che, di solito, cerca di intercettare trend umanistici che dialogano con quelli più tecnologici, ma – come sempre – l’apparenza inganna :-) Partiamo innanzitutto dal termine in questione. Secondo Treccani, infatti, l’interoperabilità è la:

“Capacità di due o più sistemi, reti, mezzi, applicazioni o componenti, di scambiare informazioni tra loro e di essere poi in grado di utilizzarle. (…)

Essa può essere di tipo tecnico e/o di tipo concettuale. Quella di tipo tecnico è la più nota: basti pensare al mondo delle telecomunicazioni, al software e alla continua evoluzione dei sistemi di calcolo. (…)

Quella di tipo concettuale fa invece riferimento al modo razionale con cui sistemi complessi, privati e pubblici, nazionali e sovranazionali, sono in grado di cooperare sinergicamente (…).

E già qui, sottotraccia, i lettori più avvezzi alle trame di 6MEMES potranno in parte intuire dove vogliamo andare a parare. Ma, prima di inoltrarci al largo della questione, proseguiamo con un’altra definizione di tipo prettamente informatico, in cui l’interoperabilità è determinata come la:

“Capacità di un sistema o di un prodotto informatico di cooperare e di scambiare informazioni o servizi con altri sistemi o prodotti in maniera più o meno completa e priva di errori, con affidabilità e con ottimizzazione delle risorse.

Obiettivo dell’interoperabilità è dunque facilitare l’interazione fra sistemi differenti, nonché lo scambio e il riutilizzo delle informazioni anche fra sistemi informativi non omogenei.”

Siamo così arrivati quasi al nocciolo della questione.

Facilitare lo scambio di informazioni tra sistemi non omogenei è infatti una delle formule possibili con cui parlare di condivisione della conoscenza, anche se, per ora, stiamo parlando di uno scambio in qualche modo automatico che avviene all’interno di un un binomio definibile – per semplificazione e convenzione – del tipo Macchina-Macchina.

Ma, facendo un passo ulteriore in avanti – e attivando le nostre fusion skills – possiamo parlare di interoperabilità anche da un punto di vista all’apparenza più eccentrico, ovvero intersecando tra loro non solo i sistemi informatici/meccanici/automatici (cioè tecnologici), ma anche i sistemi (e i relativi processi) prettamente psico-biologici, nel nostro caso quelli umani.

Cerchiamo ora di approfondire meglio questo concetto…

HUMAN & TECHNOLOGY INTEROPERABILITY

 

Ciascuno di noi, a suo modo, non è altro che un micro-sistema vitale che produce, scambia e riutilizza informazioni, e lo fa in primo luogo in relazione con altre intelligenze intra-specie, cioè con altri uomini e i relativi sistemi sociali.

Tuttavia (sorvolando per ora su tutte le altre forme di comunicazione che intratteniamo con altre forme viventi, ambienti fisico-biologici e perfino categorie astratte del pensiero e dello spirito) questo scambio avviene – nei fatti e di frequente – anche con le cosiddette intelligenze artificiali, o comunque con una serie di entità di tipo “meccanico” e/o informatico, come è nel caso degli algoritmi, dei robot e dei device responsivi, nelle loro rispettive combinazioni hardware e software.

Stiamo parlando, in sintesi, di tutte quelle interazioni che – ancora una volta per semplificazione e consuetudine – rappresentiamo con il binomio Uomo-Macchina/Macchina-Uomo e che invece, come vedremo, si possono declinare in più varianti sino a intersecare la relazione Uomo-Uomo, così definita per risonanza con quelle precedenti.

Facciamo a questo punto una doverosa premessa.

Il tema dell’interazione tra l’innovazione tecnologica e l’evoluzione più o meno armonica dei sistemi sociali in cui tale innovazione si riflette (e questo è sotto gli occhi di tutti, pensiamo ad esempio alla questione della digitalizzazione) è ancora molto difficoltoso da affrontare in termini fiduciari.
Questo, non e tanto (o non solo) da un punto di vista concreto ed esperienziale, ma anche intellettivo, percettivo ed infine emotivo. La frizione in questione si riverbera in tutti gli ambiti sociali:

  • quello economico, con la paura delle conseguenti implicazioni negative, ad esempio, nel mondo del lavoro;
  • quello culturale, con il timore di un impoverimento delle nostre competenze più prettamente umane in favore di quelle automatiche e computazionali;
  • quello sanitario, con la preoccupazione di possibili usi impropri dei nostri dati sensibili raccolti e processati;
  • quello mediatico e politico, con i rischi annessi alla digitalizzazione e disintermediazione delle comunicazioni di valore in favore di quelle propagandistica se non direttamente “fake”;
  • e così via…

Il tutto a erigere una vera e propria barriera di diffidenza e timore che – assieme ad alcune obiettive difficoltà professionali e tecniche – corre il rischio di far chiudere ancor più in se stesse le competenze e le sapienze necessarie, così da creare verticalizzazioni del sapere anziché far sì che questo enorme potenziale evolutivo si traduca in un generale miglioramento, sia reale che e percepito, della qualità di vita delle nostre società.

