Il meglio di 6MEMES: linguaggio e intelligenza per creare un nuovo mondo. Come possiamo metterci mano…

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Dai dati alle informazioni: interpretare il presente, disegnare il futuro.

«Tutto sarebbe stato espresso, che il mondo era fatto per diventare un bel libro».

S. Mallarmé, Poesie

 

Ursprache: l’ultimo antenato comune da cui, per evoluzione e modifiche successive, sarebbe discesa una o più famiglie di linguaggi. Ne era un fervente sostenitore il poeta Stephane Mallarmé, per il quale ogni manifestazione linguistica rappresentava l’amplificato bagliore di una primitiva lingua universale che avrebbe reso il mondo terreno, appunto, un unico e bel libro.

Se, forse, così non è (o perlomeno ancora non dimostrato) per il pianeta terra, nel caso del mondo digitale la faccenda è ben diversa. Ormai identificabile anche come realtà linguistica, il mondo digitale – con il suo unico e globale codice matematico-grammaticale – ha tramutato l’uso corrente del linguaggio per adattarsi a nuove necessità di comunicazione.

I lettori del blog 6MEMES si sono mostrati curiosi proprio di questo, premiando con il consenso sui social gli articoli che, nel periodo da giugno ad agosto 2021, trattavano proprio del modo in cui l’uomo riesce a esprimersi e parlare con – e attraverso – le tecnologie.


Un proficuo rapporto

“La filosofia naturale è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi, io dico l’universo, ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua e conoscer i caratteri nei quali è scritto.”

L’Occhio della macchina, Simone Arcagni.

Di nuovo un libro che riesce a contenere tutto l’universo nella lingua e i caratteri di cui si compone. Varrà anche per la controparte digitale?

Con il suo sapere matematico e il proprio linguaggio computazionale costruito su codici numerici e algoritmi, le intelligenze che animano l’universo digitale adottano un’abitudine comunicativa fluida che si adatta a una logica di consumo – più che di uso – veloce e mutevole.

È naturale domandarsi come potranno dunque comunicare tra loro entità così differenti come gli esseri umani e quelli ‘Virtuali’. Considerando che ogni sistema (tecnologico, sociale, politico…) è strettamente intrecciato, qualunque innovazione che sia, al contempo, sostenibile, non può tener conto solo di stringhe e codici ma deve necessariamente favorire l’intreccio di talenti, valori e competenze umane differenti per ottenere qualcosa che possa davvero dirsi innovativo e che ambisca a divenire ‘sviluppo’.

Ecco come diventa dunque necessario accogliere e mettere in sinergia una pluralità di linguaggi, come auspica Anna Pompilio nel suo articolo Dal pensiero elucubrativo a quello computazione: parlare alle macchine con il loro linguaggio” oltre che definire un metodo con cui l’essere umano li dovrebbe approcciare. Solo in tal modo il linguaggio e l’intelligenza artificiale potranno costruire un proficuo rapporto di interscambio con il linguaggio e l’intelligenza umana.

 

Intelligenze

Dietro ogni intelligenza di sintesi occorre ricordare che ce n’è una umana, che ha pensato prima dell’altra e ne è la diretta progenitrice. Non solo, come afferma Giulio Destri nel suo articolo “Intelligenza Umana versus Capacità Artificiale… Chi vince? Chi perde?”:

La mente umana è molto, molto di più di una “intelligenza” o di un insieme di capacità. Essa agisce definendo i propri traguardi, su scala ampia e strategica, e i propri obiettivi, su scala più piccola, dal livello tattico sino a quello micro-operativo, in base ai propri valori, spirito e interazione con gli altri esseri umani”.

Se così è, allora, quanto può essere “intelligente” l’intelligenza artificiale creata da quella umana?

La scienza alla base dell’intelligenza artificiale è riuscita a costruire ottimi manufatti tecnologici che svolgono compiti specifici con prestazioni anche superiori a quelle che potrebbero produrre le singole capacità dell’intelligenza umana; ma questa eccellenza viene a mancare se confrontiamo l’intelligenza artificiale con l’intelligenza umana nel suo insieme.

Ecco perché le intelligenze artificiali, seppur abili, non possono considerarsi particolarmente intelligenti. Tuttavia, nell’affascinante e vasto mondo scientifico, esiste un nuovo paradigma che definisce la cosiddetta Intelligenza Artificiale Forte: una tecnologia che non è più solo strumento per eseguire compiti più o meno complicati, ma dotata di una capacità cognitiva che le può permettere il ragionamento a un livello paragonabile a quello della mente umana.

