La mappatura dei dati, tra informazioni, territori e inferenze (più o meno ardite)! Di Anna Pompilio.

C’è chi fa parte del problema, chi della soluzione, chi fa parte del paesaggio.
Robert De Niro, Ronin

Di cosa parliamo?

Un po’ di tempo fa leggo su Facebook questo post di Amedeo Balbi, il mio astrofisico preferito:

“Questa è una mappa di Marte realizzata nel 1894 dall’astronomo Eugène Antoniadi. All’epoca non c’erano immagini fotografiche del pianeta, e gli astronomi dovevano disegnare quello che vedevano (o credevano di vedere) nell’oculare del telescopio. La mappa di Antoniadi non è poi male, se la si confronta con un’immagine moderna (la seconda, presa dal telescopio spaziale Hubble). Ma oggi è chiaro che c’era dentro anche roba che in realtà non esiste davvero.”

 

La mappa

Una mappa, dunque, o una carta geografica – come spiega approfonditamente nel primo articolo di questa trilogia Giulio Destri – ci permette di realizzare un processo di costruzione di informazione e conoscenza a partire da “pochi dati”.

Il processo

Il processo (di costruzione di conoscenza) appena accennato consiste, in estrema sintesi, nell’osservare l’ambiente e nel raccogliere, elaborare e utilizzare dati eterogenei.

L’osservazione e la raccolta

Nizza. Panoramica in avanti sul totale, sui tetti del centro e infine sulla finestra di un appartamento.
Nell’appartamento i cinque protagonisti  del film discutono il piano per impossessarsi di una valigetta. Rober De Niro accosta la porta dove è attaccata le mappa dei luoghi dove dovranno agire e inizia a enumerarli: “la villa, l’hotel, l’auto, otto/dieci uomini, … l’unica cosa è che la mappa, la mappa…, la mappa non è il territorio…”.

Le mappe sono rappresentazioni grafiche intese a facilitare la comprensione spaziale di cose, concetti, condizioni, processi o eventi nel mondo umano e lo spazio non è mai solo fisico (il luogo, il territorio) ma è anche sociale (il sistema) e mentale (il pensiero) cosicché l’incrocio delle tre dimensioni dà luogo a innumerevoli (infiniti) livelli spaziali.

Le mappe sono rappresentazioni grafiche che facilitano la comprensione spaziale di cose, concetti, processi o eventi nel mondo umano e lo spazio non è mai solo fisico, ma è anche sociale e mentale Condividi il Tweet

Osservare l’ambiente, lo spazio, induce dunque da sempre l’analisi del rapporto tra mente e mondo; tra linguaggio, mappa e territorio e tra percezione e assegnazione ad una classe (classificazione) così che dare un nome è sempre un classificare e tracciare una mappa è assimilabile a dare un nome (Alfred Korzybski).

Al tempo di Eugène Michel Antoniadi gli astronomi rappresentavano quello che vedevano nell’oculare del telescopio, con tutte le incertezze che questo tipo di osservazione implicava, oggi il problema non è tanto la raccolta e la disponibilità di dati ma, ancora una volta, l’elaborazione e l’uso che si fa degli stessi nel disegnare lo spazio in cui ognuno di noi può trovare il proprio.

Ma anche a voler fermare il nostro sguardo all’indietro a (solo) qualche decennio fa – ne è passata di acqua sotto i ponti da quando nel 1977 la sonda è stata lanciata nello spazio – nel 2012 la Voyager 1 è stata la prima sonda spaziale a superare l’eliopausa, la regione che rappresenta, convenzionalmente, il confine del nostro sistema solare. Insomma, racconta Balbi, la Voyager 1 è il primo oggetto costruito dall’uomo a essere entrato nello spazio interstellare.
E sta ancora inviando dati a terra.

E tuttavia la disponibilità pressoché illimitata di dati e informazioni possibile oggi grazie all’innovazione tecnologica rende, paradossalmente, ancora più complessa la loro rappresentazione.

C’è un capitolo de Il nome della Rosa  – Terzo giorno, Vespri – in cui frate Guglielmo di Baskerville e Adso da Melk cercano di decifrare l’enigma del labirinto.

“Certo si potrebbe…”.
“Cosa?” chiesi.
“Pensavo a un modo di orientarci nel labirinto. Non è semplice da realizzare ma sarebbe efficace… In fondo, l’uscita è nel torrione orientale, e questo lo sappiamo. Ora supponi che noi avessimo una macchina che ci dice dove sta settentrione. Cosa accadrebbe?”

