La COMPETENZA come capacità di agire e responsabilità di cui rendere conto. Per il passato, nel presente, verso il futuro. Di Natalia Robusti.

Natalia Robusti

Natalia Robusti

Imaginative Communication Strategist ● Artist ● Co-Founder di Spazio Lookness

Quando l’amore e la competenza lavorano insieme,
ci si aspetta un capolavoro.

John Ruskin



 

COERENZA VERSUS COMPETENZA: SOTTO A CHI TOCCA!

Il punto sulla questione dirimente del valore della competenza lo ha riassunto nel 2021 il Direttore Risorse Umane, Sostenibilità e Relazioni Esterne di Q8 Italia, Livio Livi,  è che:

La cultura, sostenibile e digitale, è la base da cui partire per un rinnovamento delle aziende, ma serve anche un cambiamento a livello organizzativo: in questo cambiamento, le istituzioni hanno e avranno un ruolo centrale.” 

E tuttavia, prosegue Livi, c’è ancora una 

consapevolezza superficiale rispetto a questo concetto e ciò che realmente determina, non c’è una cultura diffusa. Basti pensare al fatto che, attualmente, la percezione della sostenibilità è ancora prevalentemente spostata sulla sola dimensione ambientale”.

Infine, si sofferma su un concetto molto importante, anche dove riferito al nostro topic inerente la competenza:

Le competenze digitali di base è importante averle, è chiaro, ma non le considero una priorità, per il semplice fatto che sono in trasformazione per definizione. (…) Per questo motivo, più che sulle competenze, è necessario concentrarsi sulla cultura, sull’attitudine ad affrontare il tema del digitale nel suo complesso: è in questo modo che si genera un senso di adattamento ad un contesto.”

Dal latino tardo competentia, derivato di competĕre, l’essere competente equivale non a caso a una “idoneità e autorità di trattare, giudicare, risolvere determinate questioni.”

Può declinarsi per materia, valore e territorio. Include anche la capacità, per cultura o esperienza, di parlare, discutere, esprimere giudizi su determinati argomenti. (…)

Nella linguistica generativa trasformazionale, per traduzione dell’inglese competence, presuppone l’insieme delle conoscenze linguistiche, facendone un concetto toti-potente. 

Interessante, ad esempio, è la variante riferita a ciò che compete nel senso di “spettare”. In altra eccezione indica anche il compenso per una determinata prestazione. In pedagogia è la capacità dimostrata di usare conoscenze, abilità e attitudini personali per svolgere in autonomia e responsabilmente determinate attività.

A chi compete, dunque, il cammino che stiamo seguendo? A chi dovremo un giorno, e magari anche presto, rendere conto? Non solo noi stessi, ma le nuove generazioni, mi sento di rispondere in prima istanza.

A chi compete il cammino che stiamo seguendo? A chi dovremo un giorno, e magari anche presto, rendere conto? Non solo noi stessi, ma anche le nuove generazioni. Condividi il Tweet

L’Oms ad esempio, sul fronte della salute pubblica, chiede un patto internazionale per prevenire le pandemie. 

“L’accordo, che dovrebbe essere implementato entro maggio 2024, prevede la condivisione dei dati relativi al diffondersi dei possibili virus, la condivisione delle sequenze del genoma dei virus emergenti e anche la condivisione di qualsiasi potenziale vaccino e farmaco sviluppati per il contrasto delle pandemie. L’obiettivo è rafforzare la prevenzione e le risposte alle pandemie”.

In questo senso, ad esempio, siamo tutti consapevoli che è molto difficile gestire in maniera responsiva questioni di tale portata, e tuttavia l’unico modo per raggiungere una meta è mettersi in cammino. Il resto si farà un passo dopo l’altro. Non è che abbiamo molte alternative.

 

LE TENDENZE DAL PUNTO DI VISTA DEI MEDIA…

Esattamente come i corsi e i ricorsi storici, anche le usanze culturali un tempo già marchiate come “datate” tornano di colpo di moda. È il caso della TV, media-imprimatur per eccellenza che è tornata nuova esistenza, grazie anche alla pandemia.

Accade così oggi che gran parte delle comunicazioni (e di conseguenza dei dati raccolti) girano attorno al grande schermo riportandole – come in una serie di eco che mano a mano si fa più sottile – in schermi via via più piccoli e mobili.

Così infatti illustra questo articolo di Wired sulle tendenze dei media nel 2022:

Un dato significativo è che nel corso dell’ottobre 2021, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, il numero di persone che utilizzano la televisione via internet è quasi raddoppiato”.

Nell’analizzare questo trend – assai importante, perché ci racconta come  e dove si convoglieranno i dati e le informazioni di cui l’opinione pubblica si avvarrà – Wired ha focalizzato l’attenzione su un dato strategico, tenendo conto del tanto decantato “principio illuminista” che dovrebbe farci prendere decisioni ponderate e razionali, a maggior ragione in un momento cruciale come questo.

