La sorpresa è nella carta: uova di Pasqua, packaging e riciclo.

In prossimità della Pasqua – anche se ormai alle spalle – vogliamo aprire una parentesi di riflessione su un tema che riguarda l’ambiente e il riciclo. Più in particolare vogliamo parlare di “quel che resta della festa”, una volta che si è consumata: imballaggi, carte e nastri colorati, e chi più ne ha più ne metta. Tutti prodotti di scarto che tendiamo a non connotare come veri e propri rifiuti, ma che di fatto lo sono, eccome.

Senza nulla togliere al valore simbolico dell’uovo, che affonda le radici della sua simbologia nella notte dei tempi ed è presente in molte culture, a ogni latitudine, oggi dell’uovo pasquale conosciamo soprattutto la versione più commerciale: di cioccolato, a sua volta contenitore di sorprese, avvolto in una crocchiante carta colorata.

E se per i bimbi la sorpresa è al suo interno, finita la festa la (brutta) sorpresa rischia di essere tutta nella quantità di scarto di quell’attraente packaging che ci ha invogliato all’acquisto: non solo la carta della confezione, ma anche il “bicchiere” di plastica che sostiene l’uovo, e il contenitore della sorpresa stessa. Tutti scarti destinati ad aumentare la già cospicua mole di rifiuti che produciamo quotidianamente.
Avere di tutto ciò una maggiore consapevolezza, potrebbe non solo renderci più responsabili nello smaltimento di tali rifiuti, ma anche aiutarci a diventare più creativi utilizzando in maniera alternativa e talvolta insospettabile questi materiali di scarto.

La questione potrebbe parere oziosa, ma non lo è. In Inghilterra, dove il problema è sentito e sono state lanciate campagne di sensibilizzazione e iniziative ecologiche, è stato valutato – con una stima che risale a qualche anno fa – che vengano prodotte tremila tonnellate di rifiuti a causa delle uova di Pasqua. Numeri che non sembrano esagerati se solo si pensa che ogni famiglia acquista almeno un uovo, quando non più d’uno laddove il pranzo pasquale sia allietato dalla presenza di più bambini, ognuno desideroso di aprire il suo uovo e ottenere la relativa sorpresa.
Insomma da simbolo di rinascita, il nostro comportamento di consumatori – come per molti altri prodotti – rischia di trasformare l’uovo di Pasqua in rifiuto da smaltire e veicolo di inquinamento per l’ambiente.

Ma veniamo allo specifico dell’imballaggio tipico delle uova pasquali. La carta della confezione – che impropriamente è definita carta – può essere di vari materiali. Quella più comune è in poliaccoppiato: è fatta cioè di plastica e alluminio insieme. Altre uova hanno confezioni interamente in alluminio, altre ancora sono in tessuto non tessuto. E a seconda del materiale, le modalità conferimento nei rifiuti sono differenti e possono variare da Comune a Comune. Se l’alluminio potrà essere riciclato come tale, e la confezione in tessuto non tessuto non è riciclabile e va gettata nel rifiuto indifferenziato, dove conferire il poliaccoppiato, in quanto materiale misto?

Ecco allora che sin dallo smaltimento in famiglia, la questione rischia di farsi complicata e poco praticabile.

Quali soluzioni allora? La prima e più evidente potrebbe essere quella di utilizzare confezioni ecosostenibili, interamente e facilmente riusabili o riciclabili, come alcune ditte si sono attrezzate a fare. Ad es. Altromercato  che già da qualche anno vende uova di Pasqua prodotte con ingredienti e materiali del mercato equo e solidale e le confeziona con carta seta fabbricata a mano da donne del Bangladesh, sostenendo così anche il commercio di paesi lontani.

Ma molti sono in Rete anche i consigli per un riciclo casalingo, che possono essere realizzati anche con i bambini, per fare seguire alla festa e al divertimento la sensibilizzazione verso i temi ambientali e stimolare nei più piccoli l’assunzione di responsabilità verso il consumo e le sue conseguenze.

E visto che la carta è colorata e resistente, ben si presta a essere reimpiegata in oggetti per la casa o in giochi fai da te. Ecco allora qualche idea…
La carta variopinta e specchiata insieme della confezione può essere l’ideale per fabbricare un aquilone o dei festoni per una festa di compleanno. Ma può diventare anche un colorato segnalibro o ricoprirli i libri, quelli scolastici, perché non si rovinino. In casa la si può utilizzare per foderare i cassetti, o nell’orto per fare da spaventapasseri dopo la semina. Riguardo al bicchiere di plastica che sostiene l’uovo può diventare un portacandele o – ricoperto di tela – un supporto per sostenere gli orecchini quando non si utilizzano. L’uovo di plastica che contiene la sorpresa invece – quando c’è – può essere riutilizzato per conservare la pasta da modellare, per farne delle maracas o per contenere delle piantine.

Sono solo alcuni dei suggerimenti trovati, quelli che ci hanno incuriosito di più, ma il messaggio è chiaro: non rinunciamo a una bella e antica tradizione, ma acquistiamo e regaliamo le uova di cioccolato in modo consapevole e informato perché l’uovo rimanga – come è sin dalle radici archetipiche del mito – simbolo di vita e di rinascita.

E allora a tutti Buona Post-Pasqua, con alcuni consigli per un riciclo creativo…

 

 

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