Innovazione e leggerezza: il peso dei corpi e del metallo, la levità della mente e degli algoritmi. Di Natalia Robusti.

Natalia Robusti

Natalia Robusti

Blogger & SEO Specialist ● Digital Communication Strategist ● Storyteller ● Founder di #itinarranti.

“Due forze regnano sull’universo: luce e pesantezza.”
Simone Weil

 

Il futuro nelle mani dell’Uomo

Inizio la mia stagione di articoli dedicati al topic di quest’anno – che propone una nuova idea di U-Manità digitale – guardandolo come sempre attraverso la lente d’ingrandimento dei memes di Calvino, concentrandomi sul primo, quello che riguarda la Leggerezza.

Nella tensione innata dell’Uomo verso di essa, infatti, possiamo riconoscere da un lato il suo tentativo incessante di sottrarsi alla gravità del reale, e dall’altro un’istanza specifica che lo spinge a innalzare lo status della propria esistenza verso un livello più alto, sia dal punto di vista spirituale che evolutivo.

Per fare questo, l’Uomo, utilizza da sempre una parte di se stesso, ovvero le proprie mani, usandole per costruire veri e propri “artefatti” in grado di migliorare la qualità della propria vita sottraendola al peso del cosiddetto “mestiere di vivere”.

Il rapporto ancestrale dell’Uomo con la tecnologia ha dunque le sue radici nel modo con cui vive la propria esistenza in relazione al mondo circostante, in quella che il professor Benanti chiama una “interazione con l’ambiente mediata da strumenti, gli artefatti tecnologici.”

Attraverso le varie rivoluzioni industriali, infatti, l’umanità ha “dato vita” alle cosiddette Macchine, artefatti tecnologici sempre più sofisticati che hanno in comune alcuni compiti:

  • alleggerirci dal peso delle incombenze più o meno quotidiane: pensiamo agli elettrodomestici
  • consentirci di spostarci senza fatica in zone molto lontane: pensiamo a tutti i veicoli, compresi quelli spaziali
  • ampliare il raggio di azione e di profondità dei nostri sensi: pensiamo ai microscopi, ai telescopi e, oggi, ai sistemi di elaborazione dei dati…

Il tutto con una costante e parallela evoluzione dei nostri apparati di comunicazione che hanno ampliato sempre la nostra capacità di interagire: pensiamo, solo a livello di scrittura, alla differenza un tempo inimmaginabile che c’è tra i primi utensili creati dall’Uomo per scrivere e i recenti sistemi di dettatura vocale…

A questo proposito ovvero sul tema della scrittura condivido di seguito uno strumento davvero fantastico che può aiutare a scrivere non solo i “letterati”, ma tutti: docenti, studenti, manager e chi più ne ha più ne metta.

Si chiama SCRIBIS e poggia su una base di dati digitalizzati che attingono al cuore dell’Uomo: la poesia e la letteratura.


SCRIBIS: IL FILO MAGNETICO DELLE PAROLE

SCRIBIS, un editor online che ti accompagna e assiste durante la stesura di un testo, suggerendoti parole, frasi e idee in maniera istantanea grazie ad algoritmi di ricerca in grado di classificare in maniera efficiente milioni di frasi presenti nel database.

Così con Scribis la scrittura può diventare anche un gioco permettendoti di creare velocemente testi a partire dalle frasi (di grandi scrittori come Dante, Leopardi, Manzoni, Pirandello e tanti altri) che vengono richiamate in maniera pertinente mentre digiti nell’editor.

E grazie ai dizionari dei sinonimi, delle collocazioni e dei campi semantici potrai scegliere le parole che meglio descrivono quello che vuoi raccontare. Puoi subito iniziare a scrivere con Scribis guardando il breve video di presentazione.”


Ma torniamo al filo del nostro discorso…

Se l’importanza dei manufatti è nota fin dalla comparsa dell’Homo Sapiens, è durante la Rivoluzione cognitiva* che l’Uomo – come ci spiega Hararai – inizia a vivere una realtà duale tra sé e il mondo, percependo:

“da un lato la realtà di fiumi, alberi e leoni; dall’altra la realtà immaginata di dèi, nazioni e società.”

