Complessità, visualizzazione dei dati e apprendimento: una caccia al tesoro. Di Natalia Robusti.


Dopo gli articoli di Anna Pompilio e Giulio Destri sulle mappe [geografiche] è venuto il mio turno di prendere il testimone del topic che, in una sorta di “staffetta tematica”, abbiamo affrontato in questi mesi su #6MEMES a proposito di complessità delle informazioni da ridurre a più miti consigli…

Vorrei trattare dunque queste tematiche seguendo (tuttavia) una riflessione contro-intuitiva, parlando cioè non di spazio, ma di tempo.

Perché una mappa geografica, in fondo, non è altro che questo: una scorciatoia eccezionalmente veloce con cui il nostro sguardo (prima) e il nostro pensiero (poi) attraversano simbolicamente un luogo fisico percorrendone il disegno astratto e, in questo intervallo di tempo cercano di conoscerlo, seppure “da fuori” anziché “da dentro”.

Ancora meglio l’ha spiegato Giulio Destri, definendola un “modello particolare, usato da millenni, nelle sue varie forme, per capire quali informazioni, disponendo di conoscenze di geografia e geologia, si possono trarre dalla mappa stessa. E quindi, in base alle conoscenze presenti nel nostro “modello del mondo”, integrare i pochi dati [simbolici] presenti in una mappa per estrarne una conoscenza [reale]di luoghi e regioni.”

La mappa geografica, dunque, dispiegata come un disegno che approssima la realtà come modello della stessa, richiede un tempo di lettura e di interpretazione che è tanto più lungo tanto più la mappa è grande, oppure accurata, in un percorso di esplorazione, apprendimento e conoscenza tipico di noi umani.

Una mappa, in fondo, non è altro che questo: una scorciatoia eccezionalmente veloce con cui il nostro sguardo attraversa simbolicamente un luogo fisico percorrendone il disegno astratto. Condividi il Tweet

Per capire quanto questo sia vero, facciamo un passo all’indietro (o anche due :-) in un periodo in cui ciascuno di noi, attraverso il rapporto spazio-tempo, ha raggiunto un’importante fase del proprio sviluppo evolutivo.

Un passo dopo l’altro e dopo l’altro…

Parlo di quando eravamo ancora bambini e, a un certo punto, da seduti ci siamo messi prima in “gattone” e poi ancora, muovendo i primi, incerti passi, abbiamo iniziato la nostra esplorazione del mondo attivando centimetro dopo centimetro il nostro sviluppo psico-motorio in parallelo alla nostra esplorazione del luogo in cui ci muovevamo.

In quello stesso, specifico e personale intervallo evolutivo, ciascuno di noi ha iniziato a conoscere il mondo intorno e a distinguerlo da sé, in una sorta di apprendimento in divenire in cui l’istanza “come faccio ad arrivare là, dove c’è quella cosa colorata e tanto bella?” si è fatta prima goffo movimento, poi tempo incerto (e necessario) ad arrivare alla meta, in un secondo momento è divenuta approdo al traguardo dell’esperienza diretta (quando è stato raggiunto l’oggetto del desiderio) e infine della conoscenza astratta, attraverso l’introiezione dell’esperienza stessa.

Nel frattempo, senza rendercene conto, aprivamo nuovi circuiti nella nostra mente, allenavamo nuovi muscoli del nostro corpo e affinavamo le nostre capacità di apprendimento, pronti per attivare analoghe inferenze una volta che ci fossimo trovati a muoverci in un altro luogo, in un altro tempo, ma questa volta con già “in tasca” la bussola di quella precedente esplorazione.

E parlo di “movimento” non a caso: uno spazio lo si conosce sempre e solo attraversandolo.

Che lo si faccia in ginocchio o con lo sguardo, a piedi o in aero o soltanto con l’immaginazione poco importa: per attraversare un luogo ci vuole il suo tempo, e in quel movimento vi è sempre impressa la rappresentazione di noi stessi, creata passo dopo passo durante il nostro percorso di crescita ed evoluzione.

