Come approntare il miglior sistema di supporto alle attività di gestione delle emergenze. Di Paola Chiesa.

Per declinare a livello comunale il più ampio processo di governance territoriale, lo strumento principe, sia programmatico che operativo, per costruire un sistema di supporto alle diverse azioni di gestione delle emergenze, è rappresentato dal Piano Comunale di Protezione Civile. Si tratta dell’insieme delle procedure operative di intervento per fronteggiare una qualsiasi calamità attesa in un determinato territorio.

Il piano si articola concettualmente in tre parti fondamentali:

  • la prima, di carattere informativo, contiene tutte le indicazioni sulle caratteristiche e sulla struttura del territorio;
  • la seconda, di carattere pianificatorio, stabilisce quali sono gli obiettivi da raggiungere per garantire la protezione civile ad una data situazione d’emergenza, definendo nel contempo le competenze dei diversi soggetti coinvolti;
  • la terza, di carattere esecutivo, descrive il modello d’intervento da adottare. Definisce le responsabilità decisionali, dispone le modalità di utilizzo delle risorse, indica quali caratteristiche deve avere il sistema di comunicazione affinché sia garantito uno scambio costante di informazioni tra tutti i soggetti coinvolti.

Come si costruisce un Piano di Protezione Civile?

Il primo passo per la costruzione del Piano di Protezione Civile è costituito dall’acquisizione di tutte le informazioni utili per la caratterizzazione e l’analisi del territorio in esame, dal punto di vista fisico- geografico, amministrativo e demografico, idrografico, geologico, sismico, atmosferico.

Analogamente vengono identificati in questa fase gli elementi antropici del territorio esaminato, in particolare gli agglomerati urbani, le infrastrutture viarie, gli impianti tecnologici, le strutture ricettive e ricreative, le aree naturalistiche.

Per declinare a livello comunale il più ampio processo di governance territoriale, lo strumento principe è rappresentato dal Piano Comunale di Protezione Civile. Condividi il Tweet

Si procede con la definizione dell’organizzazione del sistema di comando e controllo, che prevede al vertice la figura del Sindaco quale massima autorità comunale di protezione civile e si articola via via in una struttura tecnica che ha lo scopo di gestire l’emergenza entro un quadro di controllo organico e attraverso un’organizzazione flessibile che consenta, in emergenza, un’attivazione agile e un apporto diretto alle operazioni di protezione civile.

Lo scenario atteso rappresenta l’oggetto sul quale dover pianificare la capacità di risposta dell’ente locale. Semplificando, potremmo distinguere le seguenti attività di soccorso da dover porre in essere:

  • soccorso tecnico urgente
  • messa in sicurezza;
  • pronto soccorso sanitario;
  • prima assistenza alle popolazioni
  • mantenimento dell’ordine pubblico
  • ripristino della funzionalità dei servizi essenziali;
  • attività di supporto logistico;
  • prima ricostruzione.

Nella redazione della parte operativa del Piano Comunale di Protezione Civile vengono dettagliati, per ogni tipologia di evento (frana, alluvione, incidente stradale, sisma ecc.) gli scenari di rischio che possono verificarsi e le procedure di emergenza da attivare.

In particolare, gli scenari di rischio vengono specificati definendone:

  • la pericolosità territoriale e la descrizione del tipo di dissesto;
  • la vulnerabilità antropica e la descrizione degli impatti sulla popolazione e sulle infrastrutture;
  • la prevenzione realizzata o da realizzare;
  • la gestione dettagliata dell’emergenza (monitoraggio, chiusura strade, allertamento della popolazione, evacuazione).

Le procedure di emergenza si distinguono in procedure di allertamento e di intervento, e identificano le strutture dell’Ente che devono essere attivate, nonché quali interventi devono essere effettuati in caso di calamità.

Le procedure di emergenza si distinguono in procedure di allertamento e di intervento, e identificano le strutture dell’Ente che devono essere attivate, nonché gli interventi da effettuare in caso di calamità. Condividi il Tweet

Nella redazione del Piano Comunale di Protezione Civile, è fondamentale integrare le informazioni raccolte a livello locale, con i dati provenienti dalle banche dati regionali e provinciali e con gli strumenti di pianificazione sovraordinata, quali ad esempio il PAI (piano territoriale per l’assetto idrogeologico), strumento conoscitivo, normativo e tecnico operativo per la difesa da frane e alluvioni, che punta a ridurre il rischio idrogeologico entro valori compatibili con gli usi del suolo in atto, per salvaguardare l’incolumità delle persone e ridurre al minimo i danni ai beni esposti.

Ulteriori riferimenti sono il piano regionale di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi, il piano di emergenza provinciale e il piano territoriale di coordinamento.

Struttura organizzativa e risorse attivabili

L’autorità comunale di protezione civile è rappresentata dal Sindaco, il quale, al verificarsi dell’emergenza, assume la direzione unitaria e il coordinamento dei servizi di soccorso e di assistenza alla popolazione colpita. Provvede ai primi interventi necessari e dà attuazione a quanto previsto dalla pianificazione di protezione civile, assicurando il costante aggiornamento del flusso di informazioni con il Prefetto e il Presidente della Giunta Regionale. Il Sindaco cura altresì l’attività di informazione alla popolazione.

