Salute e Innovazione digitale: “il cittadino al centro” non solo come un modo di dire, ma di fare. Di Mauro Di Maulo.

Negli articoli precedenti abbiamo parlato di innovazione e sanità innanzitutto a livello generale, commentando quelli che sono gli evidenti benefici di una auspicata migliore interoperabilità tra i vari soggetti (umani e tecnologici) di questo settore, in particolar modo nelle più recenti declinazioni digitali.

Abbiamo poi sfatato il mito che lega solitamente i processi di innovazione e cambiamento in questo campo ai conseguenti esuberi di spesa, dimostrando da un lato il contrario e puntando dall’altro l’attenzione su come siano cruciali in questo senso una maggior consapevolezza dei relativi processi culturali e comunicativi, anche dal punto di vista strategico e operativo.

C’è ora un punto cruciale che vorrei affrontare, e riguarda il come gestire quelle che sicuramente saranno le sfide future della nostra società in materia di sanità. Sempre in riferimento alla Ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità “Connected care: il cittadino al centro dell’esperienza digitale” (Maggio 2019), abbiamo già visto come l’aumento dell’età media e l’assenza prossima di personale medico saranno possibili punti di crisi.

Il modello Connected Care punta a creare una serie di relazioni bidirezionali tra il paziente, la sua salute e tutti i soggetti deputati ad aiutarlo nel suo percorso di benessere e cura. Condividi il Tweet

Nello stesso tempo, abbiamo anticipato una “chiave di volta” possibile che è innanzitutto culturale, e – subito dopo –  concreta e tangibile nei suoi riverberi positivi sia in termini di efficienza che di miglior impiego delle risorse umane, economiche e tecnologiche. Vediamo insieme come.

È di tutta evidenza che il modello Connected Care punta a creare una serie di relazioni bidirezionali tra il paziente, la sua salute e tutti i soggetti deputati ad aiutarlo nel suo percorso di benessere e cura.

Utilizzando questa immagine seguente (che riportiamo dalla ricerca) possiamo già comprender come questo modello, in un cui il cittadino non è più un soggetto passivo, ma piuttosto è partecipe all’interno del processo di tutela della propria salute, non solo fa leva su alcuni momenti e contingenze cruciali in tema di salute, ma mette al centro delle relazioni i DATI e le INFORMAZIONI disponibili.

 

Il risultato è un’azione innanzitutto di coinvolgimento sia del cittadino che degli enti, (interoperabilità Uomo-Uomo) nonché di messa in comune di dati, monitoraggi, previsioni e percorsi individuali quali ad esempio la prenotazione di visite, la temporizzazione dei ricoveri etc. (Uomo-Macchina e Macchina-Macchina).

Questa nuova e davvero auspicabile pratica comporta una serie di immediati vantaggi:

  • innanzitutto una razionalizzazione dell’impiego delle risorse, come abbiamo visto;
  • in secondo luogo (ma non per importanza) una diminuzione del margine di errore organizzativo (non solo), sia a livello di enti che di singoli operatori;
  • infine la possibilità di gestire il tema della Salute anche in termini predittivi, e non soltanto emergenziali, grazie all’uso statistico dei dati e dei modelli resi disponibili dai vari monitoraggi.

Ne consegue che, a livello culturale, al cittadino viene chiesta una maggiore partecipazione e pro-attività nella “gestione” della propria salute – ad esempio migliorando il proprio stile di vita – mentre agli operatori viene garantita una miglior funzionalità della macchina organizzativa.

Inoltre – cosa da non sottovalutare – tutto il processo di cura viene digitalizzato e quindi condiviso. E’ chiaro che questo si riverbera in una possibilità di monitoraggio e programmazione che rende il sistema più efficiente.

E che i cittadini sarebbero, non da oggi, interessati a questo processo, lo illustra lo stesso report che ci racconta come, già in epoca pre-Covid:

  • Il 25% dei cittadini che hanno utilizzato app di coaching ha comunicato i dati raccolti al proprio medico.
  • Il 30% dei cittadini sani sarebbe molto interessato ad interagire con un coach virtuale che fornisce in modo pro-attivo consigli su come migliorare lo stile di vita in base a parametri monitorati.
  • Il 15% dei cittadini sani sarebbe interessato a una polizza sanitaria con App e/o wearable integrati che premi, attraverso una gratificazione finanziaria, chi riesce a migliorare il proprio stile di vita.