La forza dei luoghi, dunque, ancor prima di essere impressi (ex -post) in una qualsiasi mappa geografica, vengono incisi (ex-ante) all’interno del nostro processo evolutivo in quanto umani. E questo è tanto più vero e interessante quanto più è vero (e misterioso) il fatto che è solo attraverso l’apprendimento ogni singolo individuo esprime la propria individualità, e tale evoluzione avviene (anche) grazie al contesto e dunque all’ambiente in cui ci muoviamo.

La forza dei luoghi, ancor prima di essere impressi ex -post in una qualsiasi mappa geografica, vengono incisi ex-ante all'interno del nostro processo evolutivo in quanto umani. Condividi il Tweet

Perché – come ci illustra anche l’opera Psicologia e psicobiologia dell’apprendimento, di Laura Mandolesi e Domenico Passafiume (Editore Hoepli):

“L’apprendimento è un processo cognitivo su cui agiscono forze innate ed acquisite, su cui intervengono svariati altri processi e meccanismi come le emozioni, le motivazioni e le percezioni. Ma sull’apprendimento interviene anche un altro processo, il movimento.

È questo un nuovo concetto da poco approdato sul territorio neuroscientifico, ed il suo vero nome è Path Integration, integrazione del cammino, ossia la capacità di capire dove siamo in funzione di dove eravamo e di come ci siamo mossi.”

Non solo: possiamo anche azzardare oltre nelle nostre disquisizioni su spazio, tempo, territorio e “mappatura”. Sarebbe infatti:

“proprio l’azione, attraverso l’attivazione propriocettiva, a permettere certe forme di apprendimento. In letteratura sperimentale è stato condotto un interessante esperimento che evidenzia come il movimento in un ambiente ne faciliti la conoscenza.”

E dunque torniamo a maggior ragione all’articolo di Anna Pompilio che ci ricorda, attraverso le sue citazioni, che “Osservare l’ambiente, lo spazio, induce da sempre l’analisi del rapporto tra mente e mondo (…) così che dare un nome è sempre un classificare e tracciare una mappa è assimilabile a dare un nome (Alfred Korzybski).”

E questo, perché “Le mappe sono rappresentazioni grafiche intese a facilitare la comprensione spaziale di cose, concetti, condizioni, processi o eventi nel mondo umano, e lo spazio non è mai solo fisico (il luogo, il territorio) ma è anche sociale (il sistema) e mentale (il pensiero) cosicché l’incrocio delle tre dimensioni dà luogo a innumerevoli (infiniti) livelli spaziali.”

Ora, se tutto ciò non bastasse, non possiamo non procedere ancora oltre, anche perché – ricordiamolo sempre – 6memes adora mettere insieme riflessioni culturali ed evenienze innovative, e soprattutto perché oggi c’è qualcosa ancora in all’orizzonte degli scenari di “mappatura” dei dati (non solo geografici).

Sentieri tra una mappa e l’altra…

L’innovazione tecnologica sia dei mezzi (tra microscopi molecolari, telescopi spaziali  e satelliti) che dei sistemi di elaborazione e modellazione dei dati, consente oggi di disegnare “mappe” – anche geografiche – arricchite e connotate con dati culturali, sociali e demografici.

La cosa più sorprendente? Che queste mappe – in un unico colpo d’occhio – sono capaci di rappresentare in maniera esaustiva, profonda e durevole informazioni e inferenze tra le più complesse, rendendo d’improvviso chiari e limpidi – e in brevissimo tempo (ecco che il tempo ritorna) – concetti che, a parole, avremmo avuto difficoltà ad esprimere.

Perché accade questo? È il nostro stesso sguardo che, esplorando l’immagine o il disegno (esattamente come un tempo abbiamo fatto per gli ambienti in cui muovevamo i nostri primi passi) ne riconosce pattern e ricorrenze, distingue i colori l’uno dall’altro, riconosce un quadrato da un cerchio e così via.

E, grazie a queste evenienze, ricostruisce una sua narrazione riconoscendo il modello soggiacente e infine la mappa sovrastante non più come una serie di linee, segni, indizi e segnali, ma come un unicum di significato, ovvero come unità di senso rappresentato.

