Trarre informazioni dalla mappa (geografica) del mondo: da Sandokan ai giorni nostri. A cura di Giulio Destri.

INTRODUZIONE

Questo contributo di Giulio Destri è il primo di una mini-serie di tre articoli che il blog 6MEMES dedica a una delle più dense metafore sociali (e non solo) della Storia dell'Uomo: la cartografia o, in parole più semplici, la mappa geografica.
Eccezionale strumento di traduzione - e quindi semplificazione qualificata della compessità - la mappa da sempre, e al di là dell'apparente banalità del modello che rappresenta, è un'invenzione culturale e tecnologica che ci permette non solo di muoverci nei luoghi, ma di viverli e conoscerli a ragion veduta. Grazie quindi a Giulio per il suo primo contributo. Seguiranno quello di Anna Pompilio e infine di Natalia Robusti. Il tutto verrà infine rilasciato in forma di white paper rigorosamente Made in 6MEMES. Buona lettura!

 

La mappa di tutti i giorni: il navigatore

Nella intervista precedente abbiamo introdotto il concetto di modelli del mondo. In questo articolo tratteremo un modello particolare, usato da millenni, la mappa geografica, nelle sue varie forme, per capire quali informazioni, disponendo di conoscenze di geografia e geologia, si possono trarre dalla mappa stessa. E quindi, in base alle conoscenze presenti nel nostro “modello del mondo”, come possiamo integrare i “pochi” dati presenti in una mappa per estrarne una conoscenza di luoghi e regioni.

Molti di noi, ogni giorno, utilizzano Google Maps o sistemi analoghi. Nella versione “mappa semplice” le informazioni sono la strada da seguire con le sue direzioni, le altre strade con cui si incrocia e la presenza di corsi d’acqua e in alcuni casi di boschi, segnalati con i classici colori azzurro e verde. Queste informazioni sono sufficienti per lo scopo di guidare lungo la strada. E già la presenza di curve o addirittura di percorsi a zig zag sulla strada ci può dare, grazie alla nostra esperienza di guida o comunque di viaggi in auto, un’idea di quanto sia difficile per la guida il tratto di strada che dobbiamo affrontare.

Quella di seguito, ad esempio, è la mappa che individua l’area del Campus dell’Università di Parma.

Con la versione “satellite” possiamo anche vedere la vegetazione e le costruzioni e farci una idea del luogo anche se non ci siamo mai stati, come di seguito:

Su questa modalità possiamo cambiare l’angolazione, zoomare e (con alcune semplificazioni dei particolari) volare virtualmente sopra il luogo. Mentre invece, con la modalità dall’alto – incorporata di seguito – possiamo farci un’idea simil-tridimensionale della stessa zona.

Infine possiamo inserire la funzione di Street View e visitare virtualmente il luogo di interesse, esattamente come se fossimo lì a livello della strada. E, ad esempio, studiare dove parcheggiare l’auto prima di recarci in un luogo per la prima volta.

In ognuna di queste differenti modalità, nonostante  l’area “reale” sia la medesima,  le informazioni che noi possiamo raccogliere sono diverse, o meglio: lo sono i rispettivi modelli e anche gli scopi per cui usiamo le varie informazioni.

Nel primo caso ci interessa esclusivamente il percorso e come guidare in esso. Nel secondo caso i dettagli del percorso mentre nel terzo e nel quarto stiamo cercando i dettagli del luogo, nella visone “dall’alto” e/o nella visione a “livello strada”.
Queste sono però modalità che sono diventate disponibili a tutti solo negli ultimi anni e con lo strumento Google Maps. Per secoli le mappe sono state statiche e non interattive. Rovesciando quindi il punto di vista, data una mappa “tradizionale”, che informazioni possiamo trarre da essa?

Il mappamondo e la carta geografica

In particolare, data una carta geografica (o l’intero mappamondo o planisfero) fisico, con la “classica” rappresentazione del mare azzurro con le tonalità che indicano la profondità, e della terraferma verde nelle pianure e marrone via via che l’altitudine della zona geografica rappresentata sale, che tipo di informazione è possibile trarre? Supponiamo inoltre che non siano rappresentate strade e le città siano indicate solo con un simbolo ed il nome, quindi una mappa molto succinta come contenuti.