Grazie a questi processi evolutivi l’essere umano è approdato così, nei millenni, a nuovi modi di pensare, agire e comunicare, comprese la capacità di fingere, simulare e soprattutto trasmettere e condividere informazioni su cose che nella realtà non esistono.

Questo, in sintesi, è quello che viene in qualche modo “concretizzato” oggi attraverso i dispositivi di realtà virtuale, i sistemi che processano ed elaborano moli sterminate di dati e vari dispositivi di simulazione, che spesso coinvolgono anche i robot.

Il tutto, grazie senza dubbio alla digitalizzazione, ma anche attraverso lo sviluppo di una nuova relazione tra uomo e realtà, azione e immaginazione – di cui i recenti studi sui Neuroni Specchio illustrano le principali basi neurofisiologiche – motivo per cui assistiamo oggi al radicamento di processi culturali e produttivi, educativi e di cura che fanno perno su tali sistemi artificiali.

 

Arte, artefatti e artifici: tutto nelle nostre mani

Niente di nuovo sotto al cielo, potremmo in fondo dire…

Eppure molta della “leggerezza” promessa non si è incarnata nel nostro vivere quotidiano, anzi: a volte il digitale si è messo di traverso sia per le sue inefficienze che per le nostre mancanze. O ha creato veri e propri atteggiamenti ostili all’evoluzione della nostra specie: un esempio per tutti le fake news divulgate alla velocità della luce…

Quello che le società nel loro insieme sembrano non essere ancora in grado di comprendere, infatti, è che nel pieno della quarta rivoluzione industriale, attraverso gli apparati tecnologici che definiamo “artefatti cognitivi” , quello che oggi noi seguiamo non è altro che il solco di un cammino evolutivo intrapreso fin dalle nostre origini.

Con la differenza che, questa volta, tali artefatti sono più performati e a loro modo “autonomi” da noi. Ma si tratta sempre e comunque di nostre invenzioni.

A tal proposito ovvero in tema di fantasia e immaginazione in cui l’automatizzazione fa da protagonista condivido di seguito un video che ho trovato davvero divertente, in cui il confine tra uomo e robot, narrazione e ironia, leggerezza e “ferraglia” sanno volteggiare insieme: i robot stessi ci fanno gli auguri per il nuovo anno da poco iniziato.



Cosa dimostra il fatto stesso che questo video ESISTA?

Che se l’innovazione tecnologica ha avanzato in maniera parallela rispetto al nostro contesto culturale, è proprio tale divario che ci ha impedito, ad oggi, di aggiornare di conseguenza le nostre competenze percettive, cognitive e comunicative.

E se è vero che questo gap è perdurato per anni (la tecnologia di cui disponiamo attualmente, infatti, non è recente, ma anzi l’avevamo potenzialmente a disposizione da molto tempo), oggi le cose sono cambiate in maniera radicale.

Se il digitale era – sino solo pochi mesi fa – una sorta di animale da laboratorio sconosciuto ai più, l’attuale pandemia ha ribaltato le cose, e ciascuno di noi si è trovato nelle mani il potenziale sterminato di possibilità, senza, per lo più, averne non solo le competenze, ma nemmeno la consapevolezza della necessità di esse.

In questo contesto – e seguendo tali possibilità – appare non solo inevitabile, ma anche auspicabile, che tale potenziale umanistico e tecnologico si possa sempre più ibridare, perché, ci ricorda Nicolosi,

“troppo spesso la tecnologia e la società sono considerate, vissute e interpretate come entità nettamente separate, e questa rappresenta una grave distorsione (…)”

In realtà entrambe, come abbiamo visto, non solo sono legate a doppio filo dal punto di vista evolutivo, ma possono dispiegare il meglio di sé solo se messe in grado di interagire.

Per questo, da parte mia, in questa serie di articoli che oggi inauguro, cercherò di porre all’attenzione dei lettori ad esempi concreti e tangibili – alcuni già noti, altri penso abbastanza inediti – che mostrano come il rapporto dell’Uomo con la Realtà sia oggi ben al di là del raggio d’azione delle proprie MANI.

Questo, grazie ad ausili che portano tutto il nostro corpo (o meglio i nostri sensi) in ambienti oltremodo distanti, anzi virtuali, la cui conoscenza ed esplorazione, tuttavia, ci consente di attingere a un bagaglio di esperienze e conoscenza che possiamo tranquillamente riportare – al termine del viaggio – nel nostro mondo Reale.

