Manutenzione by design: “pettinare il muschio” con accuratezza. Di Anna Pompilio.

Anna Pompilio

Anna Pompilio

Marketing & innovation leader Prince2 • Professional Scrum Master • ITIL® V3 • MCTS • M_o_R

Pettinare il muschio…

In un articolo di qualche anno fa lessi di giardinieri giapponesi intenti a pettinare il muschio:

“compitissimi signori che indossano calze-scarpe di gomma morbida per non sciupare il prezioso muschio, che puliscono meticolosamente come se fosse una moquette: con scopetto e paletta. In realtà non si limitano a pulirlo: in un certo senso, lo pettinano e lo rammendano.”

Mi è tornato in mente riflettendo su uno dei tag di quest’anno del Blog 6MEMES: l’accuratezza, ovvero la diligenza attenta e minuziosa e la cura assidua nel compiere qualcosa. In questo primo post dunque proveremo a fornire qualche suggestione su come applicare il principio dell’accuratezza ai processi manutentivi aziendali.

Pettinare il muschio, averne cura, rammendarlo è l’esempio limpido di quella diligenza attenta e minuziosa  che dovrebbe sempre accompagnare il nostro quotidiano agire professionale (ma non solo).

Il punto di partenza è sempre e solo uno: l’aspetto culturale. Kurt Vonnegut ha scritto:

“Un altro difetto del carattere umano è che tutti vogliono costruire e nessuno vuole fare manutenzione” (Another flaw in the human character is that everybody wants to build and nobody wants to do maintenance).

Tener conto della manutenzione successiva già dalla progettazione dei prodotti – anche in termini banalmente di TCO – non è certo un argomento nuovo (esistono interi corsi di laurea sul tema). Quante volte vi è capitato di sentire la frase: questa scelta potrebbe incidere sulla manutenibilità del componente? Ma quanti veramente pettinano il muschio? Eppure, solo se esiste una cultura diffusa della manutenzione, se le persone operano con diligenza, se hanno cura nel perseguire gli obiettivi, se dispongono di adeguati strumenti, se vengono destinate a quest’attività le giuste risorse, allora si potrà passare dalla “manutenzione” intesa come cercare il difetto e riparare quello che si è rotto, alla maintenance by design.

Solo se esiste una cultura della manutenzione, se le persone operano con diligenza e cura e se vengono destinate a quest’attività le giuste risorse, allora si potrà passare dalla “manutenzione” intesa come maintenance by design. Condividi il Tweet

 

Maintenance by design: principi guida

Maintenance by design means building systems (individuals, teams, organizations, supersystems) to intentionally be sensitive to change, to display the effect of change transparently, and to be malleable in response to that effect.

Maintenance by design significa progettare in modo che il sistema sia intenzionalmente (con intenzione) sensibile al cambiamento (in grado di percepirlo); che mostri chiaramente e rapidamente come tali mutamenti lo influenzano e che possa essere modificato facilmente per rispondervi.

Si tratta di un tipo di manutenzione che ha una maggiore percezione dell’ambiente e una maggiore capacità di adattamento: un sistema che non si ferma ma reagisce velocemente alle variazioni.

In fin dei conti, a voler ridurre la faccenda ai minimi termini, si tratta di applicare un precetto che si potrebbe definire universale: è necessario passare dalla gestione operativa della manutenzione alla visione strategica, a qualcosa in più della mera applicazione di standard normativi o di partecipazioni marketing al “mese della manutenzione”.

Avere visione strategica in campo manutentivo significa soprattutto progettare con accuratezza prodotti e servizi affinché il loro ciclo di vita sia lungo, reattivo e in buona salute.

Avere visione strategica in campo manutentivo significa soprattutto progettare con accuratezza prodotti e servizi affinché il loro ciclo di vita sia lungo, reattivo e in buona salute. Condividi il Tweet

 

L’importanza dei dati e delle tecnologie emergenti

Come si fa a rendere una soluzione intentionally be sensitive to change?

Il termine intentionally rivela una volontà ben precisa, un’intenzione di sollecitudine, un’attitudine scrupolosa a raggiungere il massimo possibile di un obiettivo. L’intenzionalità così definita non può che essere dell’uomo, che la trasferisce (in primis attraverso la progettazione) ai sistemi che sviluppa.

