Big Data. Perché (e come) proteggere la privacy?

Abbiamo già affrontato il nodo Big Data e sicurezza e le misure da adottare per garantire la protezione dei dati.
Ma perché occorre proteggerli? Quali minacce possono derivare alle persone da un uso non regolamentato dei Big Data?

Ogni individuo lascia “scie” di dati dietro di sé, il più delle volte in modo inconsapevole. Le azioni compiute online e i dati che viaggiano sul web vengono registrati e analizzati per ricavarne informazioni: gli utenti vengono profilati in base a come trascorrono il loro tempo libero, a che musica ascoltano, ai luoghi che visitano, al lavoro che fanno, alle abitudini alimentari, a ciò che comprano online. E ancora: tramite l’analisi dei social network, è possibile monitorare le loro opinioni sui temi del momento, e farne oggetto di previsioni e strategie future di marketing, da parte, ad esempio, delle aziende.
Una società misurabile, insomma, dove ogni comportamento online può essere studiato, fornendo preziose informazioni qualitative e quantitative, che a loro volta trovano diverse applicazioni. Per esempio sono utilissime per creare annunci mirati di marketing o per minuziosi customer profile. E abbiamo già visto, ad esempio, come i dati potrebbero essere utilizzati – in un futuro neanche troppo lontano – dalle compagnie assicurative per creare polizze ad personam.

Il punto di rottura in questo contesto è rappresentato dal fatto che i Big Data possono essere disponibili anche a un’utenza non specializzata e non tecnicamente preparata.
La già citata scia di dati che lasciamo sul web può rimandare infatti a informazioni riconducibili a specifici individui, rendendo noti ad esempio nome e cognome, indirizzo IP, data di nascita.
Il vero pericolo si ha quando è possibile unire diverse informazioni provenienti da diverse fonti: per esempio dati sanitari, spese online, metodi di pagamento, opinioni espresse. Una profilazione sempre più puntuale e analitica che comporta il rischio di limitazioni alla libertà personale o di discriminazioni (in base allo stato di salute, per fare un solo eclatante esempio).

Una società misurabile dove ogni azione compiuta online può essere studiata… Condividi il Tweet

Più volte il tema Big Data e privacy è stato al centro di dibatti in sede europea. Nel mese di maggio 2016 è stato emanato il nuovo regolamento sulla protezione dei dati che entrerà in vigore a partire dal 25 maggio 2018.
La normativa europea – rivolta a tutti i soggetti titolari di dati – ruota attorno a diversi punti cardine che hanno lo scopo di garantire la massima protezione dei dati sensibili in tutti i Paesi membri, assicurando che le leggi nazionali dei singoli stati non abbassino gli standard definiti.
Le novità principali riguardano vari aspetti, tra cui l’introduzione della figura del Data Protection Officer (DPO), il responsabile della protezione dei dati; il Diritto all’oblio, ovvero la possibilità di ottenere la rimozione completa dei propri dati da uno specifico servizio; la Privacy by design (per cui le misure di protezione devono essere previste sin dalla fase di progettazione), e la Privacy by default che vincola il trattamento dei dati alle finalità previste e per i tempi strettamente necessari. Infine, il Principio di accountability, in base al quale il titolare del trattamento dei dati dovrà dimostrare di adottare politiche adeguate al Regolamento.

I passi mossi a livello europeo sono significativi, in quanto segnale di una presa di coscienza collettiva sul grande potenziale dei Big Data e – allo stesso tempo – sui rischi derivanti da un uso non sapientemente regolato.
Ma, analizzate e opportunamente limitate le minacce alla privacy, occorre dire che sono molteplici anche i vantaggi; nel prossimo articolo di questa rubrica vi mostreremo come i Big Data, per esempio, possono essere alla base di efficaci sistemi di prevenzione del crimine.

 

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