La relazione non pericolosa tra un pipistrello e una pianta carnivora: un matrimonio che s’ha da fare!

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Coppie di fatto? Unioni civili? Matrimoni interrazziali? Tanto rumore per nulla visto che la natura, abituata a seguire il suo percorso di adattamento evolutivo, se non fosse per l’intervento dell’uomo con la sua continua e fastidiosa opera di “disturbo”, ha già ampiamente accettato unioni “particolari”.

Vi presentiamo i protagonisti di una strana ma vantaggiosa storia coniugale: Nepenthes hemsleyana e Kerivoula hardwickii.
La prima è un’elegante pianta carnivora dotata di ascidio, una larga foglia modificata in un contenitore dalla forma simile a una brocca, dove vengono intrappolati e digeriti gli insetti sue prede. Kerivoula è invece un pipistrello di piccole dimensioni, del peso di soli 10 grammi, soprannominato anche Pipistrello sussurrante poiché, a differenza dei suoni emessi dalla maggior parte dei suoi simili, produce segnali sonori a bassa intensità e frequenza modulata.

La vita dei due abitanti nelle foreste del Borneo non è semplice. La dieta “carnivora” di Nepenthes hemsleyana le consente di colmare la povertà di azoto di rocce, torbiere o paludi dove cresce, assimilando proteine animali derivate dagli insetti. Di norma le piante carnivore usano il loro nettare zuccherino, sgargianti livree o particolari odori per attirare gli insetti ma per Nephentes, non particolarmente attraente né produttrice di buon nettare rispetto alle sue simili, la situazione è più complicata.

Nemmeno la vita notturna del piccolo Kerivoula hardwickii e, in generale, di tutti i pipistrelli, appare semplice. Attraverso l’ecolocalizzazione i pipistrelli lanciano segnali sonori a frequenze specifiche che “rimbalzano” sulle superfici circostanti. Ascoltando gli echi prodotti, i pipistrelli sono in grado di percepire l’ambiente che li circonda e di individuare sia gli ostacoli, sia le prede.
Non solo, sembra che alcune specie di pipistrelli imparino la gamma di suoni emessi dagli altri pipistrelli e poi emettano vocalizzazioni simili a quelle impiegate nell’ecolocalizzazione, per riconoscere e distinguere i propri simili.

In uno scenario di liane pendenti e rami di alberi, immaginiamo i pipistrelli competere fra di loro per riconoscersi e accaparrarsi le prede migliori attraverso l’arma dell’ecolocalizzazione. Attrezzato a suo modo per una competizione agguerrita sembra essere inoltre un particolare tipo di pipistrello, quello della specie Tadarida brasiliensis, che è in grado di produrre frequenze tali da confondere gli individui della sua stessa specie impegnati a cacciare.

Come uscirne dunque vincenti e satolli? È stato grazie alla selezione naturale che si è creata una particolare relazione di mutuo aiuto, nel fitto caos della foresta del Borneo, tra il nostro piccolo pipistrello sussurrante e l’insolito partner Nepenthes hemsleyana.
Pare infatti che la particolare forma concava del recipiente formato dalla foglia della pianta funzioni da perfetta cassa di risonanza per gli ultrasuoni emessi dai pipistrelli durante il processo di ecolocalizzazione, riflettendoli da diverse direzioni.
 Attraverso l’instaurarsi di questa relazione di tipo acustico, la pianta segnala la sua presenza nel folto della vegetazione tropicale rendendosi facilmente raggiungibile dai pipistrelli.
In tal modo, il piccolo mammifero volante trova nel recipiente della pianta carnivora un riparo confortevole e sicuro durante il suo riposo diurno. E la pianta? La carenza di azoto che normalmente l’affligge può essere colmata dalle deiezioni che il pipistrello rilascia non solo dentro la pianta dove trova rifugio ma anche nelle vicinanze…

Un matrimonio che, per quanto improbabile possa apparire, per Madre Natura “s’aveva da fare”!

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