L’evidence based medicine: quando la diagnosi clinica incontra l’etica.

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La diagnostica, ovvero l’approccio metodologico all’individuazione delle cause di un sintomo, è stata un aspetto centrale della lunga storia della medicina. Se nel mondo antico la malattia era sottoposta a pratiche sciamaniche e magiche, sin dalla medicina ippocratica l’approccio al paziente e alla cura è stato oggetto di un progressivo processo di laicizzazione, seppur con secolare lentezza.
Decisive sono state le conquiste scientifiche e l’imporsi del metodo sperimentale fino alle moderne rivoluzioni tecnologiche che hanno definitivamente reso disponibili strumenti sofisticati e determinanti nel processo diagnostico.

Tuttavia, a lungo e ancora oggi nel rapporto medico paziente la diagnosi della malattia si fonda su un approccio “istintivo” che cerca conferme nella prescrizione di indagini strumentali e di laboratorio che non sempre si rivelano efficaci ed “economiche” nel quadro della storia clinica del malato o del paziente. Il rapporto tra medico e paziente al contrario genera spesso atteggiamenti di eccesso prescrittivo, proprio nel tentativo del medico di soddisfare l’aspettativa del suo assistito e di rincorrere un contenimento del rischio di errore.

Negli ultimi decenni si è fatta strada una nuova modalità di diagnosi che non si limita a cercare le cause di una manifestazione sintomatica sulla base di consuetudini cliniche, ma che mette al centro del suo metodo la rilevanza statistica dei dati scientifici a disposizione.
Si tratta dell’evidence based medicine (EBM), termine inglese che designa appunto la medicina basata sull’evidenza scientifica. In un tale approccio metodologico l’efficacia della cura non è più il solo obiettivo, ma entrano in campo altri fattori che hanno a che fare con la morale e l’economia: i parametri di sicurezza del metodo diagnostico o curativo proposto, i costi e i benefici che comporta, le conseguenze sulla qualità della vita del paziente.

L’evidence based medicine presuppone un costante aggiornamento degli operatori e dei ricercatori sanitari e soprattutto un patrimonio di dati clinici e scientifici strutturati ai quali attingere. Operano in questo senso associazioni come l’inglese Cochrane, dal nome di uno dei primi studiosi a impostare il metodo dell’EBM, Archibald Leman Cochrane. La raccolta di dati, studi e ricerche ha dato vita alla Cochrane Library, un insieme di data base di studi e di ricerche controllati e aggiornati, disponibili per chi debba prendere decisioni di natura sanitaria.
In Italia, oltre al Centro Cochrane Italia, è attiva la fondazione GIMBE, che ha fra i suoi scopi quello di fare delle evidenze il supporto alle scelte di medici, cittadini e dirigenza sanitaria. Quindi non solo per la pratica clinica, ma anche per la gestione e il miglioramento dei servizi in termini di “sicurezza, efficacia, appropriatezza, equità, coinvolgimento degli utenti, efficienza”.

Si tratta di temi di profondo interesse, specialmente nell’ottica – di grande attualità – di un utilizzo razionale delle risorse in ambito sanitario, non solo per l’ovvia ragione di un necessario taglio agli sprechi, ma soprattutto perché questo significa destinare in maniera oculata i fondi a vantaggio delle reali necessità dei pazienti e per una pianificazione consapevole del population health management, con le conseguenze che questo comporta sul versante delle scelte di politica sociale ed economica.

approfondimenti

Per saperne di più

www.gimbe.org
www.cochrane.it
www.cochranelibrary.com
www.treccani.it

“Il nostro pensiero leggero, rapido quanto esatto, ben visibile - qui e altrove – in una molteplicità di modi, coerentemente dedicato al genio italiano che, circa trent'anni fa, se ne è andato, lasciandoci in dono le sue opere memorabili: Italo Calvino, e le sue indimenticabili Lezioni americane.”

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