La Moda è di moda, tanto più se è Big (Data)!

Non deve ingannare l’apparente, innocua “veste” del termine moda che, a una lettura ingenua, sembra ammiccare a un qualcosa di databile, e dunque soggetto – come la giovinezza e la bellezza – al trascorrere impietoso del tempo.
E nemmeno deve trarci in inganno l’altra declinazione possibile del termine, che evoca scenari di lusso elitario e passerelle in cui donne eteree e abiti fiabeschi avanzano insieme a passo regale: niente è più sociale della moda, e null’altro è in grado – in un solo colpo d’occhio – di rappresentare identità estetica, status economico e stile di vita.
E come per quanto riguarda le norme basilari della comunicazione in generale – per cui si teorizza che è impossibile non comunicare – anche per la moda vale lo stesso: non importa se uno cerca di esserne svincolato, facendo – come si dice – l’alternativo: tale apparente disinteresse rischia anzi di ammantare di un’aura snob il suo ignaro “portatore”…
Non c’è uscita possibile, dunque, da questo labirinto. E visto che l’abito fa – eccome se lo fa – il monaco, ci sono interi settori della società, della cultura e del business che in queste vesti si trovano alla grande, con un approccio molto poco poetico e assai prosaico. Parliamo della MODA, quella vera, capace di muovere un’infinitudine di sogni, persone e merci… Come non affiancare dunque al termine Moda la parola Big?

L’industria della moda, “avanti” da sempre in tutto, lo è anche in questo settore, quello dei Dati. Pressoché illimitati sono gli esempi che dalla tecnologia Big Data – o IOT, Mobile e chi più ne ha più ne metta – hanno ricavato più e più asset, “guadagnandoci” alla grande e traducendo il tutto in una tecnologia Smart che più smart non si può. Un click o due e decine e decine di capi d’abbigliamento arrivano a casa tua con “consegna e reso gratuiti”.
Il tutto in continui flussi di comunicazione in andata e ritorno che disegnano senza colpo ferire comportamenti d’acquisto e stili di vita, traducendosi in colori, forme e tessuti, preferenze e idiosincrasie tracciate a memoria, inestimabile bottino di Dati pronto a mostrarsi alle nostre spalle al prossimo impulso di shopping online.
La Moda poi, si auto-alimenta e, ingorda come è, non si accontenta mai. Tanto da divenire fonte, impulso e ispirazione non solo per i consumatori, ma per gli stessi produttori. Pardon: creatori e stilisti.

Come non affiancare al termine #Moda la parola Big? O anche #Smart, Small, Extra-Large... Condividi il Tweet

In un articolato White Paper pubblicato dal network O.Reilly sul tema, il fenomeno Smart si è allargato  alla grande, invadendo tipologie di produzione e consumo di beni “di moda” davvero ingegnosi. Ne proponiamo di seguito un breve elenco, riportando alla lettura dell’e-Book la lunga lista di possibilità.
Partiamo con Wowcracy, una piattaforma per designer indipendenti che, secondoVogue Talent,  “si conferma come uno dei progetti di scouting più interessanti sulla scena della moda internazionale”, e proseguiamo con Moda Operandi, che vende moda di lusso in pre-ordine direttamente dal sito. Passiamo poi da GPS FASHION il cui claim è tutta una promessa: “Concept to Consumer. Transform your Launch to Market”, sino a Modalyst, una piattaforma di acquisto che collega designer indipendenti e piccoli rivenditori, terminando con EDITD, un eccezionale strumento di dati per stilisti, merchandiser e acquirenti che quantifica le tendenze in tempo reale, analizzando i dati dalla vendita al dettaglio assieme alle metriche sociali e di prodotto.

Che altro aggiungere? Con questa nuova generazione di high-tech, realtà piccole e grandi sono oggi capaci di massimizzare e segmentare, filtrare e specializzare il mercato, e soprattutto di orientarlo. In nuove forme di business in cui il “taglia e cuci” di una volta sembra una nuova metafora per “cerca, scegli e cuciti addosso l’abito che vuoi”.

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