Si parla tanto di velocità (di connessione, di risposta etc), ma le performance “naturali” ci stupiscono ancora!

Natalia Robusti

Natalia Robusti

Digital Communication Strategist ● Visionary Artist ● Founder di Spazio Lookness

Abituati come siamo, ultimamente, a celebrare le meraviglie dell’innovazione e della tecnologia, rischiamo di dimenticare l’origine prima di ogni invenzione umana: l’esempio che l’orizzonte del Regno naturale e delle sue tante creature viventi ci regala ogni giorno.

Velocità e Rapidità: il Rondone

Il rondone caduto sul marciapiede,
aveva le ali ingrommate di catrame,
non poteva volare.

Eugenio Montale, Il rondone.

Uno degli esempi prima accennati, campione di velocità e rapidità, è il rondone. Capita di vederli in cielo in gruppo, a primavera inoltrata, impegnati in picchiate e risalite. Persino oggetto di una delle liriche di Eugenio Montale, i rondoni sono uccelli capaci di sorprendere per le loro eccezionali prestazioni fisiche e per le incredibili performance.

In grado di viaggiare fino a 900 chilometri in un giorno, il rondone comune (Apus apus) può rimanere in volo per ben sedici ore senza una sosta. Ciò gli permette di percorrere, nella propria vita, circa 5 milioni di chilometri, pari a 125 giri completi della Terra e 6 volte la distanza tra terra e luna!

Incredibili sono anche le prestazioni del rondone maggiore (Tachymarptis melba): grazie alle registrazioni di un chip innestato su alcuni esemplari, durante uno studio scientifico condotto qualche anno fa, è stato confermato come si nutrano e si riposino in volo, senza atterrare, addirittura per sei mesi consecutivi.

I segreti del Rondone

Il segreto di queste prestazioni eccezionali sta nella particolare conformazione del loro corpo, che pare creato apposta dalla natura per sostenere la fatica e i lunghi voli. Minuto, dalla testa schiacciata, è dotato di una coda che funge da perfetto timone, mentre le zampe sono piccole e retrattili, peraltro incapaci – ironia della sorte – di sostenere il salto per spiccare il volo qualora un rondone cada accidentalmente a terra e voglia riprendere la via dell’aria. I lunghi artigli gli permettono però di aggrapparsi a sporgenze di rocce e muri e – fendendo l’aria a gran velocità con la bocca aperta, in un volo scomposto dovuto alla ricerca costante di prede – è anche in grado di inghiottire una gran quantità di insetti sempre rimanendo in volo.

E se il rondone è un prodigio di aerodinamicità, in ciò è perfettamente coadiuvato dalla particolare conformazione delle ali. Articolate da muscoli forti, sottili e curve, provviste di penne dure e taglienti, attraverso le varie geometrie che possono assumere, permettono infatti al rondone di variare velocità e volo. Tirandole indietro, il rondone accelera ed è in grado di arrivare fino a 170 Km all’ora, mentre le distende perpendicolarmente al resto del corpo per rallentare, volando a una media di 80-90 chilometri all’ora (pare sia in queste condizioni che il rondone ne approfitta per riposare in volo).

Insomma, il rondone può mangiare, riposarsi e perfino accoppiarsi in volo, cosicché la sua vita trascorre sospesa, senza necessità di atterrare fra noi comuni mortali, che siamo – come direbbe il già citato Montale – della razza di coloro che restano a terra…

Animale dalle molteplici performance, si narra che persino la dipartita del rondone sia spettacolare. Quando sente il momento della fine avvicinarsi, si getta in un volo forsennato, dando fondo a tutte le energie finché, per lo sforzo smisurato, il cuore cede e il piccolo prodigio alato muore. Verità? Leggenda? Cosa importa in fondo… è bello immaginarlo come una freccia scoccata verso l’alto che non si arrende alla caduta.

Così – anche in questi tempi di ipervelocità di banda e di megaconnessioni rapidissime – è bene ogni tanto dare a Cesare ciò che è di Cesare. Pardon, del Rondone!

approfondimenti

Per saperne di più

www.lescienze.it
www.focus.it
www.sapere.it
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