La struttura organizzativa di protezione civile prevede per le diverse funzioni di supporto, specifici incarichi e mansioni per la gestione dell’emergenza. Il Piano Comunale di Protezione Civile contiene indicazioni circa le attività elementari di ogni funzione a seconda delle diverse fasi di allertamento, prevede il censimento e l’organizzazione delle risorse umane e strumentali a disposizione dell’amministrazione comunale per far fronte alle attività di protezione civile, e stabilisce il sistema di comunicazione con le strutture operative incaricate dei soccorsi (Comandi di Polizia Municipale, Vigili del Fuoco, Forze dell’Ordine, ARPA, ASL ecc.).

In caso di emergenza, bisogna poter contare sulla disponibilità di persone (dipendenti e volontari), di luoghi (magazzini, strutture e aree destinabili ai fini di Protezione Civile), di materiali vari (tecnici, di emergenza, di conforto) e di mezzi (trasporto persone, trasporto cose, movimento terra), nonché su una disponibilità economica.

In particolare, le aree destinate alla protezione civile possono essere di diverse tipologie:

  • area di attesa (punto di raccolta della popolazione);
  • area di accoglienza (punto di ricovero della popolazione evacuata);
  • area di ammassamento (punto di raccolta delle Forze dell’Ordine e di protezione civile).

Azioni da attuare in tempo di pace

Per mantenere aggiornato ed operativo un piano comunale, in tempo di pace i dati devono essere regolarmente aggiornati, così come i materiali e i mezzi devono essere sottoposti a controllo periodico. Allo stesso modo, devono essere previste azioni di sensibilizzazione, formazione e aggiornamento sia nei confronti della popolazione, sia nei confronti degli amministratori pubblici, dei funzionari, dei tecnici e dei volontari.

Merita un approfondimento l’analisi del sistema di allertamento per la segnalazione del rischio, presupposto per l’attivazione di una eventuale procedura di emergenza.

Il 1° dicembre 2018, è entrato in vigore il nuovo Disciplinare di Allertamento di Protezione civile, approvato dalla Giunta Regionale del Piemonte. Il disciplinare regolamenta l’emissione e la gestione delle allerte meteoidrologiche.

Verde, giallo, arancione e rosso sono i colori che indicano il diverso grado di allerta; le fasi operative descrivono la condizione in cui si pone la sala di protezione civile (attenzione, preallarme, allarme). Gli attuali “livelli di allerta” con codici colore, vanno a sostituire i precedenti “livelli di criticità” (ordinaria moderata elevata).

La comunicazione dell’allerta è distinta per:

  • criticità idraulica per i corsi d’acqua del reticolo maggiore;
  • criticità idrogeologica per frane e corsi d’acqua minori;
  • criticità idrogeologica per temporali.

La correlazione tra fase operativa e allerta non è però automatica, ma deve essere dichiarata dai soggetti responsabili delle pianificazioni; parimenti deve essere formalizzato il rientro a una fase operativa inferiore e/o la cessazione dell’attivazione.

 

Conclusioni

Il percorso che porta alla redazione di un Piano Comunale di Protezione Civile, si sviluppa come abbiamo visto attraverso le fasi di analisi territoriale, di definizione degli scenari di rischio, di organizzazione delle risorse, di procedure, di formazione e informazione.

In questo sistema emergono con chiarezza due concetti fondamentali, ai fini di una efficace governance del territorio: la conoscenza e l’attendibilità dei dati.

La conoscenza del territorio trae a ben vedere il suo fondamento da presupposti e analisi storiche, rilevamenti e accertamenti puntuali, dati generali e specifici che fotografino la relazione tra le caratteristiche fisiche e la struttura socioeconomica del territorio comunale.

In tutto questo assume importanza fondamentale la qualità, attendibilità e aggiornabilità del dato, poiché consente di trasformare l’informazione da dato gestionale a dato programmatorio utile per la definizione delle politiche di mitigazione e procedure di emergenza.

La governance del territorio, anche in tema di protezione civile, richiede una visione: si passa dal concetto di esercizio del potere a quello della qualità delle azioni di governo del territorio. Condividi il Tweet

D’altro canto, la cartina di tornasole per verificare la solidità e l’efficacia di un Piano Comunale di Protezione Civile, è costituita dalle attività di formazione e informazione, rivolte non solo a all’interno dell’ente ma anche ai cittadini, poiché consentono di ridurre i danni che un evento può provocare: in particolare, l’informazione alla popolazione è necessaria per avviare sia comportamenti autoprotettivi, sia di solidarietà nelle operazioni d’emergenza conseguenti ad un evento.

In questa direzione l’ente comunale, attraverso l’attuazione del piano, deve rendersi garante della crescita della comunità locale.

Infine, pur avendo come riferimento il contesto dello specifico territorio comunale, è utile che un amministratore pubblico, nella valutazione degli scenari di rischio, nell’organizzazione delle risorse e nell’attivazione delle procedure da seguire, coltivi e persegua una politica sovracomunale, per fronteggiare le emergenze ottimizzando gli sforzi e le azioni da intraprendere, in sinergia con gli altri amministratori del territorio circostante.

La governance del territorio, anche in tema di protezione civile, richiede infatti una visione: si passa dal concetto di esercizio del potere a quello della qualità delle concrete azioni di governo del territorio, in termini di efficacia e coerenza.

 

Approfondimenti


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