La stanza digitale: web, comunicazione e scrittura al femminile

Quando si parla di comunicazione al “femminile”, soprattutto – ma non solo – in materia di scrittura, si ricorre a una metafora assai potente, cui anche noi non ci sottrarremo, per l’insuperato valore simbolico che riveste.
Parliamo della “stanza tutta per sé” che Virginia Woolf nell’omonimo saggio descriveva come conditio sine qua non dell’assumere da parte delle donne un ruolo sia nella letteratura che, più in generale, nella società.

La stanza in cui scrivere e pensare – spazio fisico di autonomia riflessiva – è infatti equivalente, per la celebre scrittrice, allo spazio mentale del valore dell’indipendenza, senza la quale non c’è ruolo per le donne nel mondo perché non c’è, innanzitutto, la possibilità di un pensiero originale e dunque libero.
La storia della partecipazione delle donne alla vita intellettuale è da sempre – salvo rare eccezioni – una storia di destini individuali, occasionalmente capaci di emergere per meriti personali e specifiche contingenze sociali, comete in un universo femminino generalmente confinato nell’anonimato.

Fu la Francia tra il Sei e il Settecento, con i suoi salotti e la sua “civiltà della conversazione” – come la definì Benedetta Craveri nel suo celebre saggio “La civiltà della conversazione” (Adelphi, Milano 2001) – a mostrare per prima una densità di figure femminili protagoniste incisive del loro tempo, a dimostrazione dell’importanza di uno spazio di confronto come prerequisito dell’espressione individuale diffusa.

Inquadrato quindi il topic da un punto di vista generale – senza entrare nel merito di un eventuale specifico femminile nell’argomentare delle donne nella scrittura in generale – vorremmo valutare insieme quali spazi di espressione si siano aperti oggi, anche per loro, con il dilatarsi dei luoghi dell’incontro, seppur virtuali, in quei grandi canali di comunicazione che sono la Rete e i Social Media. E considerare se questi spazi possano essere una base così densa di relazioni e saperi da costituire precondizione per l’emergere di talenti e individualità di spicco.

La domanda che ci poniamo è questa: c’è una stanza digitale in cui oggi le donne possano trovare quello spazio di autonomia e di pensiero che auspicava la nostra Virginia Woolf?
Perché se è vero che tanta strada è stata fatta verso una piena dignità delle donne come scrittrici e più in generale come soggetti attivi nel dibattito culturale, ancora tanta – crediamo – resta da farne.

Un dato può essere utile: la presenza delle donne sulla Rete e sui Social Media. Secondo il rapporto dell’ISTAT Cittadini, imprese e ICT per l’anno 2015: “…le differenze di genere sono forti, con un gap a favore degli uomini di 9,2 punti percentuali (55,8% delle donne contro 65,0% degli uomini), soprattutto dopo i 44 anni, mentre si annullano tra i più giovani (15-24 anni), i quali mostrano livelli prossimi alla saturazione”.

Riguardo ai Social invece, assumendo come punto di riferimento Facebook quale piattaforma più utilizzata a livello globale, in Italia – secondo l’indagine 2016 di We Are Social – le donne costituiscono il 46% dell’utenza contro il 54% maschile.
Negli Stati Uniti poi il campione femminile supera quello maschile con proporzioni rovesciate rispetto all’Italia, a segnalare quindi una tendenza non effimera e destinata anzi ad acuirsi, se è vero che la società occidentale d’oltreoceano prefigura cambiamenti a venire anche in Europa.

Del resto – anche sotto l’aspetto specifico della scrittura femminile – nei paesi anglosassoni le donne scrittrici fanno rete da tempo, tanto che anche in Italia sono nate iniziative su quel modello.
Come il Womens Fiction Festival che si svolge annualmente a Matera, dove si incontrano scrittrici, case editrici e lettrici.

Nell’ambito di questa esperienza è nata una casa editrice di e-book al femminile, Emma Books: una “letteratura scritta dalle donne per le donne”, secondo una tendenza generale che vede appunto le donne protagoniste della letteratura digitale e del self-publishing sulle innumerevoli piattaforme che hanno reso più facile la scrittura di un’opera e la sua condivisione. Anche un’altra realtà come EWWA – European Writing Women Association nasce per riunire le figuri femminile che operano nel mondo editoriale, e creare occasioni di incontro e collaborazione.

E basta navigare la Rete e i Social Media per imbattersi in gruppi e siti che raccolgono le voci di scrittrici, non sono solo romanzi e novelle. Con i blog molte donne, proprio attraverso la Rete, hanno potuto infatti costruirsi una professione con la scrittura – trattando anche, ma non solo, di tematiche specifiche e vicine a loro, come la moda, la cucina, la cura dei figli – combattendo nei fatti quel digital divide che è il crinale oltre il quale rimanere per non essere esclusi dalla contemporaneità.

In questo senso opera un’iniziativa come Rosa digitale che, dal 7 al 13 marzo in ogni Regione italiana, organizza incontri ed eventi per la promozione della cultura digitale alle donne. Tra queste “Il blog come strumento di comunicazione”, a Torino il 10 marzo, è a cura della rete #adotta1blogger che ha tra i suoi affiliati tante interessanti voci di scrittrici.

Chissà cosa avrebbe detto allora Virginia Woolf di queste donne del futuro che dalle loro stanze digitali si affacciano sul mondo per portarvi il loro sguardo e il loro contributo?
Le avrebbe forse esortate al rigore dello studio, come chiave per aprire quella stanza e fare risuonare la loro voce al di fuori…

 

 

Iscrizione a MEMEnto6, la newsletter di 6MEMES

Vuoi seguire i nostri MEMES?
Iscriviti a MEMEnto6, la newsletter del blog 6Memes.

VOGLIO ISCRIVERMI