Come si può creare detta intelligenza? Sviluppando nell’artefatto, attraverso l’uso di logica matematica e un’opportuna analisi di linguaggio e valori – che renda semplice al sistema la comprensione di espressioni linguistiche ed etica umane – una capacità di ragionamento e dimostrazione automatica di svariati problemi.

Insomma,

“Una evoluzione verso la cosiddetta “intelligenza artificiale forte” potrebbe, forse, ottenersi mettendo insieme più capacità e meccanismi simili ai livelli logici superiori: valori-identità-spirito”.

 

Macchine e Uomo: una vita sostenibile.

In un futuro prossimo o in un presente più vicino, macchine e uomo potranno mai creare una connivenza equa e accrescitiva? Saranno capaci di edificare (con le proprie mani, reali, meccaniche o virtuali che siano) un dialogo che possa consentire la reciproca comprensione per sostenere un’armonia universale e una vita sostenibile?

Sembra sia già possibile, almeno in alcuni casi. Uno di questi è l’attività della Rigenerazione Urbana. Cos’è la rigenerazione urbana? È l’approcciarsi all’evoluzione di un tessuto edificato nella sua interezza, e non nelle singole parti, onde apportare rinnovamento e nuovi usi dello stesso.

Dalla presa di coscienza nel riaffermare un’identità locale, consci del valore del proprio patrimonio edilizio e attraverso il recupero dei cosiddetti ‘vuoti urbani’ (aree dismesse, storicamente sede di attività commerciali nel tempo trasferitesi altrove), la rigenerazione urbana è attualmente approdata alla rigenerazione dei quartieri residenziali del secolo scorso, improntando, per ripopolare tali aree, specifiche politiche di riqualificazione architettonica e urbanistica annesse a progetti di mobilità sostenibile che, spesso, si avvalgano di un supporto scientifico, sfruttando le migliori tecnologie a disposizione.

La rigenerazione urbana non ha solo una vita ‘materiale’ ma ne possiede un’altra, importante quanto la prima ma puramente sociale: o, per meglio dire, ‘social’.

Lo ha dimostrato un monitoraggio – condotto da Sara di Paolo su web, social e press in lingua italiana – che, nel 2020, ha proprio tenuto sotto controllo le parole ‘Rigenerazione Urbana’.

Come riportato nell’articolo del blog 6MEMES “RIGENERAZIONE URBANA: “ROBA” DA “U-MANI DIGITALI”. Un viaggio in rete alla scoperta delle nostre ultime metamorfosi” molteplici sono state le testimonianze ritrovate – da Nord a Sud – di esperienze e progetti per la rigenerazione di paesi, città, parchi all’insegna della sostenibilità e della collaborazione umana.

Risulta dunque chiaro come la tecnologia sia cruciale per la realizzazione pratica di una rigenerazione urbana ma il fattore decisivo per l’innesco dell’esperienza è l’attivazione e il coinvolgimento della comunità umana che dovrà sempre porsi nel giusto dialogo con la macchina.

 

Un finale adeguato…

Un finale adeguato? Tirando le somme, a qualunque livello o ragione di esistenza, e in qualunque progetto s’intenda spendere mani, tempo e risorse per la sua realizzazione, l’uomo in primis dovrebbe essere co-partecipativo, sebben questo non sia sufficiente:

La partecipazione [infatti] deve essere “trasformativa”. Non qualcosa per farsi belli, ma che lasci il segno in termini di idee, decisioni pubbliche, impatto sulle persone”.

Perché solo con un’adeguata partecipazione trasformativa si potrà consentirà una comunicazione efficace – costruita su un appropriato linguaggio – che avvenga, indifferentemente, tra uomo-macchina, macchina-macchina o uomo-uomo.


CREDITS IMMAGINE DI COPERTINA
ID Immagine: 97366502. Diritto d'autore: monsitj
ID Immagine: 96243114. Diritto d'autore: jazzia

“Il nostro pensiero leggero, rapido quanto esatto, ben visibile - qui e altrove – in una molteplicità di modi, coerentemente dedicato al genio italiano che, circa trent'anni fa, se ne è andato, lasciandoci in dono le sue opere memorabili: Italo Calvino, e le sue indimenticabili Lezioni americane.”

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