Valore pubblico e partecipazione. Di Paola Chiesa

Il fil rouge che collega la trasparenza amministrativa, la partecipazione e gli open data si snoda agevolmente anche nel campo del valore pubblico. Si tratta di un concetto di difficile definizione, per il quale non esiste uno standard assoluto, in quanto la Pubblica Amministrazione risponde sia a logiche economiche, che politiche degli amministratori eletti, che agli stakeholders del territorio. Di conseguenza potremmo connotarlo come un modello operativo che misura l’efficienza e l’efficacia dell’attività della Pubblica Amministrazione.
Affrontando l’argomento “fuori dal Palazzo”, come può la PA generare servizi ai quali il cittadino può attribuire e riconoscere valore? Coinvolgendolo, facendo emergere bisogni e preferenze, attuando politiche idonee a costruire scientifiche risposte, in ottica di trasparenza, accountability, fiducia, sostenibilità.

Il concetto di valore pubblico è strettamente legato al contesto storico ed alla cultura di riferimento.
Sicuramente, nell’era della trasparenza, degli open data, della partecipazione, della sostenibilità e della sharing economy, è plausibile ed anzi auspicabile che lo stesso concetto sia soggetto ad affinamenti per renderlo sempre più performante. Nella Pubblica Amministrazione, il valore pubblico nasce dall’equilibrio e dall’integrazione di più valori, nell’ottica di soddisfare un pubblico il più vasto possibile, la collettività appunto.

Il concetto di valore pubblico è allora decisamente correlato anche ai concetti di partecipazione e trasparenza, in quanto misura i risultati ottenuti con metodi economicamente efficienti, in accordo con le priorità concordate con i cittadini.
Ciò emerge dal combinato disposto degli articoli 1 e 7 della legge 124 del 2015 sulla riforma della Pubblica Amministrazione, nei quali si parla di Carta della cittadinanza digitale, per “garantire ai cittadini e alle imprese, anche attraverso l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, il diritto di accedere a tutti i dati, i documenti e i servizi di loro interesse in modalita’ digitale”, e di “semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicita’ e trasparenza”
Concetti ribaditi anche nelle misure contenute nei primi undici decreti attuativi della stessa legge di riforma, approvati dal Consiglio dei Ministri nella riunione del 20 gennaio 2016. Si parla, tra l’altro, di domicilio digitale del cittadino, di identità digitale attraverso il Pin unico, di semplificazione del piano anticorruzione, di “liberalizzazione” del diritto di accesso agli archivi pubblici (il Freedom of information act).

La Piramide del Valore Pubblico

 

Come spiega il prof. Deidda Gagliardo, per valore pubblico territoriale s’intende il livello di
soddisfacimento dei bisogni della comunità (socialità) tramite una gestione economica delle risorse dell’ente, funzionale a sostenere la crescita del territorio (economicità); ma è necessario determinare scientificamente quale sia il livello di economicità effettivamente compatibile con la salvaguardia e lo sviluppo anche sociale dei territori.
Essendo strettamente correlato alla pianificazione e gestione dei servizi, il valore pubblico si articola in vari livelli secondo un modello a piramide (“Piramide del Valore Pubblico”) che agisce su:

  • organizzazione
  • personale
  • competenze
  • territorio
  • partecipazione
  • digitalizzazione
  • trasparenza
  • legalità

Mentre l’Italia è caratterizzata da una bassa percezione di valore pubblico, diversi enti all’estero hanno adottato un approccio che si basa su quel concetto, proprio perché l’assunto di fondo è che un servizio pubblico di successo deve cercare le opportunità per migliorare. Così, in Gran Bretagna ad esempio, oltre a Department of Health, Arts Council e Royal Opera House, è interessante l’esperienza della British Library, la biblioteca nazionale del Regno Unito ed una delle più importanti biblioteche di ricerca al mondo, che conta circa 150 milioni di documenti e 13 milioni di nuove acquisizioni ogni anno. Da uno studio effettuato, è emerso che il valore pubblico generato per i propri utenti ed il pubblico più vasto è pari a £5 per ogni £1 investita.

