Alfabetizzazione digitale: innovazione, cultura e formazione.

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La scolarizzazione e la formazione sono fattori sociali di cruciale importanza per lo sviluppo di un Paese. Quando l’Italia fu finalmente una sola nazione, non a caso, uno dei primi problemi da porsi fu quello dell’unificazione culturale e linguistica, su cui pesava un drammatico livello di analfabetismo e che fu affrontata anche sui banchi di scuola.
Oggi siamo di fronte a nuove esigenze di alfabetizzazione. Non si tratta più di diffondere l’italiano lingua nazionale, ma il tema è di nuovo di importanza storica. Affrontiamo così un nuovo capitolo della nostra rubrica su innovazione e società, occupandoci di alfabetizzazione digitale diffusa, come chiave per concretizzare le opportunità di un’innovazione che “viaggia” attraverso Big Data e Open Data, sulla Rete e i Social Media.

Acquisire competenze digitali a diverso livello e con obiettivi molteplici (in uno scenario, quello italiano, sia detto per inciso, in cui molta strada resta da percorrere), è questione che interessa tutte le generazioni e coinvolge tanto la cosiddetta formazione continua degli adulti, che la scolarizzazione primaria e secondaria, fino ai percorsi accademici e specialistici.
E la crucialità dell’argomento sta anche nella sua duplice facciata. C’è un primo obiettivo che uno Stato sempre si pone di fronte alle proprie politiche scolastiche e formative: quello di agevolare il raggiungimento di standard produttivi ed economici che lo rendano competitivo sullo scenario mondiale. Ma, a fianco di questo fattore per così dire utilitaristico, ce n’è un altro che dovrebbe stare a cuore a ognuno. Come leggere e scrivere sono storicamente stati un passaporto di libertà, quanto meno morale, così oggigiorno saper almeno gestire la propria ineluttabile vita digitale significa essere consapevoli dei meccanismi in cui ci si trova immersi. Ad esempio in qualità di consumatori, tanto per dirne una.

Ecco allora che la questione non è limitata all’acquisizione di competenze tecniche, ma diventa più latamente culturale. Tanto che lo stesso Ministro dell’Istruzione Giannini, nel presentare il rapporto del gruppo di lavoro del Miur sui Big Data, ha parlato di “specializzazione e diffusione della cultura dei big data” e di “cultura del dato” (su cui si veda anche questo interessante spunto).
Una cultura del dato da promuovere in ogni ordine scolastico, dall’insegnamento di data science nelle Università, fino al coding insegnato a scuola.
Anche ai più piccoli, per una precoce familiarità con il pensiero computazionale, come suggerisce ad esempio un’iniziativa dello stesso MIUR in collaborazione con CINI Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica: Programma il Futuro è una piattaforma che offre, a insegnanti e scuole, strumenti e percorsi per la diffusione del coding, partendo dall’assunto che “per essere culturalmente preparato a qualunque lavoro uno studente di adesso vorrà fare da grande è indispensabile una comprensione dei concetti di base dell’informatica” e sottolineando “la necessità di avviare un’azione fondamentale per la crescita culturale e lo sviluppo della società italiana”.

Sempre nel quadro della promozione di una scuola digitale, si colloca anche la neonata figura dell’animatore digitale, una sorta di promotore dell’innovazione nell’apprendimento scolastico, di cui in questo articolo si racconta un’esperienza individuale controversa, ma interessante per comprendere la complessità dello scenario, tra slanci e ostacoli di un sistema a macchie di leopardo, in cui occorre liberarsi dei vecchi preconcetti per aprirsi al nuovo, all’insegna di condivisione e mentalità open, dove il concetto di apertura si può intendere in modi diversi. Non solo promuovendo la cultura degli open data a scuola e nel sistema scolastico, ma anche attraverso esperienze di una scuola diffusa e aperta, anche al di fuori dei circuiti istituzionali. È questo il caso recente della Scuola Open Source avviata a Bari che programmaticamente si ispira alla scuola Bauhaus e al movimento Roycroft, per una nuova alleanza tra cultura e tecnologia al servizio di tutti, e quello delle reti dei Makers e dei FabLab.
Sapere, saper fare e condividere, insomma, perché bambini e giovani di oggi siano protagonisti attivi della società di domani.

approfondimenti

ischool.startupitalia.eu
next.insem.it
www.ilfattoquotidiano.it
www.chefuturo.it

“Il nostro pensiero leggero, rapido quanto esatto, ben visibile - qui e altrove – in una molteplicità di modi, coerentemente dedicato al genio italiano che, circa trent'anni fa, se ne è andato, lasciandoci in dono le sue opere memorabili: Italo Calvino, e le sue indimenticabili Lezioni americane.”

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