U-MANItà digitale in divenire: dati, cultura e tecnologia per un futuro migliore. Manifesto del blog #6MEMES 2021. Di Natalia Robusti.

“Ora io vedo il segreto per la creazione delle persone migliori.”

Walt Whitman

 

Iniziamo quest’anno pieno di incognite facendo nostra la speranza che ciascuno coltiva nel profondo nonostante tutto: che questa tragedia porti con sé – magari nel tempo e in qualche imprevedibile modo – non solo profezie di sventura, ma anche l’orizzonte di un miglioramento possibile nella nostra vita come in quella del mondo.

Ma questo avverrà – ormai è evidente – solo e soltanto se sapremo immaginare prima e costruire poi, con le nostre stesse mani, un’ipotesi di futuro condivisa, capace di farci uscire, insieme, dal trauma di questa interminabile e quasi fatale traversata, in maniera attiva e non passiva, operando anziché subendo, avanzando anziché arretrando.

E se oggi – e nei mesi scorsi – abbiamo e avremo l’opportunità di farlo, molto è (e sarà) possibile proprio grazie alla tecnologia digitale, che ci ha aiutato a unirci anziché soltanto a distanziarci.

L’innovazione tecnologica ci ha infatti permesso di tenere comunque vicine le persone grazie alle video-chiamate ai propri cari altrimenti irraggiungibili, ci ha consentito di mantenere il filo tra i lavoratori e le loro aziende grazie al remote working e a tutti i device possibili, ha offerto opportunità di business ai commercianti e ai loro clienti grazie agli ordinativi online fatti magari via Facebook e WhatsApp e ha aiutato le scuole a far restare comunque in contatto tra loro gli insegnanti e gli studenti, seppure attraverso mille difficoltà e carenze.

Una cosa importante da sottolineare, in proposito, è che la tecnologia necessaria a consentire tutto ciò esisteva anche prima, anzi, molto prima della pandemia, come è stato reso evidente dal fatto che siamo riusciti a compiere tutte queste interazioni nonostante la repentinità della crisi e la povertà di mezzi e infrastrutture che, ahimè, ancora caratterizza il nostro paese e non solo.

Ma quella che vediamo e usiamo tutti i giorni è solo la punta dell’iceberg, come si dice.

Il grosso di questo “tesoro” di possibilità è infatti a tutt’oggi massicciamente inutilizzato. Penso all’uso ancora impreciso e non aperto dei dati, o alla realtà aumentata, quasi del tutto ignorata e che avrebbe potuto consolare un po’ i nostri ragazzi durante le lezioni, o all’automatizzazione di tanti processi ridondanti per gestire ad esempio le prenotazioni a distanza, ma anche i flussi di persone sui mezzi di trasporto.

E così via…

Gli esempi potrebbero essere tantissimi, e riguardano sia il pubblico e le PA che il privato, dai colossi alle PMI, in un’ottica di servizi che potrebbero essere sempre più specializzati, sempre più capaci, in potenza, di migliorare la qualità della nostra vita e, in ultima istanza, di rendere il mondo un posto migliore, sempre che impariamo a utilizzare tali innovazioni in maniera etica, sostenibile ed equa.

Dove manca l’umanità, la tecnica è prigioniera di se stessa…

Cosa è mancato, dunque, negli anni passati, in questo non utilizzo di mezzi e opportunità resi oggi all’improvviso “visibili” all’opinione pubblica e ai media solo (purtroppo) a causa di questa tragedia di portata planetaria?

È mancato l’Uomo, direi, nella sua parte non solo più competente, ma anche creativa, e non solo intellettuale, ma anche operosa.

Sono infatti tutto sommato poche le persone e le organizzazioni che hanno attinto a piene mani dalle sterminate possibilità che il digitale aveva ed ha a disposizione, anche per essere meno freddo e automatico, o ridondante e inefficiente.

Negli anni (decenni) scorsi abbiamo infatti utilizzato tali tecnologie – su larga scala, intendo – solo per usi superficiali e spesso addirittura dannosi: penso all’utilizzo improprio e perfino dopato dei social.

Non abbiamo condiviso a sufficienza tali competenze con i nostri giovani, lasciandogli in mano 24 ore al giorno il cellulare, ma guardandoci bene dall’insegnare loro come utilizzare il codice, il digitale e gli stessi PC in maniera propositiva e creativa.

Abbiamo letteralmente regalato a piene mani i nostri dati – tutti, e a costo zero – a organizzazioni che hanno perseguito (lecitamente) i propri obiettivi, evitando però di utilizzarli a sufficienza in maniera pubblica e trasparente per migliorare la qualità della nostra sanità, ad esempio. O della nostra scuola, o dei trasporti, o dell’ambiente… Di tutto ciò, insomma, che oggi ci presenta il conto.

Eppure – EPPURE, aggiungo, e vorrei una super maiuscola – eppure oggi la luce di un cambiamento radicale di prospettiva, anzi, di paradigma, si intravede.