L’essere umano esprime il proprio sentire (be sensitive) attraverso i sensi – la macchina (sia essa un artefatto, il ponte di una ferrovia o un software) per poter fare altrettanto deve essere dotata di sensoristica, telecamere, allarmi, controlli, regole, lettori, contatori, stati, indicatori di performance ecc., in grado di percepire una vibrazione, un tremolio, un cedimento, una condizione anomala o fuori dagli standard prefissati.

Supponendo dunque di aver progettato e poi dotato le nostre macchine dei corretti strumenti di monitoraggio (be sensitive), il passo successivo consiste nell’acquisire i dati, visualizzarli in real time e utilizzarli come input per le modifiche richieste (to change). E non deve trattarsi di un cambiamento che richiede tempi lunghi, procedure complesse, skill introvabili, riallocazione di risorse e giornate spese per analisi di impatto e test di regressione, ma di avere la risposta pronta.

Ancora una volta i dati rivelano il loro valore strategico: dati e tecnologie emergenti (IoT, realtà aumentata, ologrammi, già in uso in settori determinanti come quello dell’auto e dei trasporti) consentono di avere tutte le informazioni necessarie per il controllo dei sistemi, per rispondere tempestivamente e non sprecare tempo in ricicli. Tutto questo è possibile solo se i questi ultimi sono pensati avendone l’intenzione (se pensiamo in un modo, così saremo) e tenendo conto dell’intera prospettiva, o quantomeno delle ricadute e dei benefici in termini di sostenibilità.

Dati e tecnologie emergenti consentono di avere tutte le informazioni necessarie per il controllo dei sistemi, per rispondere tempestivamente e non sprecare tempo in ricicli. Condividi il Tweet

Pensare un sistema, ad esempio una soluzione software, affinché sia di facile modifica, adattabile, malleabile significa tenerne conto nel momento in cui si operano le scelte relative all’architettura, all’infrastruttura, al CMMS, o in generale allo sviluppo di tutte le sue componenti. Facile da modificare non significa di veloce realizzazione, anzi spesso è il contrario, e non significa neanche che “chiunque” possa farlo: serve un team con competenze adeguate. Come minimo, nel nostro esempio, un architetto software che sappia come rendere il sistema effortless e indipendente: non legato all’intervento di poche indispensabili costose risorse che posseggono il know how. Un know how che deve essere invece diffuso, non esclusivo, non vincolante, per riuscire a rispondere prontamente alle variazioni.

 

Manutenzione e sostenibilità

Manutenzione e sostenibilità vanno, in un certo senso, di pari passo. La cultura della manutenzione (un tempo si parlava di società della manutenzione) si accompagna a un’organizzazione lungimirante che ha a cuore il proprio Sustainability DNA, che elimina le barriere che ne impediscono o ne rallentano lo sviluppo e potenzia i mezzi che ne rafforzano la crescita.

La scienza manutentiva si colloca in un’area di confine tra il dominio dell’ingegneria e il dominio delle scienze umanistiche dove normative, pratiche, metodi, modelli di chiara derivazione ingegneristica si fondono con un’opera di regia che ha per traguardo lo sviluppo sostenibile delle attività umane (Manutenzione, una speranza per il futuro del mondo, Maurizio Cattaneo).

Perseguire questa ambizione richiede significative trasformazioni a livello organizzativo: nuovi business models, revisione dei processi, riesame delle strategie di acquisizione. Trasformazioni complesse, che richiedono l’applicazione di adeguati modelli di cambiamento ma soprattutto quel change in thinking about business capace di rivalutare il ruolo stesso delle aziende (anche le più grandi e operanti in settori tradizionali) e identificare una nuova generazione di leader dotati di attitudine alla cura, creativi, pronti alla sfida e in connessione con il mondo.


Approfondimenti

 

Anna Pompilio


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ID Immagine 1: 166059921. Diritto d'autore: buchada
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“Il nostro pensiero leggero, rapido quanto esatto, ben visibile - qui e altrove – in una molteplicità di modi, coerentemente dedicato al genio italiano che, circa trent'anni fa, se ne è andato, lasciandoci in dono le sue opere memorabili: Italo Calvino, e le sue indimenticabili Lezioni americane.”

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