Il tema dell'interazione tra l'innovazione tecnologica e l'evoluzione dei sistemi sociali è ancora molto difficoltoso da affrontare in termini fiduciari. Condividi il Tweet

Tornando dunque al tema dell’Interoperabilità dei sistemi (sociali, umani e tecnologici) possiamo allora riflettere su come questo concetto possa rappresentare una sorta di parola d’ordine capace di mettere in relazione strutturale non solo “due o più sistemi, reti, mezzi, applicazioni o componenti (…) appartenenti a sistemi non omogenei” (e qui ci riferiamo la binomio Macchina-Macchina), ma anche due o più persone, organizzazioni ed enti (identificabili nel binomio Uomo-Uomo e relative abilità e competenze), che vivono e operano anch’essi in “sistemi non omogenei” sia dal punto di vista culturale che sociale e professionale, così da “facilitarne lo scambio di informazioni”.

E se è ormai evidente che il tema del sapere trasversale è uno dei topic generali più pertinenti, oggi, per affrontare in maniera competente la complessità degli scenari globali con cui ciascuno è chiamato a confrontarsi, questo è tanto più vero rispetto alla relazione tra l’Uomo e L’innovazione tecnologica.

Basta pensare alle divergenze ancora esistenti tra il sapere scientifico e quello umanistico, tra quello tecnologico e quello artistico, tutte contingenze che frenano – nei fatti – un’evoluzione più armonica nei vari domini di competenza.

 

INTEROPERABILITÀ: UNA ZONA “FRANCA”
A CAVALLO TRA DUE (O PIÙ) MONDI…

Il tema della assoluta necessità di inter-disciplinarietà tra le competenze e i saperi è particolarmente caro al professor Dominici che, in una recente intervista che ci ha gentilmente concesso, ci ricorda che “abbiamo bisogno di educare e formare figure ibride”, argomentando ampiamente il discorso:

Si tratta, in sintesi, di profili professionali che, con una comune base di conoscenze e competenze metodologiche, logiche ed epistemologiche, siano in grado di fondere e integrare immaginazione e razionalità, creatività e rigore metodologico; che sappiano tenere insieme immaginazione e razionalità, creatività e rigore metodologico, preparati all’imprevedibile e all’emergente, per ricomporre la frattura tra l’Umano e il Tecnologico.

Questo, a nostro avviso, è un traguardo imprescindibile affinché i buoni frutti degli attuali processi digitali maturino pienamente, anche a livello di conoscenza e consapevolezza diffusa. Apocalittici o integrati che siamo (per indole e costituzione), infatti, la realtà ha già fatto un salto definitivo verso la “Macchina” e noi dobbiamo imparare non solo a gestire questa contingenza, ma anche a coglierne e valorizzarne gli indubbi vantaggi, alcuni dei quali epocali.

Tornando a noi, dunque…

Nei prossimi mesi, nel nostro blog, il tema dell’Interoperabilità sarà declinato non solo dal punto di vista delle relazioni Macchina-Macchina (nei vari ambiti tecnici che esploreremo, così da rendere speriamo più “leggibili” tali sistemi e processi), ma anche da quella Uomo-Uomo, nella variante ad esempio delle figure professionali cosiddette “ibride”, o delle attuali possibilità di personalizzazione dei servizi sino ad arrivare alla condivisione di spazi fisici in cui abitare e lavorare.

Apocalittici o integrati che siamo per indole e costituzione la realtà ha già fatto un salto definitivo verso la Macchina e noi dobbiamo valorizzarne gli indubbi vantaggi, alcuni dei quali epocali. Condividi il Tweet

L’approdo naturale saranno infine le relazioni:

  • Uomo-Macchina – ovvero come l’uomo interloquisce, in andata e ritorno, con la macchina e le sue componenti hardware e software, non solo progettandola e realizzandola, ma anche istruendola, addestrandola e mettendola alla prova;
  • Macchina-Uomo – ovvero come quando e perché questi sistemi automatizzati o “intelligenti” di processo e creazione della realtà possono e potranno davvero essere un aiuto insostituibile per la nostra vita e la nostra società

L’intenzione è quella di proporre tali binomi – e tutte le differenze e distanze che li separano – non più come antagonisti, ma piuttosto come attori coprotagonisti, che debbono (e vogliono) evolvere insieme seguendo l’orizzonte di valori umanistici, anche se attuati attraverso sistemi e processi che, per semplificare, definiamo qui automatici.

In questo percorso saremo accompagnati – tra gli altri – da Sonia Bertinat e la sua intervista, che ci parlerà, dal punto di vista psicologico, di come impattano alcuni di questi temi nella nostra vita, da Giulio Destri e Anna Pompilio, che faranno letteralmente parlare Macchine e Dati, Natalia Robusti, che declinerà tali binomi alla ricerca dei meme di Calvino, Mauro Di Mauro e Fabrizio Biotti, come ci racconteranno delle relazioni (assolutamente non pericolose) tra Uomo e Macchina nella Sanità, e infine Sara Di Paolo e Lilith Dellasanta, che ci parleranno dell’interoperabilità Uomo-Ente e Macchina Uomo, la prima grazie a un monitoraggio sulle nuove forme di “convivenza”, la seconda su come il settore dei servizi si sta muovendo grazie ai Dati che lasciamo dietro di noi come briciole di pane…

Che altro dire?
Sperando di essere a nostro modo interoperabili coi nostri lettori :-) auguriamo a tutti un buon anno!



CREDITS IMMAGINI

Immagine di copertina  
Frederic LeBrun, HANZO 
Immagine Uomo-Macchina 
Diritto d'autore: halfpoint
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