Proseguendo nelle sue osservazioni, l’articolo mette infatti in evidenza come siano (e saranno sempre più) le emozioni e le esperienze ad “agitare” – e dunque muovere – i media. 

Le agenzie di comunicazione, i media e i giornalisti devono per forza rendere conto di quello che dicono e non dicono, e noi non abbiamo alternative se non fare questo passo in questo senso. Ma saranno e sono soprattutto le scuole e gli enti di formazione – di ogni ordine e grado – che debbono e dovranno porsi la questione.

Le agenzie di comunicazione, i media e i giornalisti devono rendere conto di quello che dicono e non dicono, e noi non abbiamo alternative se non fare questo passo in questo senso. Condividi il Tweet

 

COMPETENZA E CONDIVISIONE: AGGIUNGERE UNA SOLA LETTERA FA LA DIFFERENZA

Un tema molto importante, ad esempio, che riguarda sia la competenza che la formazione e la condivisione della conoscenza, sta alla classica divisione tra “materie” cosiddette pesanti e quelle no, il tutto riassunto nell’acronimo STEM.

Cerchiamo di comprendere meglio la question. Innanzitutto cosa significa STEM? Ne parla in maniera esaustiva questo articolo:

“Nella sua forma più elementare, STEM sta per Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica (in lingua inglese). In alternativa, STEAM sta per Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Arti e Matematica. Ma l’educazione STEM è molto più che unire insieme i titoli delle materie. È una filosofia dell’educazione che abbraccia abilità e materie di insegnamento in un modo che assomiglia alla vita reale.”

Da parte sua, invece, l’acronimo STEAM nulla toglie a tutto ciò, bensì aggiunge:

“L’aggiunta di Arte a STEM per creare STEAM significa incorporare il pensiero creativo e le arti applicate in situazioni reali. L’arte non è solo lavorare in uno studio. L’arte riguarda la scoperta e la creazione di modi ingegnosi di risoluzione dei problemi, l’integrazione dei principi o la presentazione delle informazioni. Immagina un architetto, usano ingegneria, matematica, tecnologia, scienza e arte per creare edifici e strutture sbalorditivi.”

E, come in un cerchio perfetto, che al suo termine si chiude, siamo arrivati al capo del discorso. 

Se siamo alla ricerca di nuove strade, dobbiamo poggiare bene i piedi su Valori che ci sostengono in itinere. E tuttavia, in questo processo di evoluzione, transizione o trasmutazione che sia, dovremmo imparare ad attingere a TUTTE le nostre risorse strategiche, comprese quelle creative.

Se siamo alla ricerca di nuove strade, dobbiamo poggiare bene i piedi su Valori che ci sostengono in itinere. E dovremmo imparare ad attingere a TUTTE le nostre risorse strategiche, comprese quelle creative. Condividi il Tweet

Non è teoria: tutto ciò si può fare, e vorrei a questo punto condividerne un esempio. 

Seguo infatti da anni – e con grande ammirazione – gli sforzi fatti dalla Fondazione Golinelli – che ogni volta capovolge l’orizzonte delle sue e nostre competenze – in nome  e per conto nostro (di tutta la nostra società) verso i giovani e i bambini. E questa è la prima, più importante opera d’arte a cui ciascuno di noi è chiamato.  

Con questo ultimo contributo mi congedo dunque da #6MEMES che mi ha tenuto compagnia in questi anni così come spero spero l’abbia fatta anche a voi.

Ci “vediamo” prossimamente, di là dal blog. 

A presto, Natalia

 

FONDAZIONE GOLINELLI

“Opificio Golinelli è un luogo di contaminazione tra formazione, ricerca (è sede della scuola di dottorato in “Data Science and Computation” e ha dedicato un intero padiglione – progettato da Mario Cucinella – allo studio dei rapporti arte – scienza)  ed il sostegno all’impresa nascente (start up) cui è dedicato il nuovo edificio che ospita l’incubatore-acceleratore G-Factor.  

Questo programma di sviluppo, voluto dal Fondatore e denominato Opus 2065, intende aprire ai giovani l’orizzonte del futuro cercando di anticipare e decifrare le sfide che li attendono, secondo quanto sintetizza il pay-off scelto dalla Fondazione: “L’intelligenza di esserci” (“Be intelligent, be there”)”.

 


CREDITS IMMAGINI di copertina 
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Immagine/figura in bianco e nero: opera fotografica di Eadweard Muybridge. Pubblico dominio.

“Il nostro pensiero leggero, rapido quanto esatto, ben visibile - qui e altrove – in una molteplicità di modi, coerentemente dedicato al genio italiano che, circa trent'anni fa, se ne è andato, lasciandoci in dono le sue opere memorabili: Italo Calvino, e le sue indimenticabili Lezioni americane.”

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