Pubblica Amministrazione e Interoperabilità: la comunicazione tra Enti e Cittadini alla ricerca di valori comuni.

Affrontare il tema della interoperabilità ente-ente nella pubblica amministrazione, presenta la peculiare caratteristica di dover affrontare una problematica particolare: la difficoltà di comunicazione tra ente ed ente si innesta sulla difficoltà di comunicazione tra individuo ed ente pubblico. (E mai come in questo periodo, purtroppo per tutti noi, questo tema è cruciale.)

Perciò, in questo articolo, mi soffermo sulla necessità di (ri)scoprire i valori dell’etica e della comunità, lasciando alla comunicazione l’arduo compito e la funzione etica di contribuire a generare progresso sociale, facendo leva sulla capacità di creare comunione.

“C’è la grandine, le frane, la siccità, la malaria, e c’è lo Stato. Sono dei mali inevitabili, ci sono sempre stati e ci saranno sempre”. […] Per i contadini, lo Stato è più lontano del cielo, e più maligno, perché sta sempre dall’altra parte.”

Carlo Levi, Cristo si è fermato ad Eboli

Quanta rassegnazione, indifferenza e paziente dolore nei contadini lucani descritti da Carlo Levi in quel romanzo autobiografico, nel quale ripercorre la sua esperienza di vita durante il confino politico negli anni 1935-36, a causa della sua attività antifascista.

Da amministratrice pubblica di un piccolo comune, che quotidianamente affronta e lavora per risolvere le problematiche della sua gente, mi sono posta il problema di cercare di analizzare le cause di una simile scollatura tra gli individui e l’ente pubblico, per giungere quindi all’auspicabile composizione di quel conflitto.

Sono quindi partita da lontano, da Aristotele e dalla sua concezione di etica.

Etimologicamente, Treccani definisce ètica

“dal lat. ethĭca, gr. ἠϑικά, termine introdotto da Aristotele per designare le sue trattazioni di filosofia della pratica, che, talora lievemente distinto e più spesso identificato senz’altro con quello di “morale”, designa ogni dottrina o riflessione speculativa intorno al comportamento pratico dell’uomo”.

L’etica aristotelica è perciò una scienza pratica che ha come fine un sapere indirizzato all’agire umano, e in particolare al valore di tale agire, al suo essere un agire buono o cattivo, giusto o ingiusto.

La scienza dell’agire umano, Aristotele la chiama “politica”. Questa, a sua volta si suddivide in “etica”, che ha a che fare con la vita dell’individuo, e in “politica” in senso stretto, che ha a che fare con la vita dello stato. L’unione delle due branche sotto ad un medesimo nome, indica che per Aristotele, come già per Platone, vi è una stretta connessione tra l’agire individuale e l’agire sociale. Inoltre, il bene dello stato prevale su quello dell’individuo.

“Se identico è il bene per il singolo e per la città, sembra più importante e più perfetto scegliere e difendere quello della città; certo esso è desiderabile anche quando riguarda una sola persona, ma è più bello e più divino se riguarda un popolo e le città”

Etica Nicomachea, A., 2, 1094 b

Aristotele pone la norma del bene nell’essere stesso. Ovvero il valore di una cosa coincide con la sua essenza e con il suo sviluppo, che appunto a sua volta rappresenta il completamento di ciò che essa è in potenza fin dall’inizio.


Il valore sociale dell’etica

Percepire il valore sociale dell’etica ci può aiutare a vivere secondo canoni di giustizia, di bontà, di gentilezza, creando le condizioni per una vita armoniosa senza conflitti. Riscoprendo il senso civico dell’esistenza. Ecco perché, per poter migliorare la propria vita e quella degli altri, l’“etica deve entrare nel kit di sopravvivenza dell’umanità se vogliamo recuperare una società che è allo sbando” come sostiene il teologo Vito Mancuso in una interessante intervista.

Ma allora, per recuperare la dimensione “sociale” dell’etica, perché non proviamo a rivitalizzare il concetto di “comunità”?

Sempre secondo la Treccani,

“nella sociologia di Tonnies […] la “comunità” si presenta come un organismo sociale caratterizzato da un alto grado di coesione – fondato sul sentimento affettivo e tradizionalistico di appartenere allo stesso insieme d’individui – dall’assegnazione definitiva e permanente della posizione sociale dei singoli, e dall’illimitata dedizione al gruppo.”

Una forma di vita collettiva caratterizzata da vincoli di appartenenza, fiducia e dedizione reciproca.