Frate Guglielmo descrive ad un incredulo Adso la bussola, tuttavia quello che infine permetterà ai due di risolvere l’enigma non sarà la tecnologia ma osservare la biblioteca dall’esterno e comprenderne le regole e le conoscenze matematiche utilizzate dal costruttore per tracciarne una mappa: “Prova infatti a tracciare un disegno di come possa apparire la biblioteca vista dall’alto. Vedi che in corrispondenza a ogni torre devono esserci due stanze che confinano con la stanza eptagonale e danno su due stanze che confinano con il pozzo ottagonale interno.”

L’elaborazione e l’uso

Paolo Benanti, altro frate e studioso di etica, bioetica ed etica delle tecnologie ci racconta qui di come Facebook abbia messo a disposizione mappe ad alta risoluzione che stimano non solo il numero di persone che vivono all’interno di tessere della griglia di 30 metri, ma forniscono anche approfondimenti sui dati demografici.

Queste mappe non sono costruite usando solo i dati di Facebook e si basano invece su una combinazione di strumenti di AI – mediante strumenti di computer vision – con immagini satellitari e informazioni di censimento. Combinando questi set di dati pubblicamente e commercialmente disponibili con le funzionalità di intelligenza artificiale di Facebook, sono state create mappe di popolazione che sono 3 volte più dettagliate di qualsiasi altra fonte.

Eppure… lo ricordiamo: “la mappa non è il territorio”.

Nel film, De Niro risolve il problema con un sopralluogo dal vivo prima di decidere come procedere poiché ha bisogno dell’osservazione reale dei luoghi per agire consapevolmente; frate Guglielmo attiva invece un processo di conoscenza osservando la biblioteca dal di fuori, dall’esterno.

Ma nel caso di un’organizzazione sanitaria che deve prendere una decisione con conseguenze che potrebbero ripercuotersi su intere popolazioni non si corre il rischio di confondere la bussola con la mappa?

Nel caso di un’organizzazione sanitaria che deve prendere una decisione con conseguenze che potrebbero ripercuotersi su intere popolazioni non si corre il rischio di confondere la bussola con la mappa? Condividi il Tweet

Il dilemma etico calato nel contesto tecnologico resta attuale e aperto: salute o libertà? Efficienza o libertà? Convenienza economica o libertà? Sicurezza o libertà? “Chi baratta la libertà con la sicurezza non merita né libertà né sicurezza” diceva Benjamin Franklin. Senza voler troppo semplificare la questione, tenderei a dargli credito…

A voler restare in tema sanitario, peculiare oggi è il modello tedesco basato sulle nuove tecnologie, sulla robotizzazione, sull’informatizzazione e sul concetto di “cura ottimale” che prevede l’incrocio tra profilazione algoritmica attraverso smartphone, costo della polizza assicurativa “su misura” e governo dello stile di vita.

Ma restringendo il campo di osservazione c’è da dire che non si tratta di faccende legate ai singoli Stati o di modelli, di dicotomie o tecnofobie, della contrapposizione tra ricchi e poveri; non si tratta di immaginare macchine dotate di autocoscienza o di essere fautori di una tecnologia della sorveglianza o il ritorno nostalgico a un tempo in cui qui era tutta campagna.

Si tratta (forse) di trascinare l’omino di street view sulla mappa e veder scorrere nei frame dei nostri schermi luoghi sconosciuti e decidere di comprenderne il significato guardandoli dall’alto o al contrario immergendosi nel territorio muniti delle nostre moderne bussole parlanti sapendo che la scelta di eseguire il comando di svoltare a destra o a sinistra dipende da un algoritmo che in quel momento assume il percorso sulla mappa come quello più veloce o più razionale, rivendicando tuttavia, ancora una volta e sempre, la libertà di tirare dritto o di perdersi in luoghi sconosciuti guidati dal caso, dall’errore, dal libero arbitrio o seguendo le nostre mappe in cui abbiamo messo anche roba che in realtà non esiste davvero.

Gli edifici che abbiamo edificato, i quadri che abbiamo dipinto, la musica e i versi che abbiamo composto, le vite stesse che abbiamo vissuto: niente di tutto ciò avrebbe potuto essere predetto, perché niente di tutto ciò era inevitabile.

Ted Chiang


Approfondimenti
CREDITS IMMAGINI COPERTINA (rielaborate):

Foto di Melk (Austria): Alessandro Borgogno
ID Immagine: 29384951. Diritto d'autore: Aleksandra Alekseeva
ID Immagine : 85724093. Diritto d'autore: allexxandar

 

 

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Anna Pompilio
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