In salute e in malattia: dove, quando, come e perché cambiano le regole del gioco.

 

Salute, o meglio, Salus…

Il tema della salute, che abbiamo affrontato l’anno scorso nel nostro blog dal punto di vista del corpo umano e del suo benessere, è tanto complesso quanto sensibile.
Non potrebbe essere diversamente: riguarda pressoché ogni ambito della nostra vita, da quello personale in quanto individui a quello relazionale in quanto animali cosiddetti sociali.

Del suo percorso a sorti alterne, non a caso, ne troviamo traccia fin dagli inizi della Storia dell’Uomo, in pressoché ogni luogo che la nostra specie ha abitato nel corso della sua evoluzione.
Di più ancora: come ci illustra Gioia di Cristofaro nella sua prefazione a “Medicina e cultura, prospettive di antropologia medica”, a cura di di Eloïse Longo e Domenico Volpini, lo stesso termine, Salute:

(…) deriva da Salus, nome di una divinità romana se non divinità sabina in epoca ancora più antica. (…) Salus si occupava del benessere e della felicità. Questi concetti venivano applicati in una prima fase allo Stato e, in seguito, estesi ai cittadini.  Al tempo di Esculapio (293 a.C.) la divinità operava sia per il benessere pubblico che per la salute fisica dei cittadini.  Già in questo periodo si fa strada il concetto che il malato non è libero in quanto dipende da altri, per cui il suo potere di decisione è fortemente condizionato dall’impedimento dovuto al suo stato di salute compromessa.

La sua rilevanza a livello collettivo è dimostrata anche dall’importanza che ogni società gli ha attribuito in materia legislativa, a livello sia teorico-scientifico che amministrativo-disciplinare.

Evitando di addentraci nei meandri delle varie religioni (che approcciano la questione in base a dogmi e precetti dettati delle rispettive fedi) è infatti molto spesso la Legge (in stretta relazione con le comunità scientifiche e mediche) che ha il compito di normarne ogni aspetto nonché di indirizzarne – promuovendoli, ma anche inibendoli – i filoni di indagine e ricerca.

Non è sempre stato così, come vedremo nei prossimi articoli – in molti luoghi del nostro pianeta non lo è ancora oggi – ma ci riferiremo, in questa serie di testi, al mondo occidentale. E comunque anche da noi la questione è di una complessità tale da meritare più di una riflessione, alla luce di quanto l’attualità porta all’attenzione dell’opinione pubblica.

Un esempio per tutti è la ben nota questione dei vaccini, di recente alla ribalta, ma anche il fenomeno del turismo sanitario (intra ed extra nazione) intrapreso per garantirsi sistemi di cura non presenti nel luogo di origine, come accade ad esempio dal mese di maggio 2018 per gli inglesi che, per evitare le proprie lunghe liste d’attesa, scelgono di curarsi in Italia (ebbene sì!).

Ben lontano all'essere un unicum, il concetto di Salute è piuttosto un continuum, analizzabile da molti punti di vista. Condividi il Tweet

A partire da questi presupposti di ordine generale, riprenderemo quindi il filo del discorso lasciato interrotto nei primi articoli della rubrica – che riguardavano, lo ricordiamo, il rapporto implicito e articolato tra ogni individuo, il proprio corpo e la sua rappresentazione.

In questa nuova serie di contributi ci concentreremo invece sul rapporto tra l’Uomo, la Medicina e la Sanità, termini che rappresentano sì concetti di ordine generale, ma anche sistemi sociali specializzati con il compito di sovraintendere al governo della nostra “salute”.

 

La salute come continuum in un percorso anche culturale

Anche in questo caso il percorso filo-logico che seguiremo è articolato: ben lontano all’essere un unicum, il concetto di Salute è piuttosto un continuum, affrontabile da molti punti di vista.

Coincide, molte volte, con la capacità di un società e del suo sistema culturale
di riferimento – in quel preciso momento storico e contingente – di vedere, comprendere e prevedere non solo la “malattia” in sé, la sua origine e i suoi effetti sul singolo, ma anche (e a volte soprattutto) le conseguenze che si riverberano nella collettività in termini di benessere e qualità della vita.

La Medicina ha bisogno – per essere esercitata con efficacia – di una serie di pre-condizioni che non sono affatto semplici da innescare e coordinare tra loro. Condividi il Tweet

Il tutto, in relazione alla disponibilità delle risorse (umane, culturali ed economiche) necessarie per affrontare tali malattie, e all’intenzione e determinazione (o meno) a usarle.

Ogni sistema sociale deputato alla cura, infatti, che per semplificare chiameremo Sanità, è rappresentato non solo dall’insieme delle scoperte, delle competenze e delle procedure mediche in ambito sanitario, ma anche dai paradigmi culturali della società (come l’Antropologia medica insegna) in cui dispiega le proprie conoscenze e dalle priorità che la stessa si dà in termini di investimento e ricerca.

