Intelligenza Artificiale e Interoperabilità: dove finisce la Macchina e inizia l’Uomo…

Dall’Uomo alla Macchina e ritorno

Uno dei punti cardine previsti fin dall’inizio nel piano editoriale del blog di quest’anno riguarda l’interoperabilità tra Uomo e Macchina.

Al mese di gennaio 2020, quando siamo partiti per quest’avventura (tra il serio e il faceto) alla ricerca di nuove relazioni (se non pericolose ancora troppo poco fruttuose) tra l’Uomo e la Tecnologia che esso stesso ha costruito non proprio, era già chiaro che all’interno di questo schema esplorativo un posto di tutto rilievo giocoforza l’aveva (e a lungo l’avrà) il rapporto tra l’Uomo, la sua Intelligenza “naturale” e la cosiddetta Intelligenza Artificiale.

Ma se l’orizzonte culturale di interesse verso lei, l’Intelligenza in tutte le sue forme, sembrava (ancora) rilegata in ambiti tecnici, dal punto di vista sociale ed etico gli interrogativi erano già da tempo aperti. Con tutto il tempo del mondo davanti, tuttavia, necessario per risolvere quesiti che già si mettevano in evidenza come non facili da essere addirittura disambiguati, figuriamoci risolti.

I dubbi espressi a più livelli sulla “convenienza” dell’Uomo in tale cimento con la Macchina non sono sono mai stati pochi, come riporta questo articolo in sé parlante: “Intelligenza artificiale, un grande affare per chi la sa usare, ma servono politiche adeguate”.

Lo sviluppo narrativo del post è molto approfondito* (che prende il via dai dati raccolti ed elaborati da una conferenza internazionale del 2017 sul tema) e ci racconta come l’Intelligenza artificiale stia da tempo

“rimodellando le economie in tutto il mondo, e promette di risolvere problemi complessi, generare più produttività, più efficienza, e ridurre i costi.”

Allo stesso tempo, mette in guardia del fatto che il vulnus è proprio lì, nel rischio di una mancata interoperabilità a più livelli, per risolvere la quale servono non solo energie e risorse, ma anche competenze e integrazioni territoriali, perché:

“sfruttare e sviluppare l’Intelligenza artificiale richiede investimenti in tecnologie, dati, competenze e flussi di lavoro digitalizzati, nonché modifiche dei processi organizzativi.

Anche per questo la sua adozione varia a seconda dei Paesi, delle aziende e dei settori.”

I settori presi in esame dall’elaborato oggetto di studio erano vari, molti dei quali noti, mentre altri – ai tempi – erano più imprevedibili.

Oggi – in piena cronicizzazione della fase pandemica – si rivelano nella loro prepotente attualità dovuto al salto (a volte nel buio) che l’Uomo ha dovuto fare attraverso il digitale verso un uso più massivo della tecnologia, di cui l’Intelligenza Artificiale è uno dei punti focali, forse quello più potente dal punto di vista potenzialmente e critico dal punto di vista etico.

Stiamo pensando delle sue applicazioni nei mezzi di trasporto autonomi fino ai servizi finanziari basati sulle Reti Neurali, dal Marketing più profilato e predittivo che ci insegue a ogni web-angolo all’utilizzo (anche manipolatorio) del Linguaggio Naturale come “interfaccia” più adattivo nella relazione Uomo-Macchina e viceversa.

In ciascuno di questi ambiti, come dicevamo, non sfuggono certo – a maggior ragione oggi – le implicazioni etiche che comportano questi scenari di sviluppo destinati a evolvere inarrestabili spesso allertando le realtà socio-economiche di riferimento, in un’idea di Macchina che sostituisce l’Uomo senza che a quest’ultimo rimanga “nemmeno” il primato, sino ad ora incontestato, per lo meno su questo pianeta, dell’Intelligenza.

Perché se da un lato è chiaro che i vantaggi in termini di efficienza, evoluzione e messa a regime di pratiche di Intelligenza Artificiale (anche) in grado di ridurre sprechi e ridondanze a più livelli, dall’altro il rischio evidente è che aumenti – soprattutto in alcuni contesti, quelli più sensibili – il livello di complessità richiesto all’Umano nella gestione di tali tecnologie, con la possibilità della creazione di un divario ancora maggiore tra le aree più vocate (e avanzate) in questi settori e le altre più “arretrate”.

Se da un lato sono chiari i vantaggi dell tecnologia in termini di efficienza, evoluzione e messa a regime di pratiche in grado di ridurre ridondanze a più livelli, dall’altro il rischio è che aumenti il livello di complessità richiesto. Condividi il Tweet

D’altro canto, restare ostili a un’evoluzione che – in tutta sincerità – è ormai inarrestabile, appare uno sforzo vano di retrovia… Quindi potremmo dire che il vero “affare” per l’umanità è cercare di governare in maniera non solo etica, ma anche creativa e propositiva tale drive.

Un filosofo che ne parla con grande competenza di questo tema è sicuramente il professor Cosimo Accoto, che ci aiuta a fare chiarezza anche in questo articolo: 2020, il decennio dei robot. Ne parliamo con il filosofo hi-tech Cosimo Accoto”.

“Il livello di complessità che stiamo introducendo nel mondo e nella società non è gestibile se non attraverso l’iniezione di dosi crescenti di automazione”, ci dice il professore, autore – tra gli altri – del libro “Il mondo ex machina”.

Lo studioso, nella sua intervista che consigliamo assolutamente di leggere, mette l’accento su un punto che crediamo sia cruciale proprio in merito all’attualità sul topic:

“Le fasi finali di transito verso l’adozione tecnologica diffusa delle innovazioni sono di norma quelle più complesse e difficoltose, ci insegnano gli storici dell’economia. Possiamo pensare di aver fatto la gran parte del lavoro e il grosso, ma è sempre l’ultimo miglio – per così dire – quello più arduo da conquistare.”

Da parte nostra, per chiudere questo focus di alert sul trema, vogliamo comunque mettere un peso costruttivo sulla bilancia dei pro e dei contro sul topic, e condividiamo alcuni articoli sul tema che abbiamo trovato utili e interessanti in uqnato ramngenziali a settore CREATIVI, tra cui cui:

Reti sociali: un modello per studiare gli effetti della propagazione virale

In questo articolo,  sono pubblicati

“i risultati di una ricerca dell’Università Statale di Milano che ha messo a punto un software per la simulazione di fenomeni di propagazione virale all’interno di reti sociali e dei loro effetti sulla conoscenza che gli individui maturano riguardo al tema al centro dell’epidemia.”

 

Il nuovo progetto musicale di Björk usa l’intelligenza artificiale. Succede a New York.

L’articolo parla di

“Una collaborazione tra l’artista islandese e Microsoft fa incontrare musica e intelligenza artificiale. In un albergo in centro a New York c’è un “paesaggio sonoro” che cambia autonomamente a seconda delle condizioni atmosferiche e alla posizione del sole.”

 

 
Se lo scrittore è un algoritmo: l’AI per la letteratura

Citiamo l’articolo:

“Può una macchina, sia pure intelligente, scrivere un romanzo, un racconto o un articolo giornalistico? Sebbene la scrittura, soprattutto quella creativa, si sviluppi in diverse dimensioni, l’intelligenza artificiale ha iniziato a insinuarsi anche in questo mondo.”

 

In ciascuno di questo casi l’Intelligenza Artificiale si innesta in ambiti propriamente umani, con risultati sorprendenti in cui Lui, l’Uomo, sembra avere molti vantaggi in questo scambio (forse) alla pari…


CREDITS IMMAGINE: Hanzo.
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