Stili di vita DOP e resilienza anche in caso di eventi drammatici: meglio un monitoraggio oggi che una cura domani. A patto che…

Inizio l’articolo con un preambolo: chi mi segue sa che da qualche anno mi occupo (in maniera personale e dunque arbitraria :-) del legame esistente tra noi umani e il nostro benessere in termini di salute, ma non solo. Lo faccio da un punto di vista generale, seguendo spunti e suggestioni di tipo culturale e sociale, alla ricerca di un punto di incontro tra:

  • ciò che le nostre società, nel tempo, riconoscono come dati consolidati in tema di salute e benessere;
  • ciò che l’innovazione e l’evoluzione – tecnologica in prima istanza, ma culturale subito dopo – promettono e (a volte) mantengono.

Seguo dunque con particolare attenzione i topic su questi temi che incontro nel mio serendipitare.
E anche se in questi ultimi giorni si parla molto di stili di vita e buone pratiche finalizzate per lo più a recuperare la forma migliore per indossare il costume :) mi sono imbattuta in ben altri temi, senza nulla togliere alle istanze estetiche cui ciascuno di noi (inutile negarlo) pone la giusta attenzione.

Non si tratta di argomenti leggeri e tantomeno estivi: siete avvisati!!!

Il primo imput alle mie riflessioni è venuto da un tema ben preciso trattato a livello nazionale: quello dello stile di vita in relazione alla salute (e, più in generale, al benessere) promosso in una recentissima tre giorni appositamente dedicata che si è tenuta dall’8 al 10 luglio di quest’anno e che ha coinvolto le principali istituzioni, enti e associazioni del nostro paese.

Il secondo topic che si è innestato nella mia ricognizione riguarda un progetto globale chiamato Project Baseline e la relativa selezione lanciata già nel 2017 per “mappare” la nostra salute:

“Si tratta di un ambizioso progetto di ricerca basato sulla raccolta e l’analisi dei dati clinici di circa 10 mila persone che verranno costantemente monitorate nel corso di almeno quattro anni.

L’obiettivo è quello di elaborare una mappa della salute umana attraverso la creazione di una piattaforma di dati in grado di spiegare la transizione dalla salute alla malattia e identificare ulteriori fattori di rischio delle patologie più diffuse.”

Il terzo è invece relativo ad alcuni monitoraggi locali che sono stati effettuati negli scorsi anni su alcune aree del nostro paese colpite da un sisma, ovvero l’Emilia Romagna che, tra l’altro, vanta il record europeo dei certificazioni DOP e IGP di prodotti agroalimentari e l’Abruzzo, territorio altrettanto celebre in tutto il mondo per il suo patrimonio culturale e naturalistico.

Si tratta di monitoraggi che raccolgono dati e informazioni molto interessanti sia per il focus specifico con cui trattano il tema della salute che per il fatto di riguardare porzioni di territori accomunate da un evento calamitoso, e quindi contingente. Il tutto a dimostrazione esemplare del legame indissolubile che esiste tra noi umani, il nostro benessere  e quello del territorio in cui viviamo.

Il legame esistente tra noi umani e il nostro benessere in termini di salute, ma non solo, è legato allo stato del territorio in cui viviamo, che ne siamo o meno consapevoli. Condividi il Tweet

L’ultimo spunto l’ho infine raccolto nell’articolo di un autore che seguo con grande interesse a partire dalla lettura del suo libro “Le Macchine Sapenti” che consiglio caldamente.
Si tratta del professor Paolo Benanti, che ci racconta come Facebook stia interpretando i dati sanitari – delle aree geografiche in cui il suo Social è attivo – sia a livello locale che g-locale e infine planetario.

Questi argomenti si sono così saldati, nella mia mente, in un filo articolato di pensieri che vorrei qui dispiegare e condividere.

Anche alla luce dell’interesse mostrato dai due colossi relativamente alla mappatura della nostra salute non solo in quanto individui, ma in quanto parte di veri e propri ecosistemi, in questo primo articolo voglio innanzitutto portare alla luce alcuni degli intenti e degli esiti dei monitoraggi degli effetti post-sisma sulla salute delle popolazioni colpite da tali tragedie, in collegamento alle evidenze che gli “stili di vita” dimostrano di avere rispetto alla salute.

