Tra finzione e verità: l’uomo alla ricerca di se stesso e del nuovo mondo.

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Dai dati alle informazioni: interpretare il presente, disegnare il futuro.

Alla vigilia di un nuovo inizio che sarà più o meno per tutti difficile per ora da immaginare, una cosa è certa:  l’orizzonte della tecnologia digitale, avrà un posto strategico.

Ma c’è un’altra certezza, su cui possiamo contare: la capacità di immaginazione – e dunque di visione – propria delle arti in genere, e dei suoi protagonisti. Come sempre, infatti, gli artisti cercano di immaginare (o presentire) quel che è ancora da palesarsi,  elaborando, a fortune alterne, presentimenti di futuro.

Una forma di espressione artistica particolarmente frequentata, complice il lockdown, è divenuta sicuramente quella delle serie TV, fenomeno ormai annoverato come un consumo di massa.

Noi di 6MEMES siamo dunque andati a curiosare tra quello che l’universo espanso delle produzioni televisive ha proposto in questi ultimi anni, ponendo l’attenzione ai punti di forza, ma anche  alle criticità etiche, che gli sceneggiatori hanno sottolineato, nelle loro libere interpretazioni, rispetto a questo nuovo mondo tecnologico e digitale.

 

La paura dei Robot o di essere… “umani”?

Quante realtà distopiche abbiamo visto su schermi cinematografici, ho letto in buoni libri di fantascienza? Molte… E in quante erano presenti Robot umanoidi autocoscienti che lottavano per la propria autonomia di specie? 

Tante ma non come in ‘Humans’, remake britannico della serie svedese Real Humans (Äkta människor) dove, in un presente parallelo al nostro, gli esseri umani convivono con i Synth, robot umanoidi creati per alleviare fatiche e incombenze lavorative. 

Tra la rabbia e il dolore di mendicanti che accusano i Synth di essere causa della loro povertà, e cruenti attentati terroristici per mettere a tacere chiunque voglia promuovere un dialogo di pace e ascolto reciproco tra le due specie, si snodano le vicende raccontate nella serie TV che, oltre mostrare gli effetti emotivi provocati da questa forzata convivenza in due famiglie “umane” segue le vicende di un gruppo di Synth riusciti ad ottenere una libera volontà e, per questo, cercano di ribellarsi alle aberranti condizioni di vita imposte loro dagli uomini.

Davvero l’uomo può giungere a temere in modo così aberrante i robot? Sì, tanto che i sociologi hanno creato un termine, ‘Uncanny Valley’ o valle perturbante, ossia

[…] la sensazione di familiarità sperimentata da un campione di persone e generata da robot e automi antropomorfi possa aumentare al crescere della loro somiglianza con la figura umana, fino ad un punto in cui l’estremo realismo rappresentativo produce però un brusco calo delle reazioni emotive positive.

Insomma, quel misto di inquietudine e curiosità che la maggior parte degli esseri umani prova dinanzi a prodotti tecnologici di umane fattezze e simili atteggiamenti.

Del resto, da Karel Capek – colui che, trasformando da maschile a femminile la parola ceca robota (lavoro faticoso), coniò il termine Robot, protagonisti del suo dramma utopico fantascientifico “I robot universali di Rossum” – la fantascienza letteraria e cinematografica ci ha sommerso di cyborg spietati e super intelligenze bramosi di un’unica cosa: la conquista del genere umano. 

Nelle opere fantastiche attraverso il loro sterminio o assoggettamento e, nella realtà, avviando la silenziosa conquista dei nostri posti di lavoro. Insomma, l’uomo ritiene di correre il rischio che possa perdere sempre più spazio e utilità, con la conseguenza di ritrovarsi relegato nella sua uncanny valley, sempre più alienato e preda di odio e timori nei confronti dei progressi tecnologici. 

 

Misteri e cospirazioni

Un uomo che in fatto di alienazione e allucinazioni cospirazioniste ne ha da venderne è, senza dubbio, il protagonista di un prodotto televisivo definibile “liquido” – cavalcando l’onda di una delle più audaci intuizioni sociologiche dell’ultimo secolo – per il sapiente miscuglio di generi e idee capace, dalla prima stagione all’ultima, di affinarsi sino a rasentare la meraviglia.

Prodotto di nicchia che ha raccolto un selezionato bacino di utenze, Mr. Robot’ racconta la storia di Elliot Alderson, un giovane genio dell’informatica afflitto da allucinazioni paranoiche, che convive con una profonda inquietudine e un forte ideale di giustizia, utilizzando a tale riguardo le sue ingegnose conoscenze per punire cybercriminali colpevoli di atti vergognosi. 

