Estate. Quanto pesa l’impronta delle vacanze.

Quando le applicazioni meteo sui telefonini segnaleranno una sola località col bel tempo, là probabilmente accadrà una “tempesta perfetta”: tutti ci concentreremo là e l’usa e getta turistico ancora una volta sarà sul banco degli imputati.
Chissà poi come verranno giudicate le nostre impronte, quando gli occhi dei viaggiatori futuri si poseranno sui nostri modi di intendere la vacanza, di valutare le mete o sui nostri comportamenti nei luoghi che visitiamo. Con le cartoline di viaggio incise nelle memorie di smartphone e iPad e con tonnellate digitali di immagini stoccate nei grandi “serbatoi” cloud, il moderno viaggiare sta costruendo un’imponente testimonianza d’epoca, ben più corposa e variegata della memoria musicale presente nei juke box degli anni sessanta, ove un solo “sapore di sale” sapeva attirare su di sé migliaia di click manovrando le rotelline di selezione dei 45 giri.

E’ evidente che l’incremento dei flussi turistici, assolutamente notevole anche nel corso della perdurante crisi economica, e anche in concomitanza di esodi e flussi di ben altra natura, pone dei non piccoli problemi in ordine alla sostenibilità ambientale dei luoghi, nessuno escluso. Lo sviluppo del traffico aereo low-cost (o la moda delle crociere per altri versi) ha reso del resto accessibili mete che per molti, fino a pochi anni, potevano vivere solo nell’immaginario collettivo. Fortunatamente, l’incremento dei flussi turistici è anche accompagnato da una maturata sensibilità, mutuata dal grande dibattito in corso sull’impronta ecologica rilasciata dalle attività antropiche. Per molti, questa maturazione ha anche significato un passaggio filosofico importante, che ha per così dire modificato il senso stesso del muoversi: non più “vacanza”, ma “viaggio”, con gli innumerevoli registri associati in termini di scambi e relazioni (si pensi ai successi degli itinerari sulle Vie Francigene, ad esempio).

Dal punto di vista ecologico, il turismo resta un processo con molti fattori critici. Condividi il Tweet

Dal punto di vista ecologico, il turismo resta comunque un particolare processo di produzione che coinvolge una moltitudine di fattori critici: accanto alle modalità di trasporto (auto, bicicletta, aereo,…) entrano in gioco specifiche caratteristiche naturali, ambientali (o urbanistiche), entra in gioco la tipologia o l’ampiezza dell’ospitalità (B&B, alberghi, ristoranti,…), emergono le relazioni legate agli eventi (Festival, Sagre, Spettacoli, Circuiti, …), e quelle con la popolazione locale e gli aspetti autoctoni ad essa legati (storia, cultura, lingua, costumi, …).

Oggi le impronte che lasciamo sulla sabbia non sono dunque cancellate dalle maree, ma possono essere attentamente misurate anche in termini di Carrying Capacity Assesment (CCA), concetto che identifica la “capacità di carico” umano della località turistica (si veda ad es. questo articolo). La velocità degli spostamenti, incrociata con l’immediatezza delle relazioni, frutto in particolare del lato social del web, può generare anche veri e propri “tsunami” di presenze, che si riversano su determinate località in occasione di date specifiche. In questi casi la capacità di accoglienza è in pieno stress, così come a dura prova è messa la capacità di gestire correttamente gli asset dei rifiuti, della mobilità e dell’ambiente in generale (pazienza dei residenti compresa).
In sostanza, quanto inquinano i nostri viaggi e le nostre vacanze? In base ai dati prodotti qualche anno fa da “Consumption and Environment 2012”, il documento dell’Unione Europea che monitora i consumi in Europa e le loro conseguenze sull’ambiente, il turismo risulta essere la quarta causa di inquinamento ambientale e di produzione di CO2, dopo i consumi alimentari, l’abitare e la mobilità.

Definire degli indicatori più chiari di sostenibilità turistica, così come comprendere appieno le potenzialità degli scenari di area e di macro area, è divenuta un’esigenza particolarmente vincolante, soprattutto ai fini di una programmazione economica attenta alla sostenibilità. Al vorticoso tasso di crescita degli spostamenti turistici e all’esigenza di una più dinamica relazione fra benessere sociale, turismo e ambiente, sono ormai dedicati svariati blog e siti istituzionali. La tendenza emergente è quella di favorire e promuovere un turismo responsabile, capace di salvaguardare quel “genius loci” che costituisce il bene reale del luogo e che non può più rischiare di essere sopraffatto da un’errata concezione dell’incoming turistico da parte di tutti i portatori d’interesse.

 

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