Del resto anche Adriano Olivetti vedeva nelle sue Comunità, gli ingredienti essenziali per costruire una sovranità popolare a partire dalle “cento piccole patrie”, laboratori di valori scientifici, sociali ed estetici.

“Tecnica e cultura conducono verso piccole città dalla vita intensa, dove ci sia armonia, pace, verde, silenzio, lontano dallo stato attuale delle metropoli sovraffollate e dall’isolamento e dallo sgomento dell’uomo solo. La natura, il paesaggio, i monti, i laghi, il mare creano con i nostri fratelli i limiti della nostra Comunità. Lì ci sentiamo più vicini al luogo migliore della nostra anima, più vicini al mondo dello spirito, al silenzio dell’eterno”.

 

La comunità di comunicazione etica

Per declinare il concetto di interoperabilità ente-ente nella pubblica amministrazione, ritengo particolarmente utile approfondire la rilevanza del tema “comunicazione” nel campo dell’etica: in particolare, il filosofo tedesco Karl Otto Apel fonda il discorso morale sulla comunicazione argomentativa, cioè un modo di rapportarsi con l’interlocutore che tende a raggiungere il consenso facendo leva sull’argomentazione.

In effetti, a ben vedere la cifra etica della comunicazione, in particolare in un ente pubblico, la possiamo ravvisare nella capacità di creare comunione attraverso il dialogo tra gli interlocutori.

Va da sé che ne deriva un processo circolare di causa ed effetto tra progresso della comunicazione e giustizia sociale: infatti se da un lato una comunicazione autentica si basa su un mondo giusto, d’altro canto, è proprio grazie alla comunicazione argomentativa che si può determinare il “giusto”.

>>> La comunità nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile: obiettivo n.11 Città e Comunità sostenibili

Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e i relativi 17 obiettivi, articolati in 169 target da raggiungere entro il 2030.

La Risoluzione adottata, partendo dalla constatazione dell’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo, dal punto di vista ambientale, economico e sociale, chiama in causa gli Stati e tutte le componenti della società, dalle imprese al settore pubblico, dalla società civile alle istituzioni filantropiche, dalle università e centri di ricerca agli operatori dell’informazione e della cultura, per attuare un cambiamento del modello di sviluppo.

Mettere a punto nuove idee, prospettive, strumenti e competenze per promuovere lo sviluppo del benessere dei cittadini diventa l'asset strategico sia per ridurre la complessità delle relazioni tra enti. Condividi il Tweet

Tra i 17 obiettivi del piano di azione globale, il n.11 “Città e Comunità sostenibili”, mira a rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili. Tale obiettivo si articola in dieci target, tra cui sostenere rapporti economici, sociali e ambientali positivi tra le zone urbane, peri-urbane e rurali, rafforzando la pianificazione dello sviluppo nazionale e regionale.

Insomma, ciò che favorisce sia il benessere individuale che la coesione sociale, è una cultura civica diffusa, che si rivela assai utile anche in momenti di crisi.

Mettere a punto nuove idee, prospettive, strumenti e competenze per promuovere lo sviluppo del benessere dei cittadini e del territorio, attraverso la definizione di una programmazione efficiente, diventa l’asset strategico sia per ridurre la complessità delle relazioni tra enti, sia per garantire l’interoperabilità fra gli stessi, conditio sine qua non per realizzare politiche di area vasta, in grado di migliorare i servizi ai cittadini.

Nel prossimo articolo ci focalizzeremo su alcuni casi concreti, best practice di politiche di area vasta.


Bibliografia e sitografia:

Storia del pensiero filosofico – Perone-Ferretti – Ciancio
Lessico Universale Treccani
L’etica e il silenzio ci salveranno
Il cammino della Comunità, Adriano Olivetti, Edizioni di Comunità
Etica della comunicazione


CREDITS IMMAGINI (RIELABORATE)
ID Immagine 1: 89261514. Diritto d'autore: Witthaya Prasongsin.
ID Immagine 2:51532968. Diritto d'autore:kantver
Iscrizione a MEMEnto6, la newsletter di 6MEMES
Founder di #adotta1blogger • Blogger • Amministratrice Pubblica ed esperta nei settori Information Technology and Services. Collegati su Linkedin Connettiti su Twitter fb

Vuoi seguire i nostri MEMES?
Iscriviti a MEMEnto6, la newsletter del blog 6Memes.

VOGLIO ISCRIVERMI