Oggi la luce di un cambiamento radicale di prospettiva, anzi, di paradigma, si intravede. Condividi il Tweet

Si chiama vaccino anti-Covid, ma si legge collaborazione di tutto il mondo a tutti i livelli per trovare insieme una soluzione alla pandemia, seppure con strade diverse. Questo, grazie non solo alle ultime tecnologie emergenti, ma anche alla dedizione e al sacrificio di tante persone che – attraverso l’uso eccezionale di mezzi e la condivisione (con alcune, note eccezioni) di informazioni e competenze – hanno trovato una soluzione innovativa alla più antica delle tragedie umane: le pandemie.

E visto questo risultato, solo pochi mesi fa davvero inimmaginabile, non abbiamo più molti alibi da giocarci. Se vogliamo utilizzare questo eccezionale risultato come una metafora percorribile per la nostra evoluzione, allora il futuro, appunto, è nelle nostre MANI, e quello che si intuisce all’orizzonte è un vero e proprio clinamen*, ovvero un punto di non ritorno.

Accelerata della pandemia, la curva della svolta di prospettiva è già ampiamente visibile, anche se il tragitto è in salita: la necessità, imperativa, è quella di trovare un modo nuovo, sostenibile e responsivo, con cui l’Uomo dovrà interagire attraverso la tecnologia per ridurre la complessità che ha contribuito a generare.

Quest’uomo – anzi, questi uomini e donne – dovranno essere MIGLIORI: più consapevoli, etici, collaborativi e competenti.

In tutto questo, il ruolo della condivisione di modelli, idee, invenzioni e informazioni è cruciale. Quello che occorre, in sintesi, si chiama Cultura, ed è non solo figlia dell’Uomo, ma anche sorella maggiore della tecnologia.

Umanità digitale: nuovi paradigmi culturali e tecnici per un futuro migliore

L’opportunità che ora questo clinamen si traduca in un reale salto evolutivo non solo esiste, ma è davvero concretizzabile per la prima volta nella nostra storia grazie all’adozione pluri-sistemica di un codice comune, tecnico e trascendente insieme, universale e personalizzabile, dislocabile e differibile nel tempo e nello spazio: il linguaggio digitale, utilizzato, in questi mesi, in modo contingente e intensivo.

Ed è qui, in questo specifico intervallo, che vogliamo contribuire anche noi di #6MEMES, avendo alla nostra base fondante due pilastri, quello culturale e quello dei DATI, la cui analisi, interpretazione e trasformazione in informazioni di valore, ricordiamolo, è il nodo fondante di Maps Group, che ha dato vita diversi anni fa al progetto del blog.

Per governare la transizione in corso, infatti, messa in moto in questi ultimi mesi in maniera imprevedibilmente rapida e dirompente, occorrerà che le persone – molte persone – si facciano carico di questo salto culturale con cura e devozione, lavoro ed etica, fiducia e lungimiranza.

Per governare la transizione in corso occorrerà che le persone si facciano carico di questo salto culturale con cura e devozione, lavoro ed etica, fiducia e lungimiranza. Condividi il Tweet

Che diventino, in sintesi, migliori – più consapevoli, ma anche generosi nel condividere le proprie competenze, più rispettosi della necessità di cura del nostro pianeta, ma anche inclusivi verso chi è diverso o resta indietro – e soprattutto dedicati a condurre con sé passo dopo passo chi ancora non comprende la portata dei rischi e delle opportunità che ci aspettano lungo il cammino.

Per questo, non solo credo che occorra ripartire “dalla definizione di “digitale” per contribuire a raggiungere un obiettivo molto ambizioso: che nessuno si senta escluso da una rivoluzione che ha radici talmente profonde nella storia dell’umanità da poterne rintracciare le origini nella preistoria” ***, ma sono convinta che servano soprattutto dei modelli, degli esempi da seguire, delle strade tracciate non utopiche, ma possibili da percorrere.

L’orizzonte che cercheremo di dare al blog 2021, in sintesi, è dunque questo: tornare all’Uomo dal punto di vista dei fatti che seguono alle promesse, delle mete che seguono all’immaginazione, dei dati che diventano valore toccabile con mano.

Vorremmo insomma che nelle parole di #6MEMES si trovassero le tracce di una nuova umanità digitale che, attraverso la tecnica, riscopra la sua vera natura, perduta in questi decenni di corse frenetiche, decisioni improvvide e predatorie nei confronti del pianete a del futuro, di noi tutti e dei nostri figli.

Perché niente, più delle parola, può migliorare il mondo… Del resto, all’inizio fu il Verbo :-)

Buona lettura e buon anno!


Note e Fonti

* Si chiama clinamen fortuito qualunque accadimento che renda inevitabile il verificarsi di un evento, costituendo l’unica causa efficiente di esso. Non ha valore concreto la distinzione tra c. fortuito e forza maggiore; allo stesso modo è da negare una costante coincidenza tra c. fortuito e impossibilità sopravvenuta della prestazione per causa non imputabile.”

**Mostra U-MANO – Fondazione Golinelli

***Alessandro Bogliolo, DIGITAL HUMANS. Professore ordinario di Sistemi per l’elaborazione dell’informazione e delegato del Rettore alla divulgazione scientifica e al public engagement. E’ coordinatore di Europe Code Week e membro del Governing board della Digital skills and jobs coalition.


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