In effetti un approccio che tenga in considerazione il valore pubblico, rende più significativa ed evidente la valutazione del successo o meno dell’attività di un’amministrazione pubblica, la cui performance è correlata ai servizi che offre, ai risultati raggiunti e, di conseguenza, alla fiducia che riesce a creare e mantenere tra i cittadini. E’ in quest’ottica che possono essere interessanti nuove modalità di coinvolgimento degli stakeholders del territorio, dai canali social, allo strumento dei sondaggi deliberativi secondo il metodo Fishkin, che consente alla popolazione intervistata su un argomento di poter esprimere la propria opinione, dopo che è stata convenientemente ed oggettivamente informata sui fatti. Un passo in avanti sulla strada della realizzazione della democrazia rappresentataiva e dell’open government.

Digitale e Big Data

 

Il valore pubblico è a ben vedere la cifra di un programma di governo locale che produce effetti nel tempo. E i cui risultati saranno ulteriormente misurabili nella diffusione della cultura che considera gli stakeholders del territorio contemporaneamente come fruitori e creatori di servizi. In questo contesto il digitale serve a modellare processi, generare dati, estrarre ed aggregare informazioni, mettere in relazione, facilitare decisioni, monitorare risultati e comunicarli. Il digitale diventa una leva di trasformazione economica e sociale, attraverso un processo trasversale al settore pubblico e privato, centralizzato e di coordinamento. Lo spiega chiaramente la “Strategia per la crescita digitale 2014-2020 “ dell’Agenzia per l’Italia Digitale, che prevede, tra gli altri:

– il coordinamento di tutti gli interventi di trasformazione digitale e l’avvio di un percorso di centralizzazione della programmazione e della spesa pubblica in materia;

– il principio di digital first, attraverso lo switch off della tipologia tradizionale di fruizione dei servizi al cittadino;

– la diffusione di cultura digitale e lo sviluppo di competenze digitali in imprese e cittadini;

– la modernizzazine della pubblica amministrazione partendo dai processi, superando la logica delle regole tecniche e delle linee guida e puntando alla centralità dell’esperienza e bisogno dell’utenza;

– un approccio architetturale basato su logiche aperte e standard, che garantiscano accessibilità e massima interoperabilità di dati e servizi.

E’ questa la filosofia che ispira il fascicolo digitale del cittadino, il quale attraverso il sistema pubblico di identità digitale (SPID), che consente di identificare in modo univoco e sicuro l’identità del cittadino che accede ai servizi e ai dati, l’anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR), che contiene le informazioni anagrafiche dei cittadini, registra le variazioni e le rende disponibili alle Pa e ai cittadini, ed il fascicolo sanitario elettronico (FSE), che contiene l’insieme delle informazioni sullo stato di salute del cittadino, accessibile dagli operatori di settore e dal cittadino, consentirà al cittadino di rendersi partecipe e protagonista di un processo di generazione di conoscenza, fonte prima del valore.
A patto che la popolazione sia adeguatamente alfabetizzata da un punto di vista digitale, che significa porre le fondamenta per una significativa co-creazione del valore pubblico, attraverso un flusso maturo di relazioni da e verso la Pa, e la partecipazione proattiva del cittadino.

Il progetto di Copenaghen Big Data Platform è significativo al riguardo: l’obiettivo di costruire una rete di database pubblici in grado di raccogliere i dati relativi ad ogni aspetto della vita cittadina, immagazzinando informazioni su rete elettrica, traffico, sicurezza stradale, clima, inquinamento, consumo idrico, illuminazione pubblica, ecc, si arricchisce delle segnalazioni che gli stessi cittadini potranno effettuare tramite smartphone e tablet, grazie ad un’app dedicata. Come a dire, se conosci la città nei minimi dettagli, allora la puoi anche rendere “smart”.
La tecnologia abilitante è il nuovo paradigma della partecipazione e del voler essere protagonisti. L’uomo qualunque costruisce il proprio modo di essere nel mondo e lo comunica, interagendo con gli altri. In parole povere, crea e comunica continuamente valore.
Contribuendo a cambiare il mondo, compresa la Pubblica Amministrazione.

 

 

Valore Pubblico

 

 

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Founder di #adotta1blogger • Blogger • Amministratrice Pubblica ed esperta nei settori Information Technology and Services. Collegati su Linkedin Connettiti su Twitter fb

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