Molteplicità e diversità: cambiare approccio all’innovazione tecnologica vuol dire riconoscere il primato dell’uomo su se stesso. Di Natalia Robusti.

Natalia Robusti

Natalia Robusti

Blogger & SEO Specialist ● Digital Communication Strategist ● Storyteller ● Founder di #itinarranti.

I confini del mio linguaggio sono i confini del mio mondo”

Ludwig Wittgenstein

Non c’è etica possibile se non a partire dai diritti degli ultimi…

Abbiamo visto negli articoli precedenti come sia relativamente facile approvvigionarsi di informazioni inesatte in base alla loro più semplice reperibilità e (apparente) comprensibilità rispetto alle notizie più veritiere, ma non immediatamente percepibili come esatte.

Abbiamo anche visto come, all’interno dell’iper-complessità dei sistemi in cui viviamo attualmente, è pressoché impossibile riuscire a fare da soli in ogni ambito della propria vita individuale, relazionale e professionale, tenendo conto che ogni aspetto della nostra esistenza è ampiamente globalizzato e ha letteralmente invaso quasi ogni centimetro del nostro pianeta.

Anzi, se proprio vogliamo esserne ancor più consapevoli, partiamo con il prendere in seria considerazione il fatto contingente che la massa di artefatti prodotti dall’uomo sul pianeta ha ormai oltrepassato la biomassa della materia esistente in natura.

Il che vuol dire che la nostra specie, nel suo dominio, sta non solo consumando l’ambiente in cui vive, ma lo sta forgiando a sua immagine e somiglianza, con l’effetto paradosso che tale molteplicità di interventi “artificiali” vada a deperimento della “diversità” non solo ambientale, ma anche culturale, avvicinando la nostra specie e il suo ambiente al rischio reale di un impoverimento di possibilità evolutive.

La nostra specie, nel suo dominio, sta non solo consumando l'ambiente in cui vive, ma lo sta forgiando a sua immagine e somiglianza. Condividi il Tweet

Cercando di non andare troppo fuori strada – ma avendo ben presente il “peso” delle questioni in essere – riportiamo il nostro discorso verso un orizzonte propositivo piuttosto che rassegnato di fronte agli eventi, cercando di dotarci di strumenti di esplorazione e inferenza più approfonditi piuttosto che limitarci a navigare a vista.

Se da un lato infatti i problemi e i pericoli che sono dietro l’angolo (anche) per la nostra specie sono quasi inattingibili nella loro complessità, altrettanto potenti possono essere, oggi, le soluzioni e le strategie che possiamo adottare per raggiungere nuovi e più sostenibili traguardi evolutivi.

Condizione sine qua non per questo auspicabile obiettivo, tuttavia, è la capacità di chi si trova a vario titolo alla guida dei vari sistemi sociali e relative organizzazioni di avere le idee chiare, per quanto possibile, sia rispetto al contesto in cui siamo che ai possibili scenari evolutivi, scegliendo a ragion veduta strumenti e percorsi da seguire da qui in avanti.

Concentriamoci dunque sul tema delle competenze che, come abbiamo visto in uno degli articoli precedenti, partono innanzitutto dalla capacità degli individui e delle organizzazioni di selezionare, a monte, le proprie fonti di informazione e formazione. Perchè, si sa, chi ben inizia è a metà dell’opera 🙂

Una lettura, in proposito, mi ha colpito.

È un articolo di Paolo Benanti in cui – attraverso una serie di ragionamenti fatti a proposito del rapporto tra Uomo e Intelligenza Artificiale – il professore individua nella classe dirigente la responsabilità di armonizzare o meno tra loro evoluzione tecnologica e nuovo umanesimo.

Benanti si rivolge in particolare alle organizzazioni e ricorda loro alcuni compiti istituzionali che non devono eludere in merito della formazione e all’educazione:

 

L’educazione delle giovani generazioni ha quindi bisogno di un rinnovato impegno e di sempre maggiore qualità: deve essere impartita con metodi accessibili a tutti, che non discriminano e che possono offrire pari opportunità e trattamento.

L’accesso all’apprendimento deve essere inoltre garantito anche agli anziani, ai quali deve essere offerta la possibilità di accedere ai servizi innovativi in maniera compatibile con la stagione della loro vita.”

 

Affinché le istanze etiche e l’urgenza educativa non rimangano una voce nel deserto, il professore delinea alcuni elementi su cui generare una “nuova stagione del diritto” attraverso l’adozione di “principi che proteggano le persone — in particolare i deboli e i meno fortunati — e gli ambienti naturali.”