È il nostro stesso sguardo che, esplorando l'immagine o il disegno, ne riconosce pattern e ricorrenze, distingue i colori l'uno dall'altro, riconosce un quadrato da un cerchio e così via. Condividi il Tweet

Di tutti questi processi euristici si avvantaggia a maggior ragione la lettura di una mappa geografica e, grazie al riconoscimento di pochi marker visivi “possediamo” il territorio che rappresenta.

Ed è esattamente qui, in questo preciso punto, che i nuovi sistemi di mappatura geo-localizzata e profilata fanno un vero e proprio cambio di paradigma.

A me la mappa! (O la mappa a me?)

Un esempio? Lo troviamo qui, nel sito di WELC Map:

“la prima mappa che unisce carta e digitale in unico nuovo strumento utile e divertente, per vivere la città più comodamente grazie alla Realtà Aumentata.”

Cosa si trova in questa mappa? Cose belle, e colorate, appunto, e tante. E non a caso, anche loro, parlano di tempo:

“Non perdere tempo prezioso: prenota il tavolo di un ristorante, compra il biglietto per uno spettacolo, scopri la programmazione di un club e ricevi sconti speciali (…) potrai organizzare il tuo tempo libero curiosando tra attività commerciali come locali, ristoranti, discoteche e negozi attraverso link diretti ai siti, alle pagine per fare acquisti e prenotazioni, e a quelle dei social network.”

Non bastasse, ci pensa anche Google Maps a metterci un carico da novanta, con un’applicazione che “innesta” nel mondo la realtà aumentata per guardare dove si sta andando. Con un annuncio ufficiale, Google Maps ci racconta infatti che ha reso disponibile:

“ la funzione Live View che permette di ottenere le informazioni in AR sullo schermo dello smartphone. La novità era stata annunciata a febbraio, durante la conferenza annuale degli sviluppatori di Mountain View, ma finora era in funzione solo sulle Local Guide e i Pixel di Big G. Ora la versione beta ci porterà con smartphone Android (con ARCore) o iPhone (compatibili con ARKit) a spasso per le vie, grazie a una visione tutta nuova che ben conoscono i giocatori di Pokemon Go.”

Ma cosa accade, nel concreto? Semplice: in questo nuovo contesto non siamo più noi a cercare “quella cosa colorata e tanto bella”, ma è essa stessa a mettersi in bella mostra e, anzi, a muoversi verso di noi.

Il tutto, chiaramente, personalizzato e in modalità auto-addestrativa, come accade già ora con Amazon (che suggerisce i prodotti in base ai nostri gusti) e con Netflix (che ci segnala serie TV e film che potrebbero piacerci).

E dunque, se tutto ruota attorno al concetto di tempo – tempo per attraversare, tempo per imparare, tempo da risparmiare – l’ultima suggestione con cui mi congedo  è questa: ma davvero abbiamo bisogno di una balia, di una guida che ci tenga la manina anche per scegliere un luogo da visitare?

Non sarà, invece, che a furia di muoverci su indicazione, o suggerimenti, o inferenze, o spinte, la nostra capacità di apprendimento diminuirà (ancora)? E infine: non sono facile alla nostalgia, ma devo proprio dirlo: tra una mappa geografica stile vintage e la app di For You io scelgo senza dubbio la prima. Non me ne abbiate, ogni tanto anche io sono in modalità più apocalittica che integrata!

PS: per chi volesse vivere una vera avventura, a questo link si può trovare il più lungo tragitto percorribile in auto per attraversare il mondo! Con tanto di video, carte e cartine! Buon viaggio :-)
Natalia

 


CREDITS IMMAGINI

Immagine di copertina (rielaborata)

ID Immagine: 44059302. Diritto d'autore: Egor Lisovsky
ID Immagine: 96768304. Diritto d'autore: belchonock
ID Immagine: 96768179. Diritto d'autore: belchonock
Iscrizione a MEMEnto6, la newsletter di 6MEMES
Blogger & SEO Specialist ● Digital Communication Strategist ● Storyteller ● Founder di #itinarranti ● Autrice di #Albedon.

Vuoi seguire i nostri MEMES?
Iscriviti a MEMEnto6, la newsletter del blog 6Memes.

VOGLIO ISCRIVERMI