Intelligenza Artificiale e salute: panoramica su come l’IA ci viene – e verrà – in aiuto in ambito sanitario. Di Mauro Di Maulo.

Quello della Sanità, come stiamo tutti purtroppo sperimentando, è sicuramente il sistema sociale più rilevante per la nostra specie, quello più strategico e cruciale.

A maggior ragione in questa terribile contingenza che stiamo affrontando, dunque, è cruciale essere consapevoli del fatto che, proprio in questo settore, l’innovazione tecnologica ha fatto in questi ultimi anni passi da gigante.

Questo, grazie anche alla cosiddetta Macchina e ai suoi indubbi vantaggi, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo.

Non a caso, di questo tema (in particolare della robotica), se ne è ampiamente dibattuto verso fine Marzo in un editoriale pubblicato su Science, in cui un pool di esperti internazionali (tra cui Paolo Dario) si sofferma su come la robotica potrà contribuire a combattere le epidemie.

E che ne abbiamo davvero bisogno, di questo aiuto extra, è oggi più che mai evidente non solo per l’attuale situazione che stiamo vivendo a livello globale, ma anche a causa della presenza di altri punti di possibili crisi – attuali e future – che si potrebbero anche saldare al tema pandemico.

Tra questi, la forbice esistente – a livello globale – tra situazioni sanitarie emergenziali legate a situazioni diffusissime di povertà (tali per cui malattie considerate sconfitte in alcune aree mietono altrove numerosissime vittime) e, al contrario, stili di vita eccessivamente “opulenti” capaci di condurre a vere e proprie patologie, quali ad esempio l’obesità o certi tipi di diabete.

Grazie all'innovazione tecnologica anche l'Uomo può combattere ad armi meno impari la battaglia con le malattie, la loro diffusione e la loro possibile cura. Condividi il Tweet

Diventa allora chiaro che questo sforzo di benessere appare un po’ come la lotta di Davide contro Golia, dove il gigante sembra per certi versi davvero imbattibile, anche perché capace (lui) di evoluzioni imprevedibili anche tra una specie e un’altra.

Ecco dunque che le “Macchine” ci vengono già in soccorso oggi, senza dover attendere scenari futuri o futuristici.

Non che il tema delle emergenze della salute fosse ignorato, a livello globale, anche prima di questa pandemia: la stessa Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, già alcuni mesi fa, aveva lanciato una consultazione pubblica per:

“definire la strategia futura per la lotta al cancro” in cui è previsto che ICT e Intelligenza Artificiale lavorino insieme per combattere il cancro nella Unione Europea: “la tecnologia può essere un salvavita per migliaia di persone. Sappiamo, ad esempio, che l’uso dell’intelligenza artificiale può migliorare significativamente la precisione della diagnosi precoce”.

Per questo, aveva aggiunto la Presidente,

“Abbiamo bisogno di un’infrastruttura di dati sanitari, così come di tecnologie di intelligenza artificiale, per facilitare il collegamento tra ricerca, diagnosi e cura”.

Mai parole furono più anticipatorie. Si tratta, ora, di passare dalle parole ai fatti.

Avanti a 360°

I passi fatti in avanti sono già molti, e attuali. In questo articolo di Wired, ad esempio, si raccolgono una serie di “strumenti” davvero innovativi e sorprendenti.

L’articolo, infatti, ci dice innanzitutto come

“(…) da una prevenzione puntuale a una diagnosi più rapida e precisa, combinando dati e monitorando in tempo reale. L’AI sta già cambiando il nostro modo di curarci, ecco cosa ci aspetta nel futuro imminente”.

E se è di dominio comune come l’intelligenza artificiale sia già oggi in grado di combattere come un instancabile alleato al fianco di noi Umani in molti settori:

“L’intelligenza artificiale è brava quanto i medici in carne e ossa nel diagnosticare un melanoma, e in certi casi può arrivare a battere l’uomo.

