L’insostenibile leggerezza dell’Essere Interoperabile. Di Anna Pompilio

Come tra voi alcuni sono stati così illuminati da parlare e capire la nostra Lingua, come Apollonio di Tiana, Anassimandro ed Esopo, e molti altri di cui taccio il nome, perché non ne avete mai sentito parlare, del pari tra noi si trovano alcuni che parlano e intendono la vostra. Ma come si incontrano uccelli che non dicono motto, altri che cinguettano, altri che parlano, se ne incontrano di più perfetti ancora che sanno usare ogni sorta d’idioma.

Cyrano De Bergerac

 

La definizione di interoperabilità, per la precisione di interoperabilità sintattica, ha un che di limpido e leggero: è la capacità dei sistemi (ognuno dei quali utilizza per funzionare differenti linguaggi, tecnologie, interfacce, …) di comunicare e scambiare tra loro dati e servizi. Il modo con cui sistemi diversi cooperano, e quindi si scambiano informazioni, è attraverso l’utilizzo di standard e protocolli

Ad esempio uno degli standard più conosciuti in campo medico è DICOM (Digital Imaging and COmmunications in Medicine, immagini e comunicazione digitali in medicina) che definisce i criteri per la comunicazione, la visualizzazione, l’archiviazione e la stampa di informazioni di tipo biomedico quali ad esempio immagini radiologiche

Esiste tuttavia un’altra definizione di interoperabilità, che porta forse con sé maggiori suggestioni: l’interoperabilità semantica che si ha quando i dati scambiati sono comprensibili dai differenti sistemi coinvolti.

Di interoperabilità si parla ormai da qualche decennio: di cooperazione applicativa si questiona dagli anni ’90, esiste un quadro europeo di interoperabilità dei servizi pubblici europei già dal 2010, esistono da anni le tecnologie abilitanti, un quadro normativo di riferimento, standard e protocolli conosciuti, tutti ne riconoscono gli indubbi vantaggi eppure la sensazione è che manchi sempre qualcosa: la governance, le risorse, le competenze; e che il tema dell’Interoperabilità – così come la sostenibilità – non ci riguardi direttamente ma sia ancora una volta faccenda di qualcun altro: dell’IT, dello Stato, dei governi, del parlamento europeo, dei colossi della Silicon Valley, … 

Rimanendo in ambito PA, in quest’articolo di un paio d’anni fa si rimarcava come nonostante l’evoluzione tecnologica e nonostante gli sforzi compiuti nel corso dell’ultimo decennio sia a livello normativo sia di “evangelizzazione” dei dipendenti pubblici l’interoperabilità delle piattaforme e dei sistemi in uso nelle amministrazioni pubbliche fosse ancora un dossier irrisolto

Il problema dell’interoperabilità nella Pubblica Amministrazione (ma non solo), dicono alcuni analisti, non è (guarda caso) di natura tecnica o connesso al formato dei dati, ma è più che altro una questione semantica e la sfida principale per la realizzazione di una interoperabilità semantica è nell’adozione e nell’uso di open-standard già esistenti.

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Ne sanno forse qualcosa i due commissari straordinari che si sono succeduti per l’attuazione dell’Agenda Digitale.

Nel settore privato lo scenario sembra per certi versi meno drammatico: Telepass, per fare un esempio, la controllata del Gruppo Atlantia nata come provider di pedaggio sul mercato nazionale, sta diventando una piattaforma in grado di offrire soluzioni interoperabili per il settore dell’autotrasporto dei mezzi pesanti. 

Ogni Paese che, all’interno dell’Unione Europea, ha diritto di riscossione di un pedaggio possiede infatti un proprio sistema per il pagamento, per cui per i mezzi pesanti si rende necessario avere più apparati di bordo distribuiti dai provider locali. 

Un onere che comporta inevitabilmente maggiori costi e ad una gestione amministrativa non di poco conto. L’interoperabilità dei servizi di pedaggio di Telepass consente invece di pagare agevolmente in Europa con un unico contratto di pedaggio utilizzando un unico apparato di bordo. 

Un po’ di storia: l’eGovernment Competence Center

Negli anni 80 e 90, lo sviluppo delle tecnologie digitali era soprattutto orientato all’automazione dei processi interni alla singola amministrazione. Non esisteva ancora Internet (almeno come la conosciamo noi e con questo grado di diffusione); i personal computer erano ancora uno strumento diffuso a fasce ristrette della popolazione; il software in azienda era sviluppato per supportare il lavoro dei dipendenti e funzionari (non erano disponibili servizi digitali offerti al pubblico).

