E-commerce e Big Data: innovazione e profilazione per un commercio ad personam.

Un giro d’affari che nel 2015 sfiora i 29 miliardi d’euro nella sola Italia, mentre si conta che nel 2016 gli acquisti in Rete in Europa occidentale abbiano toccato i 351,4 miliardi di dollari, con un incremento del 10,5% rispetto al 2015. Si tratta di dati che evidenziano come la vendita online sia una fonte di introiti niente affatto secondaria, destinata a crescere e a mutare le abitudini di acquisto e il marketing stesso.

Abbiamo già affrontato il tema della “logistica” dell’e-commerce: la necessità che a una piattaforma di vendite online corrisponda una struttura ben organizzata, in grado di funzionare con precisione e tempestività.
Ma a monte della vendita, c’è un segmento determinante della catena commerciale, che ne costituisce forse l’elemento più dirompente, e che chiama in causa i Big Data: la profilazione dell’utente, protagonista con il commercio online, di esperienze, modalità e abitudini d’acquisto del tutto nuove.

Una case history interessante, che illustra queste dinamiche, è il recente model business applicato dalla piattaforma di e-commerce cinese Alibabà. Il fondatore Jack Ma ha lanciato, in occasione della giornata dei single, una serie di sconti speciali sui prodotti dell’e-commerce. Lo scorso 11 novembre, il successo è stato tale che nelle prime dodici ore la piattaforma online ha fatturato 11,9 miliardi di dollari. Alibabà ha sfruttato così un piano di marketing che ha colpito un target specifico, già interessato ai servizi che la società cinese era in grado di offrire. È in un contesto similare infatti che entra in gioco l’analisi del comportamento dell’utente e la sua conseguente profilazione.

Il negozio online diventerà punto di riferimento per lo shopping… Condividi il Tweet

Per profilazione si intende l’insieme di attività di raccolta ed elaborazione dei dati inerenti a un utente: mediante questa attività con i Big Data Analytics si possono per esempio identificare, per conto di un’azienda, età, sesso, locazione geografica, abitudini, gusti personali del target di riferimento.
Di conseguenza le imprese possono utilizzare queste informazioni per configurare strategie di marketing, piani di comunicazione, migliorare i parametri di visualizzazione del sito, personalizzare l’esperienza d’acquisto e creare prodotti e servizi “taylor-made”. Non solo per riproporre all’utente prodotti e servizi inerenti ad acquisti già fatti, ma anche per suggerirgli acquisti che rientrano nei suoi potenziali interessi. In questo modo le aziende non si limitano a seguire – e talvolta a “inseguire” il consumatore – ma anticipano i suoi bisogni e desideri.
Ogni singolo click, la navigazione sui siti internet, i post pubblicati sui social, i “mi piace”, le pagine che seguiamo, sono tracce del nostro DNA di acquirenti e consumatori, che vengono impiegate per attuare non solo marketing, ma remarketing. Con questo termine si intende infatti una forma di pubblicità online che si rivolge agli utenti in base alle loro precedenti azioni sul web: permette di ricontattare gli utenti che hanno precedentemente visitato un determinato sito e mostrare loro annunci online attraverso strumenti come la rete display di Google.

I vantaggi di questo tipo di sistema di vendita online sono evidenti: nel commercio attuale, dove lo spazio per il rischio e per le “scommesse” è sempre meno, la profilazione è uno strumento potente per ottimizzare i tempi, per velocizzare i processi di acquisto e di vendita, e ridurre di conseguenza gli errori e le spese.
E se si confermerà, con il passare del tempo, questa tendenza, il negozio online diventerà punto di riferimento per lo shopping, mutando ulteriormente le abitudini di acquisto e diffondendo un nuovo modo di fare marketing, cucito sulle esigenze del singolo consumatore, in cui – inutile dirlo – i Big Data giocheranno un ruolo fondamentale.

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