Subito dopo, nell’articolo che uscirà dopo l’estate, mi concentrerò invece sul progetto Baseline (e altre amenità) e infine, in autunno, sulle attività di Google e le “mappe” di Facebook, seguendo prima lo spunto del professor Benanti e chiudendo infine il cerchio dei miei pensieri (a tratti spigolosi, in verità) a proposito del rapporto tra la qualità della nostra vita, quella dell’ambiente in cui viviamo e l’impatto delle nuove tecnologie in questo ambito.

Primo: misura e conta

I monitoraggi sugli effetti post-sisma – che hanno “mappato” gli abitanti di questi territori così duramente colpiti  sono a modo loro commoventi, se penso a quanto spesso bistrattiamo le nostre istituzioni.
Si tratta infatti – come ho anticipato – di una serie di indagini sul tema della salute condotte, in tempi diversi, sulle vittime di alcuni dei più recenti sisma italiani.

Lo hanno fatto non solo dal punto di vista sanitario, ma hanno azzardato un passo in più analizzando l’impatto del trauma dal punto di vista psicologico e soprattutto comportamentale non solo rispetto allo shock vissuto nell’immediato, ma anche riguardo la capacità (del singolo e della collettività) di continuare a prendersi cura di sé e della propria salute dopo tale violenta rottura della routine.

Lo hanno fatto monitorando, ad esempio, non solo l’insorgenza di malattie con-causate dal sisma, ma anche quelle attività di prevenzione e adozione di positivi stili di vita che potrebbero invece benissimo – nell’immanenza della tragedia – essere stati facilmente spazzati via, sia per motivi esterni e contingenti (chiusura di strutture mediche, servizi e presidi sanitari etc), ma anche interni e individuali, che possiamo definire, in maniera generica, “psicologici”.

Perché  –  è ben ricordarlo – un terremoto, come ogni evento traumatico esterno che impatta all’improvviso in un territorio – non risparmia nulla, e rischia di rompere, più di tutto, i legami, ovvero ciò che tiene insieme gli uni con gli altri.

Un terremoto, come ogni evento traumatico all'interno di un territorio, non risparmia nulla, e rischia di rompere, più di tutto, i legami, ovvero ciò che tiene insieme gli uni con gli altri. Condividi il Tweet

Quella che è stata ricercata nel monitoraggio, dunque, è stata una “misura” che tenesse conto non solo dello stato di salute fisica degli abitanti della zona colpita,  ma anche del loro stato emotivo, soggettivo e personale.

Queste, per fare un esempio, sono state alcune delle considerazioni finali dell’indagine ESTE condotta su circa 2000 persone residenti in nei 21 comuni delle province di Modena e Reggio Emilia colpiti dal sisma, valutandone gli esiti su “stato di salute, stili di vita e ricorso ai servizi di prevenzione territoriali.”

Confesso che ho provato sollievo, quando ho letto:

“ESTE ci ha fornito il quadro di una popolazione resiliente che non ha riferito evidenti cambiamenti nello stato complessivo di salute percepito.”

Allo stesso tempo però:

“tre anni dopo l’evento una persona su due riferiva ancora un pensiero intrusivo, cioè ricordava gli eventi anche quando non voleva o li ricordava a partire da altre situazioni. Questo a testimonianza che il sisma sia stato un evento pervasivo nella storia e nei vissuti di molti cittadini, rappresentando uno spartiacque tra la vita prima e dopo il terremoto”.

Gli stili di vita positivi per la salute, comunque, hanno resistito, e:

“L’utilizzo dei servizi preventivi mostra una buona tenuta, in particolare la diagnosi precoce dei tumori non ha subito forti cambiamenti, e non si è osservata nei comuni modenesi del cratere la riduzione della copertura della vaccinazione antinfluenzale nelle persone con patologie croniche che si è osservata a livello regionale.”

Inutile negarlo: quando ho finito di leggere i dati del monitoraggio ho provato una certa gratitudine, soprattutto per gli intenti mostrati nello sguardo del valutatore che ha mappato così un’intera popolazione: misurare le chance di resistenza e sopravvivenza (resilienza, appunto), di un popolo e della sua terra vuol dire puntare sul futuro. Alla faccia del sisma e della sua magnitudine!

Secondo: conta e misura!