In pochi tratti, dunque, Benanti individua coloro che sono esposti a maggiori difficoltà già da ora a causa dell’attuale situazione generalizzata, contingenza in cui sono confluite istanze a lungo inascoltate e mai risolte: dal clima alla questione giovanile o di genere al digital e cultural divide.

Criticità che la recente e spesso predatoria innovazione tecnologica ha a volte esasperato anzichè attenuarle.

Benanti, nel suo studio, indica una serie ESAUSTIVA di principi a cui suggerisce di ispirarsi nell’uso sempre più frequente dell’Intelligenza Artificiale.

Principi che, aggiungo io, dovrebbero ispirare anche la nostra cosiddetta intelligenza “naturale” nella gestione quotidiana dei nostri sistemi e processi sociali. Si parla infatti di:

 

  • trasparenza — in linea di principio i sistemi di Ai devono essere comprensibili;
  • inclusione — devono essere prese in considerazione le esigenze di tutti gli esseri umani in modo che tutti possano beneficiare e che a tutti gli individui possano essere offerte le migliori condizioni possibili per esprimersi e svilupparsi;
  • responsabilità — coloro che progettano e implementano soluzioni di Ai devono procedere con responsabilità e trasparenza;
  • imparzialità — non creare o agire secondo il pregiudizio, salvaguardando così l’equità e la dignità umana;
  • affidabilità — i sistemi di Ai devono essere in grado di funzionare in modo affidabile;
  • sicurezza e privacy — i sistemi di Ai devono funzionare in modo sicuro e rispettare la privacy degli utenti.

 

Direi che si tratta di finestre di senso di cui non faremmo male a occuparci nemmeno noi :-).

 

Algoritmi e analisi della realtà al passo dell’Uomo

Se c’è una cosa che ho imparato in questi anni – in cui mi sono occupata di innovazione dal punto di vista narrativo – è che la relazione ormai privilegiata che abbiamo con la tecnologia non fa altro che mettere in risalto punti oscuri che esistevano da tempo nelle nostre società.

La spinta in avanti del digitale, nel suo disporsi degli eventi, li ha solo messi in evidenza come sotto l’effetto di una cartina al tornasole. Questo, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo.

La relazione con la tecnologia mette in luce punto oscuri delle nostre organizzazioni e società che in realtà esistono da tempo Condividi il Tweet

Il tutto a evidenziare, io credo, che l’orizzonte di responsabilità di tutti rispetto alla sostenibilità del nostro sistema di sviluppo – comprese le organizzazioni globali – è ormai ampiamente visibile e condiviso.  Tanto che le invenzioni dell’Uomo a braccetto della Macchina stanno muovendosi (finalmente) anche nella direzione di un maggiore rispetto della Natura.

É l’esempio di questa ricerca che riguarda le precipitazioni in un’ottica di prevenzione dei i suoi possibili effetti dannosi.

 

Un nuovo modello svela i segreti della pioggia

“Utilizzando una rete di pluviometri di nuova generazione in grado di misurare le precipitazioni con una precisione goccia a goccia, un gruppo di ricercatori della KAUST (King Abdullah University of Science and Technology) ha sviluppato un modello delle piogge ad alta frequenza che migliora la comprensione delle dinamiche pluviali e degli scenari di deflusso, aiutando, per esempio, nei confronti delle inondazioni improvvise.

(…) Il modello, sviluppato da Li e da Ying Sun, include anche rappresentazioni meteorologiche di strati terrestri e atmosferici, che consentono l’interpretazione fisica diretta delle caratteristiche statistiche.

<La modellazione delle precipitazioni è uno dei principali argomenti di ricerca nel nostro gruppo di statistiche ambientali>, conclude Li. <Il nostro modello è il primo generatore di precipitazioni stocastiche per precipitazioni ad alta frequenza e sarà prezioso per analizzare molti fenomeni a breve termine, oltre a costituire la base per un modello di ‘gemello digitale’ che riproduca processi fisici utilizzando una replica virtuale, il che è un tema caldo per le città intelligenti e l’industria 4.0″.

 

Quello che quindi dobbiamo tutti augurarci è che l’esperienza della pandemia, oltre alla spinta alla digitalizzazione imposta nei fatti, ci abbia aiutato nel dotareci di una nuova consapevolezza in merito alle nostre responsabilità e, perché no, opportunità su scala planetaria. (Perché, se non ora, quando?)