Nel 2000, il Piano di Azione (bello il termine “azione”!) sviluppato dall’allora Ministro Franco Bassanini e da Alessandro Osnaghi prevedeva da un lato lo sviluppo di servizi di front-end (o front-office), cioè rivolti a cittadini e imprese, ma anche, e soprattutto, l’integrazione dei back-end (o back-office).

Alfonso Fuggetta, SPC, niente di fatto: l’urgenza di un cambio di paradigma. Ecco come.

Nel 2002 partecipai alla progettazione e realizzazione dell’eGovernment Competence Center di Microsoft, progetto ambizioso di cui c’è ancora questa traccia in rete

“Nell’ambito dell’iniziativa eGovernment .NET per l’Italia, avviata per contribuire all’attuazione del Piano di Azione promosso dal Ministero per l’Innovazione e le Tecnologie, Microsoft ha realizzato – in collaborazione con Hp – un Competence Center che supporterà le Pal nel processo di innovazione tecnologica delle Amministrazioni.

All’interno della struttura, consulenti ed esperti tecnologici forniranno gratuitamente ai responsabili degli enti pubblici locali e agli operatori IT che si rivolgono a questo mercato le competenze e gli skill necessari per realizzare in piena autonomia progetti di eGovernment facilmente replicabili.”

La sfida principale per la realizzazione di una reale interoperabilità semantica è legata all'adozione e uso di open-standard esistenti. Condividi il Tweet

“L’eGovernment Competence Center, operativo da ottobre, si articolerà in due strutture, una a Milano e una a Roma, che avranno il compito di proporre alle piccole e medie amministrazioni un piano formativo di alto livello e un’assistenza nella realizzazione di progetti replicabili basati su tecnologia Microsoft .NET e sulle soluzioni e servizi Hp. Tali progetti, a garanzia della massima flessibilità di utilizzo, scalabilità e affidabilità, saranno conformi alla normativa italiana e saranno realizzati attraverso l’utilizzo di standard Internet aperti quali Xml.”

Nel progetto di eGovernement Competence Center di MS e HP, facevo parte della schiera di Evangelist reclutati dal buon Bill, che aveva proposto all’allora Ministro Franco Bassanini di realizzare l’integrazione applicativa tra i sistemi informativi delle pubbliche amministrazioni con una soluzione tecnica basata su Biztalk. I nostri architetti si erano preparati per mesi studiando soluzioni di cooperazione applicativa direttamente in casa Microsoft, avevamo definito un modello concettuale per lo sviluppo di soluzioni di interoperabilità comprensivo delle fasi di assessment, progettazione, sviluppo e training ed eravamo pronti a dare supporto a chiunque nella Pubblica Amministrazione Locale  volesse intraprendere questo cammino.

Per mesi presentammo a dirigenti e impiegati della PAL in tutta Italia il progetto per aiutarli ad avviare azioni locali da sviluppare di concerto con il Piano di azione di eGovernement del Ministro Bassanini, azioni che all’epoca avrebbero potuto beneficiare di sostanziosi finanziamenti dell’Unione Europea (se non ricordo male erano stati stanziati circa 500 milioni di euro).

Come è andata a finire è un fatto noto. 

Interoperabilità semantica: un sogno ancora aperto

La sfida principale per la realizzazione di una interoperabilità semantica è nell’adozione e nell’uso di open-standard già esistenti si è detto qualche paragrafo sopra, riportando la sintesi del parere di esperti, tuttavia alla luce delle considerazioni fatte fin qui si capisce bene come le sfide per l’attuazione di vere soluzioni di interoperabilità semantica siano forse molteplici e variegate, non solo nel settore pubblico ma anche nel privato, posto che ognuno subisce e influenza l’altro vicendevolmente, basti pensare alla fatturazione elettronica.

Non si ha qui la presunzione di indicare il cammino per l’ integrazione e la cooperazione, per quello non basterebbe neanche un long post, ma unicamente il proponimento di sottolineare – una volta di più – come alla base di tutto ci sia il linguaggio, la semantica, il significato perché infine: i progetti sappiamo come farli, le tecnologie sono mature, gli standard li conosciamo, le linee guida le abbiamo definite… Non resta dunque che provare a comprendersi nella diversità.


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ID Immagine 1: 119823215. Diritto d'autore: Kheng Ho Toh       
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Anna Pompilio
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