Scrittura digitale e Big Data: siamo “apocalittici” o “integrati”?

Figlia prediletta del linguaggio, a metà strada tra l’arte e la tecnica, la scrittura è una forma esemplare di tecnologia della comunicazione che, sedimentata nei millenni della civiltà umana, continua a mutare incessantemente, attraversando di quando in quando svolte epocali che trascinano altrettanto epocali mutamenti culturali.

Eppure ogni cambiamento che la riguarda e coinvolge le forme del testo è da sempre vissuto con sospetto, spesso proprio dai quei “tecnici” che sono deputati al suo utilizzo e alla sua sorveglianza.

Le stimmate della perdita dello status di “civiltà” e lo spettro del precipitare l’umanità nella barbarie perseguitano del resto ogni innovazione in ambito comunicativo, spostando l’orizzonte del dibattito sempre più avanti, in ragione delle evoluzioni culturali e tecniche raggiunte.

Ripudiata perfino da Platone che ne predicò la natura corrotta rispetto alla tradizione orale del linguaggio, non solo la fama della scrittura ha così vissuto fortune alterne, ma ha anche subito – a volte avviato – sostanziali mutazioni in seguito a ogni innovazione tecnologica, proprio per l’intima connessione tra mezzo e messaggio, forma e contenuto.

A partire ad esempio dal passaggio non indolore tra la scrittura a mano e la stampa, colpevole a suo tempo di diffondere al “volgo” le informazioni,  alla vera e propria “lotta” di posizione tra editoria online e offline, scandita a suon di numeri, fino alle attuali polemiche nei confronti delle forme di scrittura e comunicazione insite nel web e nei social. Il tutto aprendo spesso scissioni culturali e fomentando divisioni pseudo-ideologiche.

A questo proposito, a pochi giorni dalla scomparsa di un protagonista indiscusso del dibattito culturale italiano, Umberto Eco, riprendiamo una sua celebre categorizzazione degli opposti atteggiamenti intellettuali di fronte alla comunicazione di massa, così come li definì già nel 1964, in un celebre saggio che diede di fatto l’avvio allo studio semiotico di tale fenomeno in Italia (e non solo): “Apocalittici e integrati”, due termini che indentificano la propensione o meno ad accogliere le aperture popolari della cultura.

In questo dibattito rientra a buon titolo il tema su cui intendiamo focalizzare la nostra attenzione: quello della scrittura e delle recenti innovazioni tecnologiche, che modificano le pratiche di condivisione della conoscenza “da dentro”, ovvero a partire dai nuclei più intimi del flusso della scrittura.

E qui giungiamo alla prima chiusura del “cerchio” aperto in questo articolo. Sono finiti i tempi della tradizione epistolare, quelli in cui una lettera scritta chissà dove, da chissà chi, poteva raggiungere il suo destinatario – proprio come fanno le stelle e le sue luci – solo dopo aver viaggiato e viaggiato.
Oggi il real time e i sistemi semi-automatizzati di distribuzione e di selezione dei contenuti consentono
a uno scrittore – così come a un lettore – di comunicare in diretta, seppure a distanza, attraverso forme artistiche e letterarie rigorosamente scritte.

Il tema si intreccia allora con il nodo cruciale del rapporto che lega l’editoria, il digitale e i Big Data, e apre numerosi fronti di riflessione cui ci dedicheremo con specifici articoli successivi.
Riprendiamo in proposito un‘affermazione puntuale di Peter Brantley, direttore delle Digital Library Applications alla New York Public Library:
“Una delle cose che mi interessa di più ora sono i big data applicati alla letteratura” (…) “Più leggiamo su dispositivi digitali, più produciamo dati su quel che leggiamo, come lo leggiamo, quando e in quanto tempo. (…) E allora mi chiedo se, intrepretandole, potremmo iniziare a raccontare storie diverse da quelle scritte fino ad oggi”.

La digitalizzazione delle opere, infatti – così come la loro raccolta, distribuzione e utilizzo online – incide nell’orizzonte della “scrittura” in maniera sostanziale, a partire dall’atto creativo in sé.
I vari strumenti disponibili  – per lo più free – e le loro pratiche di utilizzo  – ormai condivise – influenzano infatti da tempo l’attività e l’esercizio della scrittura – e dunque la lettura – in praticamente tutto il loro raggio d’azione:

  • l’ispirazione: molto spesso idee, spunti e topic nascono direttamente online, da qualcosa che si è visto o letto in formato digitale;
  • la produzione: qualunque scrittore utilizza ormai una miriade di piattaforme, programmi e tool che consentono non solo un’attività di correzione e messa a punto continua, ma anche la generazione di un numero pressoché infinito di varianti;
  • la distribuzione: come vedremo nei prossimi articoli, i canali digitali e online di diffusione sono innumerevoli, e consentono allo scrittore una possibilità di scelta di canali di distribuzione mai vista prima;
  • la lettura: la selezione e scelta di un testo (e relativo dispositivo di lettura) va oggi ben oltre le possibilità di proposta di qualsiasi biblioteca o libreria “reale”, anche la più fornita. Non solo: la scelta stessa di un titolo può essere suggerita a priori dalla piattaforma stessa, grazie ad appositi strumenti di profilazione e trattamento dei dati dell’utente.

Nei prossimi articoli orienteremo le nostre riflessioni sul nord e il sud del testo scritto: l’autore e il lettore, ovvero i due attori protagonisti di quel processo sofisticato, misterioso e complesso che è la scrittura, osservandoli interagire tra di loro in base alle novità tecnologiche in essere e quelle futuribili.
Cercheremo di capire pro e contro di questa nuova relazione e di queste innovative modalità di fruizione, e di decidere, tra noi, in quanti siamo apocalittici e in quanti siamo integrati. E quanti riescono a far convivere entrambe le istanze.
… Leggete con noi! :-)

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