Secondo uno studio pubblicato su ‘Lancet Oncology’ – presentato al 24° Congresso mondiale di dermatologia di Milano (Wcd2019) da Susana Puig dell’Hospital Clínic di Barcelona – l’Ai è infatti più efficace rispetto ai singoli esperti nell’identificare una lesione riconducibile al più temuto tumore dalla pelle”.

un posto di tutto rilievo lo riveste proprio la diagnostica per immagini:

“Nelle apparecchiature digitali per la sanità, l’ultima generazione di scanner per imaging a risonanza magnetica (Mri, magnetic resonance imaging) utilizza l’intelligenza artificiale con il doppio vantaggio di ricostruire più rapidamente le immagini e di velocizzare le analisi per arrivare a diagnosi ancora più precoci.

E, dunque, ridurre i ritardi nelle cure, a tutto beneficio dei pazienti e delle performance degli ospedali che investono in questi macchinari di nuova generazione”.

Non solo: come questo articolo illustra, i Big Data e l’Intelligenza Artificiale possono lavorare insieme da un punto di vista preventivo in termini ad esempio di contagio, con evidente sollievo proprio per la componente produttiva e quindi economica di una collettività colpita da esempio da una epidemia.

Non bastasse questo, a chi venisse il timore che si tratti di innovazioni onerose dal punto di vista economico (problema oggi davvero enorme, vista la crisi che si abbatterà nelle nostre società in conseguenza alla pandemia) ecco che due rapporti – riportati da Wired – ci raccontano il contrario:

“Un articolo di ricerca di Accenture ha scoperto che le applicazioni cliniche chiave dell’AI sanitaria possono potenzialmente creare 150 miliardi di dollari di risparmi annuali per l’economia sanitaria statunitense entro il 2026″

mentre

“un altro rapporto di Tractica ha rilevato che il mercato sanitario dell’AI varrà 34 miliardi di dollari entro il 2025″.

Là dove la potenziale interoperabilità Uomo-Macchina e Macchina-Uomo fa il suo dovere anche in Sanità, dunque, non c’è Golia che possa stare sereno, anche perché Lei, l’Intelligenza Artificiale, sta già guardando oltre, verso ben altri traguardi…

Dove? Verso la biologia medica, ad esempio, in cui (sebbene siamo ancora agli esordi):

“Una tecnica di intelligenza artificiale fornisce un potente strumento per il rilevamento e la classificazione dei dati biologici, e per lo sviluppo di modelli predittivi nel settore biomedico e in quello farmaceutico.

Ma, prima di poterla usare in modo esteso, i ricercatori devono vincere alcune sfide”.

O, ancora, nella farmacologia, in cui è al via il test sul primo farmaco creato dall’intelligenza artificiale:

“Una volta sperimentata, la molecola combatterà il disturbo ossessivo compulsivo. Ultimata in soli dodici mesi una fase che di norma richiede fino a cinque anni di lavoro”.

E se le risorse risparmiate in inutili ridondanze (sia diagnostiche che cliniche) saranno messe a (buon) frutto nell’investire in tecnologie sempre più inter-operabili – capaci cioè di far dialogare tra loro settori differenti della medicina, assieme a tecnici e specialisti di vari campi – è davvero probabile che il nostro Davide si trovi in mano alcune armi letali anche per il più temibile dei nemici in ambito medico.

(Questo, d’altra parte, è quello in cui tutti confidiamo soprattutto ora, alla ricerca come siamo di cure efficaci e di vaccini anti-pandemia.)

Con questo auspicio, dunque – e dopo questa panoramica certo non esaustiva, ma almeno in parte significativa sullo stato delle cose rispetto al rapporto Uomo-Macchina in ambito sanitario – vi do’ appuntamento ai miei prossimi due articoli.

Parleremo di un rapporto molto più stretto che si può stringere tra l’Uomo e la Macchina, ovvero quello che mette in relazione strutturale Paziente, Medico, Dati e Device medico-sanitari.

Questo, grazie anche all’ausilio della Ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità “Connected care: il cittadino al centro dell’esperienza digitale” (Maggio 2019).

Alla prossima, Mauro Di Maulo.

 


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ID Immagine: 105482286. Diritto d'autore: Prig MORISSE
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Mauro Di Maulo
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