Fame di energia: l’Italia di fronte alle scelte sulle rinnovabili.

Le organizzazioni sociali, imprese, famiglie, istituzioni – proprio come enormi organismi viventi – basano la loro sussistenza su un consumo costante di energia. Per questo mezzi e fonti per produrla sono questioni più che mai aperte e complesse, anche sullo scacchiere geopolitico, oltre che nei dibattiti che chiamano in causa la sensibilità della società civile, come l’attualità ogni giorno ci mostra. Perché la questione dell’energia è legata indissolubilmente con la questione della tutela dell’ambiente e della salvaguardia del patrimonio naturale e, in modo sia diretto che indiretto, con la salute delle persone che sul pianeta ci vivono.

Basti pensare che per raggiungere l’obiettivo sottoscritto dai paesi del mondo durante la Cop21 di Parigi, quello di ridurre l’aumento di riscaldamento globale di 2 C°, occorrerebbe secondo gli esperti pervenire a una totale decarbonizzazione entro il 2050, ovvero al totale abbandono dei combustibili fossili in favore delle cosiddette energie alternative. Cosa non prevista in realtà dall’accordo, che rimanda ai singoli paesi l’obiettivo di mettersi in pari con la riduzione delle emissioni di CO, puntando su un generico equilibrio tra emissioni e compensazioni dei cosiddetti sink biosferici ovvero i bacini naturali che immagazzinano anidride carbonica come oceani e foreste, come ci spiega questo articolo.

Se dunque il futuro del pianeta dipende in gran parte da come produciamo l’energia che ci serve, qual è la situazione nel nostro Paese? La risposta potrebbe sorprendere perché in realtà l’Italia risulta più preparata di quanto ci si aspetterebbe, almeno rispetto ad altri Paesi, anche europei, e considerando i più recenti report disponibili sulla produzione di energia elettrica e sul fabbisogno energetico. Vediamone alcune riferite agli ultimi due anni.

Secondo GSE infatti, che fa parte del Sistema Statistico Nazionale e con Terna realizza report sulla produzione di energia elettrica, nel 2014 il 37% del consumo interno lordo è derivato da rinnovabili (ovvero circa i 2/3), secondo una tendenza in crescita che vede impiegate nell’ordine l’idraulica, il solare, le bioenergie, l’eolica e la geotermica. Anche se c’è da notare che il dato del 2015, per ora solo allo stato di previsione nei report di GSE, potrebbe invece indicare un calo, dipeso però sembra da fattori contingenti (seppur non trascurabili nel caso di questo tipo di fonte), come le scarse piogge, che avrebbero rallentato la produzione di energia idroelettrica.

Secondo il rapporto del Ministero dello Sviluppo Economico riguardo sempre al 2014 poi, il 43% dell’energia elettrica prodotta in Italia è derivante da fonti rinnovabili, in un quadro generale che per quell’anno vedeva anche un abbassamento dei consumi energetici del 3,8%, solo in parte spiegabili con la contrazione della produzione industriale.
Nel 2015 invece si è registrato un aumento deli consumi e anche qui fattori contingenti hanno inciso, come il clima particolarmente caldo che avrebbe favorito l’utilizzo degli impianti di condizionamento. Mentre il dato della produzione di energia elettrica soddisfatto da rinnovabili è intorno al 39%.

Naturalmente, oltre all’energia elettrica, ci sono altre sorgenti di fabbisogno, come quelle dei trasporti o del riscaldamento. Tuttavia, anche considerando la questione da un punto di vista più generale, e assumendo il dato dell’efficienza energetica, questa tendenza positiva pare confermarsi. Secondo stime relative al quinquennio 2011-2016 infatti, l’Italia è prima fra i paesi europei industrializzati per consumo energetico con 2,4 tonnellate equivalenti di petrolio contro i 3 di Inghilterra, i 3,7 di Francia e i 3,8 della Germania, e insieme con una diminuzione del 20% di emissioni di gas nocivi (al 3° posto in Europa e al 1° fra i paesi europei industrializzati).
Se l’obiettivo dichiarato del Governo è quello di portare la percentuale di energia elettrica da fonti rinnovabili dal 39% al 50%, anche lo sforzo di famiglie e imprese italiane nella scelta delle cosiddette FER ha contribuito decisamente alla situazione attuale.

Questo non significa tuttavia che l’orizzonte sia roseo. Molta strada e precise scelte culturali, oltre che politiche sono da compiere. Basti pensare al peso sulla nostra economia del dover importare parte dell’energia elettrica che ci occorre e gran parte dei combustibili fossili. E come in realtà gli obiettivi di una piena adesione all’energia pulita debbano essere sostenuti da decisi investimenti in ricerca e in incentivi, con una sinergia che veda attivi Istituzioni, imprese tecnologicamente avanzate, centri di studio e analisi, e anche una cittadinanza partecipe e coinvolta.
Vedremo allora come il “corpo” sociale placherà la sua fame di energia e se sarà capace insieme di salvaguardare il Pianeta e dunque se stesso.

 

 

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