Apparentemente l’unica informazione ottenibile sembra quella delle forma delle coste e, approssimata, quella delle catene montuose (e, se riportati, quella dei fondali marini). Ed effettivamente questa è l’informazione codificata nella mappa attraverso il codice dei colori. Ma che succede se applichiamo le conoscenze di geografia generale e di geologia che abbiamo appreso a scuola (o che dovremmo avere appreso a scuola) e integriamo queste informazioni?

Italia

Intanto dalle indicazioni di meridiani e paralleli o dalla posizione sul mappamondo siamo in grado di capire la distanza da polo ed equatore e quindi di ipotizzare il clima della zona.

Ad esempio, l’Italia settentrionale è attraversata dal 45° parallelo, si trova a metà fra polo ed equatore e quindi dovrebbe avere clima temperato. Poi in base alla lontananza dal mare della particolare regione che stiamo considerando, o alla presenza di grandi laghi, possiamo stabilire se la regione ha un clima continentale con escursioni termiche abbastanza ampie fra estate ed inverno (e, in alcuni casi, anche fra giorno e notte) oppure gode dell’effetto temperante dell’acqua.

L’altitudine ci dirà poi ulteriori indicazioni sulla temperatura media e sull’umidità media. Ad esempio, in una torrida estate padana, il clima sul lago di Garda o sulle colline parmensi è completamente diverso da quello che si ha nella “bassa” lungo il corso del fiume Po. E poi supponendo di avere anche un planisfero fisico o un mappamondo fisico, spostiamo il punto di vista alla collocazione globale della regione che stiamo considerando.

La presenza di catene montuose ampie verso nord o verso sud ci da ulteriori informazioni sul clima: alte montagne verso il polo possono proteggere dai venti freddi. Ad esempio, a parità di latitudine con il nord Italia, le zone interne degli USA sono molto più esposte ai venti freddi provenienti dal polo, non essendoci montagne in mezzo, e quindi molto più frequentemente le temperature possono scendere a parecchi gradi sotto lo zero.
E ora facciamo intervenire la geologia: montagne alte come Himalaya, Alpi, gli stessi Appennini significano che ci sono faglie recenti nel sottosuolo, ossia che la regione che stiamo considerando è geologicamente molto attiva e quindi soggetta a sismi.

A maggior ragione, la presenza di montagne coniche indica la probabile presenza di vulcani attivi o comunque attivi in epoche recenti. Infine, considerando la profondità dei mari, la presenza di fosse (come ad esempio quella delle isole Marianne) indica la presenza di subsidenza legata al fenomeno geologico della deriva dei continenti. Tale coincidenza di evenienze qualifica la regione in questione come sismica e vulcanica, come avviene nella cosiddetta “cintura di fuoco” dell’Oceano Pacifico.

La geografia e l’uomo

Gli umani “tecnologici” si sono quasi disabituati a tali riflessioni, ma la geografia (e la geologia) hanno condizionato in maniera decisiva  lo sviluppo delle società umane nel corso della storia.

Innanzitutto , la presenza di pianure e di fiumi dovrebbe favorire l’agricoltura e rendere una determinata regione più adatta a produrre cibo.
Le prime civiltà stanziali sono nate intorno ai grandi fiumi in medio oriente, Egitto e Cina. Le regioni dell’Italia centrale o delle Alpi hanno un’agricoltura molto diversa e meno produttiva rispetto alla Pianura Padana.
La presenza di golfi, baie, insenature, estuari favorisce la realizzazione di porti e quindi il commercio marittimo. I maggiori porti del mondo si trovano quasi tutti in locazioni geografiche di questo tipo.

Una terra geologicamente molto attiva è inoltre più recente di altre (sulla scala di decine e centinaia di milioni di anni) e quindi tipicamente contiene nel suo sottosuolo molte meno materie prime di una terra più antica. Ed ecco ad esempio che l’Italia, geologicamente molto recente, non ha se non in minima parte al suo interno materie prime come il carbone, il ferro, il rame.

Un grande scrittore del XIX secolo, Emilio Salgari, partendo solo dalle carte geografiche e dalle descrizioni etnografiche dei viaggiatori, seppe costruire mondi interi... Condividi il Tweet

Un grande scrittore del XIX secolo, Emilio Salgari, partendo solo dalle carte geografiche e dalle descrizioni etnografiche dei viaggiatori del suo tempo, seppe costruire mondi interi con saghe e personaggi diventati patrimonio della letteratura dei ragazzi, come ad esempio Sandokan, adattando ove necessario la geografia reale alle sue esigenze di scrittore.