Un esempio in negativo del problema delle risorse, ad esempio, è la questione delle malattie rare, per cui mancano solitamente le cure a causa dell’assenza, a monte, di un interesse sufficientemente diffuso e generalizzato nei confronti delle stesse malattie per investirvi in termini di ricerca.

La Medicina, dunque, come vedremo, ha bisogno – per essere esercitata con efficacia – di una serie di pre-condizioni che non sono affatto semplici da innescare e coordinare tra loro.

Tra le varie definizioni della Medicina che ho trovato nella mia ricerca, ne cito una illuminante nella sua semplicità. Si tratta di una riflessione del prof. Vittorio Bonomini su “L’evoluzione della conoscenza in medicina”:

La conoscenza in Medicina ha sempre avuto due aspetti: uno scientifico e l’altro clinico; e come Aristotele nell’antica Grecia aveva già enunciato, è scienza ed arte.

Scienza, come conoscenza organizzata di tutte le circostanze relative alla salute dell’uomo. Arte in quanto capacità di applicare tale conoscenza alla cura della malattia.

Si tratta di una visione che mette insieme due dimensioni del sapere umano, quella della conoscenza organizzata (del sapere collettivo, dunque), e quella della pratica concreta.

Meglio soli? Sicuramente no…

La “salute”, come abbiamo già visto all’inizio di questo articolo, non è mai solo una questione del singolo, né può esserlo.

In primo luogo per l’incontenibilità dei suoi agenti veicolanti: germi, virus, batteri, geni… nessuno di questi elementi rispetta alcun confine: né territoriale e tanto meno temporale.
Pensiamo ad esempio alle epidemie e al loro rapido dilagare, o all’ereditarietà delle malattie che si trasmettono di generazione in generazione.

La Salute non è mai solo una questione del singolo. In primo luogo per l'incontenibilità dei suoi agenti veicolanti: germi, virus, batteri, geni... nessuno di loro alcun confine, né territoriale e tanto meno temporale. Condividi il Tweet

In secondo luogo, tornando alla singola persona – ovvero al malato, o paziente – possiamo senza dubbio affermare che la solitudine dell’individuo rispetto alla propria condizione di malattia ha una connotazione in generale negativa: si presuppone che il singolo, in quanto malato, sia incapace di provvedere a se stesso, e di conseguenza la responsabilità del suo benessere viene demandata alla comunità che lo ospita, oltre che alla sua famiglia.

È, questo punto, una delle questioni più importanti e delicate per una comunità, capace di connotare in modo positivo ogni società cosiddetta “civile”.

Le tracce discorsive che seguiremo in questo nuovo excursus saranno infatti in primo luogo quelle storiche e normative che, come vedremo, sono caratterizzate da contenuti simbolici profondamente significativi, capaci di generare effetti concreti e duraturi in ogni tempo e società.

Non a caso in molte delle carte costituenti – compresa quella dei Diritti dell’Uomo e in quella italiana – la tutela della salute è sempre presente in quanto diritto, ed è espresso e normato in maniera puntuale e inequivocabile.

In molte delle carte costituenti – compresa quella dei Diritti dell'Uomo e in quella italiana – la tutela della salute è sempre presente in quanto diritto, ed è espresso e normato in maniera puntuale e inequivocabile. Condividi il Tweet

Seguirà un contributo che cercherà di rintracciare anche geograficamente le pratiche mediche (et similia) che hanno somministrato agli individui cure e approcci alla malattia differenti non solo in epoche differenti, ma anche in aree geografiche diverse, come è il caso dei diversi sistemi sanitari esistenti, a tutt’oggi molto diversi tra loro in base al continente o alla nazione.

Cercheremo inoltre di comprendere – dai vari dati statistici raccolti – qual è lo stato dell’arte, alla ricerca di eccellenze e punti critici.

A questi primi contributi, a loro modo propedeutici, che riguardano presente e passatto della Sanità e della Medicina, ne seguiranno alcuni, chiamiamoli così, più predittivi (anche se scopriremo che il futuro è già qui) con cui cercheremo di indagare come l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie sono destinate a cambiare profondamente gli scenari futuri. Uno per tutti gli infermieri in forma di robot, a breve anche nelle corsiedi un ospedale in Puglia.

Lo faranno, per lo più, nel bene, possiamo anticipare. Ma a patto di acquisire le necessarie competenze e conoscenze anche a livello diffuso, e non solo specialistico, e a condizione di essere capaci davvero di “averne cura”. Scusate il gioco di parole.


Credits Immagini:

 

Immagine di copertina:
ID:7329223, di everythingpossible
Immagine a piè di pagina:
ID: 39124657, di  pogonici

Blogger & SEO Specialist ● Web Content Manager ● Storyteller ● Founder di #itinarranti ● Autrice di #Albedon. Collegati su Linkedin Connettiti su Twitter fb

Se vuoi seguire i tag di 6MEMES

iscriviti alla nostra NewsLetter!