Quando, grazie all’incontro con Mr. Robot – figura misteriosa e insurrezionalista – Elliot capirà di poter mettere a disposizione il suo genio per affrancare l’umanità dai corrotti potenti, il confine tra realtà e allucinazione vacillerà sino a crollare definitivamente.

Denso e calato nel reale, per quanto distopico, Mr. Robot attinge a riferimenti attuali per gettare anche noi in un dubbioso disagio, incerti se credere o meno che quanto assistiamo nell’evolversi della trama possa accadere (o essere già accaduto) anche nella realtà in cui viviamo.

Quanto, dunque, è vulnerabile la nostra realtà nei confronti della moderna tecnologia? Proviamo a dare qualche numero, estrapolato dal Rapporto Clusit sulla sicurezza ICT in Italia e nel mondo:

  • il cyber crime è stato, nel 2020, la causa dell’81% degli attacchi informatici gravi a livello globale;
  • le attività di cyber spionaggio hanno costituito il 14% degli attacchi;
  • il 10% degli attacchi portati a termine a partire da fine gennaio 2020 è stato legato al Covid-19, e perpetrato allo scopo di estorcere denaro nei settori della produzione di presidi di sicurezza e della ricerca sanitaria.

Purtroppo, tra gli attacchi rilevati e andati a buon fine, il 56% ha avuto un impatto “alto” e “critico”, mentre il 44% è stato di gravità “media” e più di 85.000 sono stati gli attacchi indirizzati ai dispositivi personali, raddoppiati rispetto allo stesso periodo del 2019.

Giunti a questo punto c’è bisogno, forse, di cercare mondi lontanissimi – come cantava nel testo della sua canzone ‘No Time, No Space’, il compianto Franco Battiato – mondi nuovi da esplorare e colonizzare con la consapevolezza, per l’uomo, di esser divenuto cosciente dei propri sbagli e ora in grado di affidarsi in modo consapevole all’aiuto migliore che la tecnologia può offrire.

 

Mondi lontanissimi…

E, tra tutti i mondi possibili, perché non tentare la conquista di Marte? 

Il suo nome è Emma Green e, nella nuova produzione Netflix dal titolo ‘Away’, è l’astronauta americana a capo di un equipaggio internazionale di astronauti scelti per una missione triennale sul pianeta rosso. 

Interpretata dal premio Oscar Hilary Swank, Emma si vede costretta a lasciare i propri cari in un momento critico del rapporto con loro, trovandosi a gestire spesso situazioni avverse dovute sia alle snervanti condizione psicologiche e fisiche cui vengono a trovarsi gli elementi dell’equipaggio che a malfunzionamenti dell’astronave, capaci di compromettere l’esito della missione e la vita stesa degli astronauti.

Come leggiamo in questa recensione:

Intorno a una dialettica tra prossimità e distanza, […] usando la tecnologia più sofisticata a disposizione, si condensa il nucleo emotivo della storia […] che promette di essere un dramma epico ed emozionante in cui si mescolano ai risultati del progresso che porta l’uomo a colonizzare lo spazio i risvolti emotivi e i sacrifici che essi comportano. 

Ogni membro dell’equipaggio è chiamato, dunque, a definirsi e mostrarsi per ciò che è e vuole, consapevole di come nulla sia predestinato e del fatto che le circostanze non siano statiche ma soggette a mutamenti nei confronti di alcuni dei quali, spesso, la tecnologia poco aiuta ad affrontarli. 

 

Scegliere sé stessi

«Qual è la cosa giusta da fare per me?». È dunque questa la domanda che, in primis, ogni uomo dovrebbe porsi per poi cercare una risposta. Ed è proprio questa la domanda che formulò Ágnes Heller, una filosofa e saggista ungherese nota come la teorica dei bisogni e della rivoluzione della vita quotidiana.

La più grande sfida a cui dovrebbe giungere un essere umano, contando sulle proprie forze fisiche, emotive e intellettuali, è proprio questa: consci del fatto che nasciamo come “fascio di possibilità” a ogni uomo, nel corso della propria esistenza, spetta l’inevitabile e imprescindibile compito di modellare tecniche e azioni volte a isolare il filo che lo porterà a “scegliere sé stesso”. Senza adagiarsi mollemente sui presunti successi o fare eccessivo affidamento a facilitazioni tecnologiche.

Buona visione, dunque… e buona ricerca!


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“Il nostro pensiero leggero, rapido quanto esatto, ben visibile - qui e altrove – in una molteplicità di modi, coerentemente dedicato al genio italiano che, circa trent'anni fa, se ne è andato, lasciandoci in dono le sue opere memorabili: Italo Calvino, e le sue indimenticabili Lezioni americane.”

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