È quindi con piacere e gratitudine che, all’inizio del nuovo anno, ho scoperto l’articolo illuminante di Massimo Canducci, da leggere tutto d’un fiato assieme ai suoi “Ventuno consigli non richiesti per il 2021.” (Non saranno stati richiesti, aggiungo io, ma sono manna dal cielo!)

L’autore, alla stregua di Benanti e quasi in un controcanto, ci dà un set di istruzioni su come dovremmo vivere e costruire il rapporto con l’innovazione tecnologica. Sono indicazioni per lo più dedicate al mondo del business, ma riguardano, in potenza, ciascuno di noi e pressoché ogni ambito delle nostre attività a breve, medio e lungo termine.

Come in una tavola di comandamenti che sono in grado di orientarci come una bussola si va infatti dal ricordarci che non c’è innovazione senza sostenibilità, alla raccomandazione di non applicare tecnologia nuova a processi vecchi.

Oppure dal consiglio di imparare il concetto di esponenziale legato alle tecnologie all’invito di valorizzare i giovani nella vostra organizzazione per incitarci a studiare e leggere perché se non state costruendo un mondo migliore, allora non state innovando per niente.

E, per chi volesse nascondersi dietro a un semplicistico “è più facila a dirsi che a farsi”, ricordo a ciascuno di noi che non abbiamo più alternative se non nell’inseguire e creare modelli migliori per tutti: non fosse altro che per meri motivi di sopravvivenza del nostro stesso pianeta.

Non abbiamo più alternative se non nell'inseguire e creare modelli migliori per tutti: non fosse altro che per meri motivi di sopravvivenza del nostro pianeta. Condividi il Tweet

D’altra parte, di istruzioni – e anche di esempi – iniziano ad essercene molti e in tutti fronti del nostro agire (e pensare) sociale. La molteplicità di voci e di intenti che si stanno unendo in questo momento è ormai rintracciabile in tutti i settori.

Dalle scienze cosiddette “pesanti” a quelle più tradizionalmente umanistiche il dado è tratto: solo la convergenza dei saperi e dei valori ci potrà trarre in salvo e dare un senso a tanta fatica e (purtroppo) anche a tanti errori fatti in precedenza.

Ma soltanto se le nostre classi dirigenti sapranno farsi carico di tali valori e topic culturali ed etici  – proprio in virtù della molteplicità di interessi, merci e persone che che rappresentano e letteralmente muovono ogni giorno – allora avremo qualche chances residua di uscirne migliori.

Prima di salutarvi, a proposito di innovazione e sostenibilità, condivido i dati di un articolo uscito su Agenda digitale.

 

Impatto  dell’IA su agricoltura, alimentazione e sanità. 

“Anche settori come l’alimentazione, l’agricoltura e la sanità stanno iniziando a utilizzare l’IA per affrontare e contribuire alla sostenibilità: l’intera filiera dell’agricoltura può essere ottimizzata tramite materiali e trasporti migliori, uno sfruttamento del suolo ottimale e non invasivo, basato su previsioni e analisi di indicatori metereologici e del suolo.”

(…) “Più abilitiamo gli SDG attraverso la distribuzione di applicazioni basate su tecniche di intelligenza artificiale, più diventa importante investire nella ricerca sulla sua sicurezza, per mantenere questi sistemi solidi e vantaggiosi.”

Infine

“In una ricerca di PWC [*]  dell’Aprile 2020 viene riportata una valutazione preliminare su alcune delle opportunità che l’intelligenza artificiale può offrire entro il 2030:

  • un aumento del PIL globale del 4,4%
  • una riduzione delle emissioni globali di gas serra del 4%
  • un aumento dello 0,5-1% del numero di posti di lavoro a livello globale, 38 milioni in più.”

[*] Herweijer, C., B. Combes, and J. Gillham. “How AI can enable a sustainable future.” Microsoft and PWC: London, UK (2018). 

 

Confidando che queste previsioni si realizzino (almeno in parte) nella prossima realtà, vi do’ appuntamento su #6MEMES tra qualche settimana per un altro post sui tag calviniani declinati ai tempi del digitale.

Natalia

 


CREDITS IMMAGINI di copertina 
ID Immagine 1: 82434999. Diritto d'autore: anyaberkut  
ID Immagine 2: 72067498. Diritto d'autore: tohey
If Immagine 3: 111880926. Diritto d'autore: enabsl

 

“Il nostro pensiero leggero, rapido quanto esatto, ben visibile - qui e altrove – in una molteplicità di modi, coerentemente dedicato al genio italiano che, circa trent'anni fa, se ne è andato, lasciandoci in dono le sue opere memorabili: Italo Calvino, e le sue indimenticabili Lezioni americane.”

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