Ad esempio, nel romanzo “Sandokan alla riscossa” il monte Kinabalu, nel Borneo malese, viene abbassato di quota rispetto al reale per permettere a Sandokan e ai suoi combattenti di raggiungerne la cima in poche ore (si veda [1] per ulteriori esempi di queste modifiche), mentre nel romanzo “Attraverso l’Atlantico in pallone” Salgari fa sfoggio di conoscenze geografiche (si veda [2] con la efficace descrizione del Banco di Terranova).

Ed ora che abbiamo ottenuto una chiave di lettura della cartina geografica in termini “geo-sociali”, applichiamola ad un paese molto noto, per confrontare cosa ci dice la cartina con quello che conosciamo di quel paese.

Un esempio di lettura geo-sociale: il caso Giappone

Analizziamo quindi il Giappone, partendo dalla cartina fisica che rappresenta l’arcipelago di isole che formano quella nazione.
Si tratta di isole, non molto distanti dal continente asiatico, con coste abbastanza frastagliate e la presenza di grandi montagne. Le montagne occupano buona parte delle isole. La presenza della faglia del Pacifico ad est conferma il fatto che il Giappone sia una terra molto sismica. E quindi il Giappone non ha tante risorse minerali come possono avere altri paesi dell’Asia.

Giappone

Le isole e le coste frastagliate indicano che la pesca e la navigazione devono essere presenti nella società giapponese. E, in effetti, i giapponesi hanno grandi flotte di pescherecci e una tradizione secolare di commerci con i loro vicini.
E oggi la potenza economica giapponese è basata sulle aziende manifatturiere, che trasformano materie prime in maggior parte importate.

Nella prima parte del XX secolo il paese ha avuto una forte espansione commerciale e militare in Asia alla ricerca di materie prime con cui produrre i beni. Dopo la sconfitta nella seconda guerra mondiale il Giappone ha impegnato nella ricostruzione industriale le energie prima spese nell’esercito ed è diventato uno dei primi paesi al mondo nella produzione di beni anche ad alta tecnologia. I grandi gruppi industriali giapponesi sono fra i primi al mondo.

La lezione della carta geografica

Cosa possiamo dedurre, da tutto ciò? Che se la carta geografica, necessariamente, ci presenta un insieme limitato di informazioni, integrandola con altre informazioni che abbiamo comunque disponibili (attraverso il processo deduttivo), possiamo comprendere molte cose e ottenere un contenuto informativo assai superiore.

La carta geografica, dunque, ci permette di realizzare un processo di costruzione di informazione e conoscenza a partire da “pochi dati”.

Tale categoria di processi è di importanza fondamentale in numerosi settori oggi assai più “frequentati” rispetto alla cartografia: dalla Business Analysis alla Business Intelligence rappresenza anzi uno strumento di lavoro tipico dei Data Scientist.

La carta geografica ci permette di realizzare un processo di costruzione di informazione e conoscenza a partire da “pochi dati”. Condividi il Tweet

E’ anche un esempio di riconoscimento di schemi o “Pattern Recognition”, capacità che, grazie al Machine Learning, sta diventando comune in molte applicazioni che definiamo “intelligenti” come i riconoscitori vocali degli assistenti con cui dialoghiamo sui nostri smartphone.

Applicando il processo alla rovescia, si costruiscono “mappe” riassuntive che attraverso “pochi dati” comunicano informazioni fondamentali sull’andamento dell’azienda.

Per esempio, i cruscotti aziendali possono essere letti “in fretta” dai dirigenti destinatari che, sulla base delle informazioni e della conoscenza da essi tratta, devono prendere con saggezza le decisioni importanti per il futuro dell’azienda stessa.

E qui mi fermo, perché l’argomento potrebbe riguardare “continenti” interi dell’innovazione. E passo la palla – pardon – la tastiera – ad Anna Pompilio.

 

Per approfondimenti:

Bibliografia

[1] G. Raiola – Sandokan Mito e Realtà – Ed. Mediterranee
[2] E. Salgari – Attraverso l’Atlantico in Pallone

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Credits Immagini:

Copertina (rielaborata):

ID: 58016285, di Peerajit Ditta-in

ID: 65820318, di Dmitry Rukhlenko

ID: 107812667, di Kheng Ho Toh

Cartine (ridotte):

ID: 64787795, di Bogdan Serban

ID: 66434478, di dikobrazik

 


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Giulio Destri
ICT Organization Advisor • Business Coach & Trainer • Business Analyst & ICT Project Manager. Collegati su Linkedin Connettiti su Twitter fb

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