Il treno della predizione corre sulle nuvole, o meglio, sui CLOUDS.

Cosa, più di una nuvola, riporta al comune sentire in termini di leggerezza?
Alte, soffici e impalpabili, le nuvole rappresentano la sostanza e la forma di un concetto che, ai giorni nostri, assume un valore in più, del tutto inedito, che esploreremo insieme: quello dell’efficienza.
Alla leggerezza del resto – intesa come valore culturale, ancora prima che come keyword con cui marcare l’attualità – è dedicato il primo “memo” analizzata da Calvino nel suo capolavoro Lezioni americane. Leggerezza intesa innanzitutto come superamento del concetto di “peso”, senza nulla concedere alla superficialità, che è ben altra cosa.
La differenza tra le due possibili varianti del termine, come ricorda Calvino, sta infatti nella grazia con cui si riesce a gestire una faticosa incombenza, piuttosto che nel restare in una dimensione di superficie dell’essere. La leggerezza così intesa è intrecciata all’apparente naturalezza di un risultato frutto in verità di un sapere disposto ad arte, piuttosto che nella facilità del suo raggiungimento.
Come dire: se anche nel tagliare un determinato traguardo non c’è alcuna traccia dello sforzo occorso per arrivarvi, lo sforzo c’è stato, eccome. Solo che è stato capace di non appesantire il risultato finale, liberandolo anzi da ogni contingenza. E se esiste oggi, nel nostro orizzonte culturale e tecnologico, una metafora adatta per rappresentare questo stato delle cose, cosa, meglio di un Cloud?

Se tale accostamento può sembrare a un primo approccio quasi eretico, così non è. Non lo è se pensiamo innanzitutto allo sforzo – sia in termini di risorse che di energie – che accompagna ogni impresa tecnologica alla cui base c’è un’intuizione capace di elevarsi a strumento di azione e condivisione. Non lo è se ci confrontiamo poi con il risultato finale: l’interfaccia immediato con pressoché qualsiasi sistema o programma attraverso una semplice connessione internet.
La “filosofia” del Cloud – perché di questo, si tratta, ovvero di un approccio diverso al lavoro, e non soltanto di uno strumento d’uso comune – opera in un ambiente di assoluta leggerezza, rapidità e soprattutto, come anticipato, di efficienza.
Il Cloud, infatti, consente anche alle realtà economiche più piccole di farsi supportare da tecnologie innovative, permette l’utilizzo e la distribuzione di beni immateriali a distanza ed è in grado di generare lavoro anche in ambienti di mobilità, accelerando in potenza molti processi sia progettuali che operativi.
Un insieme di valori capaci dunque di tradursi, sotto la giusta guida, in un eccezionale motore di business che, in un momento di difficoltà economica e produttiva come l’attuale, non può non rivestire un carattere di assoluta preminenza.

Non a caso grandi colossi come Google, Microsoft e Amazon si stanno sempre più spostando su sistemi di Cloud Computing che, attraverso algoritmi dedicati, garantiscono alle aziende di elaborare strategie predittive per i business futuri.
Tali sistemi si intrecciano a doppio filo con i Big Data, arrivando ad elaborare modelli statistici che, in base ai dati già disponibili, sono in grado di anticipare possibili esiti futuri con un buon grado di probabilità.
È l’esempio di Amazon Machine Learning, lanciato da poco da Amazon, realizzato in modo tale che gli sviluppatori possano generare modelli predittivi su cloud basati sui propri dati, riuscendo così ad organizzare meglio le proprie strategie di azione.
O quello di Microsoft Azure, la piattaforma cloud di Microsoft: “una raccolta in continua crescita di servizi integrati per calcolo, archiviazione, dati, rete e app, che ti permettono di essere più veloce, più efficiente e di risparmiare denaro.”
In entrambi i casi – così come per quanto riguarda altri prodotti simili, seppure ognuno con le proprie caratteristiche – si tratta di strumenti che fanno della “leggerezza” il loro primo comandamento, rendendo semplice e immediato ciò che in realtà è frutto di una mole considerevole di competenze, invenzioni e saperi messi in campo e fatti interagire tra loro da una moltitudine di persone, ciascuno esperto nel proprio settore e con incarichi diversi.
In nome di un’efficienza un tempo non lontano davvero inimmaginabile. O meglio: impalpabile.

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