Leggendo questi dati sull’Emilia Romagna – memore della tragedia dell’Abruzzo – mi sono messa alla ricerca di equivalenti da confrontare. Approfondendo il tema, ho scoperto che non era la prima volta che si effettuavano ricerche simili. Come infatti cita il report Prima e dopo il sisma dell’Aquila:

“Dalla revisione della letteratura effettuata da Ripoll e colleghi sugli effetti a medio-lungo termine del terremoto risulta che il primo esempio di sorveglianza epidemiologica post-terremoto in Italia sia stato realizzato a seguito del terremoto dell’Irpinia del novembre 1980.”

Da ulteriori ricerche in rete ho dunque trovato altra documentazione riguardanti il sisma che tutti conosciamo come de L’Aquila, anche se ha riguardato l’Abruzzo più in generale. Anche in questo caso il risultato del monitoraggio è confortante, almeno in parte.

Tuttavia:

“I risultati dello studio CoMeTeS hanno confermato che i disturbi mentali, come quelli da stress post-traumatico e quelli depressivi, sono risultati più frequenti rispetto a quanto atteso.”

Non a caso, l’edizione emiliana del medesimo questionario ha tenuto conto di questo focus specifico, tanto da basarsi:

“su un’evoluzione del questionario CoMeTeS, grazie all’esperienza maturata dal precedente studio aquilano, approfondendo alcuni aspetti come quelli psicologici (ansia e pensiero intrusivo), disagi, danni e perdite causati dal sisma (abitativi e lavorativi, immediati o persistenti, emigrazione, rottura di legami affettivi), aggiungendo nuove tematiche come il supporto sociale attivo e passivo (proxy della resilienza) e il gioco d’azzardo.”

La mia ricerca in rete sugli effetti del sisma si è fermata qui. (Per quanto riguarda gli esiti del terremoropiù recente, quello del centro Italia, rimando al libro “Il disastro e l’interruzione degli stili di vita. Salute alimentare nel dopo terremoto del centro Italia”).

Ma il fatto che i monitoraggi post-sisma di Emilia Romagna e Abruzzo siano stati messi in relazione tra loro, così da evolvere in maniera sincrona e strategica, mi ha fatto venire in mente un articolo di Mauro Di Maulo, che ci ha parlato di salute e medicina in termini di “cura” e “accompagnamento”, e ho esteso idealmente questo approccio a un’intera comunità.

Il valore stesso della cura, infatti, riguarda non solo il singolo individuo, ma anche quello dell’ecosistema in cui questo nasce, cresce e si muove. Perché una terra, prima di tutto, è composta da chi la abita: sono gli esseri viventi che la popolano a dare una misura del suo valore non solo nell’immediato, ma anche nel tempo. Al di là del dato di partenza, al di là della contingenza, quel che determina il futuro è infatti, come sempre, la prospettiva.

Una terra, prima di tutto, è composta da chi la abita: sono gli esseri viventi che la popolano a dare una misura del suo valore non solo nell'immediato, ma anche nel tempo, ovvero in prospettiva. Condividi il Tweet

E così, anche se non ho approfondito il tema in sé, ne ho fatto – per dirla alla Giulio Destri – un modello di partenza per altri lidi di pensiero che mi hanno, a loro volta, portato a conclusioni impreviste.

Entrambi i monitoraggi, infatti, non hanno tenuto conto solo dei danni e delle conseguenze contingenti, ma si sono avvicinati a un ambito prettamente umano, quello legato alla sua capacità di reagire alle avversità. Si sono quindi cimentati non solo con fattori culturali, ma anche sociali, legati in maniera indissolubile con la “terra” di appartenenza e i suoi valori condivisi.

E qui il mio pensiero si è saldato con le varie attività di raccolta dati e mappatura in corso (anche in ambito sanitario) e soprattutto con l’articolo del professor Benanti, che parla di come alcuni algoritmi  (in specifico di Facebook) si stiano sempre più addentrando nelle aree non soltanto geografiche, ma anche culturali, della condizione dell’uomo in termini di salute e benessere in tutto il pianeta.

E ho fatto subito mie le riflessioni dell’autore, come vedremo nel prossimo post.
Stay tuned.

Natalia Robusti


APPROFONDIMENTI SUI MONITORAGGI POST-SISMA

Terremoto Emilia Romagna

 Indagine ESTE – Esiti di Salute Terremoto Emilia

Terremoto Abruzzo – L’Aquila


CREDITS IMMAGINI

Immagine di copertina (rielaborata)

ID Immagine: 55737670. Diritto d'autore: Aleksandr Elesin
ID Immagine: 79303054. Diritto d'autore: Sean Prior
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