Tutti dati, questi, che fanno intravedere un’evoluzione culturale “messa” già in moto e di cui la nostra classe dirigente sta (forse) iniziando a prendere atto anche a causa, purtroppo, della pandemia che ci ha travolto…

Il cittadino al centro: non solo un modo di dire,

ma piuttosto di fare

 

Per passare dalle parole ai fatti, prima di congedarci, vorrei riprendere alcuni concetti.

Come già illustrato in questo articolo di Natalia Robusti, ad esempio, è ormai noto a tutti che il cosiddetto Stile di Vita ha un impatto molto rilevante sullo stato di salute non solo di ciascuno di noi, ma anche del “sistema” in cui viviamo.

A questo insieme di fattori così cruciale e composito (fatto di abitudini alimentari e sportive, fattori ambientali, culturali etc.), potremmo già aggiungere una voce, ovvero una personale attitudine al “digitale” anche in questo ambito.

È proprio questo salto culturale da parte del cittadino nel farsi parte attiva in questo percorso ciò di cui avremmo maggior bisogno adesso, così da aumentarne la domanda e “spingere” le istituzioni (sia pubbliche che private) verso un’innovazione compiuta.

Concretamente, il cosiddetto “Connected Care” può aiutarci anche nella nostra vita di pazienti di tutti i giorni, ad esempio tenendo conto in maniera molto più accurata della nostra anamnesi (penso al fascicolo sanitario elettronico), cosa che ciascuno di noi magari non è in grado di fare in maniera sistematica: chi non ricorda come, una volta uscito dal medico, all’improvviso siano venuti in mente nuovi sintomi o domande da fare?

Il salto culturale da parte del cittadino nel farsi parte attiva del proprio benessere anche dal punto di vista digitale è ciò di cui avremmo maggior bisogno adesso, così aumentarne la domanda e “spingere” le istituzioni. Condividi il Tweet

Oppure può operare in termini diagnostici e predittivi: grazie a un miglior uso dei nostri dati clinici e sanitari e l’ausilio di appositi device, potremmo accorgerci in anticipo che qualcosa non sta andando per il verso giusto. Mi riferisco ad esempio al monitoraggio continuativo dell’attività cardiaca, solo per citare un caso…

E ancora: l’organizzazione standardizzata e temporizzata di follow-up più pertinenti rispetto alle nostre patologie croniche potrebbe essere in grado addirittura di prevenire una serie di urgenze, piuttosto che rischiare ricoveri in emergenza.

Ecco dunque che un migliore rapporto tra noi (Uomo) e la Macchina (ovvero il digitale e i suoi dispositivi) si potrebbe rivelare davvero quell’ago della bilancia in grado di porre rimedio ai trend negativi che – al di là della pandemia – vediamo in ogni modo all’orizzonte nel sistema complessivo della sanità, tra invecchiamento della popolazione, aumento delle patologie e scarsità delle risorse.

Tutti fattori, dati alla mano, che ben varrebbero lo sforzo iniziale di investire in un miglioramento – tecnico e culturale – delle nostre “architetture digitali sanitarie”.

Prima di salutarci e darci appuntamento al prossimo White Paper (che racchiuderà tutti gli articoli di questa mia rubrica 6MEMES 2020) vi lascio con un breve accenno a quanto io e il mio gruppo, in questo ambito, stiamo facendo da alcuni anni.

Si chiama Patient Journey ed è una soluzione digitale che mette in comunicazione tra loro i Pazienti e le Strutture durante tutto il percorso di accoglienza e cura, cosi da

“ Capire i bisogni di pazienti e le esigenze delle strutture” e “Fare in modo che le persone diventino protagoniste della relazione con la sanità per muoversi sempre meglio nei suoi servizi.”

Chi volesse può visitare il sito e farsi un’idea “amichevole” di come la Macchina, già oggi, è in grado di prendersi cura di noi.

Alla prossima,

Mauro Di Maulo.

 


CREDITS IMMAGINI (rielaborate)

ID Immagine 1: 65128006. Diritto d'autore: Kheng Ho Toh.
ID Immagine 2: 35336005. Diritto d'autore: Nikki Zalewski
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Mauro Di Maulo
Business Solutions Development Director and Board Member Artexe S.p.A. Collegati su Linkedin

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