E qui, in particolare, vorrei soffermarmi sui sistemi di simulazione che consentono all’Uomo di apprendere, esercitarsi e e specializzarsi in ambiti e tecniche di allenamento, cura, riabilitazione e anche divertimento.

Il tutto in un ambiente simulato e rassicurante (seppure performato) al confine tra diversi piani di realtà: da quella immaginata a quella costruita e infine vissuta… E questa sì, che sarebbe una vera leggerezza raggiunta. Concreta e spirituale insieme!

Prima di congedarci, quindi, vi lascio con alcuni esempi pratici di come il mondo digitale virtualizzato sta già ora aiutando la nostra umanità in settori cruciali, ciascuno a suo modo…

Vi do’ infine appuntamento al prossimo articolo, in cui parleremo di un altro sistema strategico, come abbiamo compresoo (finalmente) in questi mesi: ovvero di scuola e velocità (di apprendimento) senza lasciare indietro nessuno.

Natalia

 


NON SONO, E DUNQUE ESISTO

 

 

Didatticarte. Si tratta di un blog dedicato all’arte online in cui “toccare” con mano (cuore e cervello) le opere d’arte e gli artisti.

Questo, grazie a una “guida” competente e innovativa in grado, ad esempio, di creare mappe geografiche interattive per scoprire autori e opere.

 

 

Una sala operatoria simulata (con tanto di manichini) per insegnare ai chirurghi di domani.

All’Humanitas University gli studenti usano dei manichini per simulare la sala operatoria. In un contesto in cui lo studio è sempre più digitale”.

 

 

Scoprire le neuroscienze, la robotica, la riabilitazione e la genetica

Si può sbucciare una mela con una mano sola? Oppure giocare usando solo la testa? E perché non è possibile farsi il solletico da soli? Sono alcuni tra i tanti temi che proposti ai partecipanti della Notte della Ricerca.”

 

 

Come la realtà virtuale sta cambiando la ricerca aerospaziale

“La rapida evoluzione dell’High Performance Computing, in particolare negli ultimi anni, ha consentito alle scienze spaziali e aeronautiche di poggiare su sistemi informatici di una complessità senza precedenti per lo studio delle dinamiche dell’aria e dei fluidi in generale. Una svolta epocale per la progettazione aerospaziale.”

 

 

I 10 giochi di simulazione più strani

Nel mondo dei giochi di simulazione si simula qualunque cosa: dal trasporto merci con i tir agli interventi chirurgici a cuore aperto, dal lavoro in campagna alle attività quotidiane di un orso. Non c’è limite al desiderio degli uomini di nuove esperienze (al PC).


*NOTA: Secondo Donald Norman, per artefatto cognitivo si intende un dispositivo artificiale (un oggetto reale, ma anche un insieme di ordini, codici e procedure che permettono la descrizione di una realtà) ideato dall’uomo per agire sull’informazione, in particolare per conservarla, presentarla ed operare su di essa. .


Bibliografia

  • Accoto C. (2019), Il mondo ex-machina, Egea, Milano.
  • Benanti P. (2018), Le macchine sapienti, Marietti, Bologna.
  • Gallese V. e Guerra M. (2015), Lo schermo empatico, Feltrinelli, Verona.
  • Hararai Y. N. (2011), Da animali a Dei, Bompiani, Milano.
  • Masini T. e Leoni A.C. (2018), La macchina, il corpo, la società, ED.it, Firenze Petrocelli C. (2014)
  • Alan Mathison Turing: l’indecidibilità della vita, Franco Angeli, Milano.
  • Sasoon J. (2019), Storytelling e intelligenza artificiale, Franco Angeli, Milano. Viola F. e Cassone V. I. (2017)

CREDITS IMMAGINI di COPERTINA (RIELABORATA)
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“Il nostro pensiero leggero, rapido quanto esatto, ben visibile - qui e altrove – in una molteplicità di modi, coerentemente dedicato al genio italiano che, circa trent'anni fa, se ne è andato, lasciandoci in dono le sue opere memorabili: Italo Calvino, e le sue indimenticabili Lezioni americane.”

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