IL MEGLIO DI 6MEMES: innovazione e intelligenza responsabile per dare una MANO a un nuovo modo di vivere.

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Dai dati alle informazioni: interpretare il presente, disegnare il futuro.

Il meglio di 6MEMES di questi ultimi mesi… innovazione e intelligenza responsabile.

 

“I computer sono incredibilmente veloci, accurati e stupidi.
Gli uomini sono incredibilmente lenti, inaccurati e intelligenti.
L’insieme dei due costituisce una forza incalcolabile.”

ALBERT EINSTEIN

 

 

La facoltà di pensare, concepire e intendere con la mente: ecco come può essere definita l’intelligenza la cui evoluzione, almeno nel caso della specie umana, è stata resa possibile anche grazie a un aumento di peso del cervello.

Aumento considerevole, se teniamo conto del consumo energetico indispensabile per garantire le funzioni cognitive e fisiologiche del cervello: un 20-25% dell’energia totale assorbita dal corpo per il normale funzionamento delle sue attività di base ossia respirare, digerire e mantenere costante la temperatura. Energie comunque ben spese, se usate per progettare e mettere a punto altre intelligenze (artificiali) che siano di ausilio a reali ed equi miglioramenti sociali ed economici.

Umano versus Macchina o Umano cum Macchina, dunque?

Debbono esserselo chiesto anche i lettori del blog 6MEMES che, nel trimestre marzo – maggio 2021, hanno concentrato le proprie ‘energie mentali’ su articoli esplorativi nei quali si cerca di chiarire fino a che punto l’innovazione tecnologica prodotta dall’intelligenza umana può essere compresa dall’intelligenza umana stessa e risultare utile a creare – e sostenere – una società globale migliore sotto innumerevoli aspetti.

 

U-Mani che guidano il mondo…

“La percezione del mondo dell’essere umano opera, dunque, in una direzione intelligente. La percezione del mondo di una macchina opera in una direzione che si potrebbe definire funzionale. Il che va benissimo dato che la macchina deve supportare in maniera ausiliaria l’intelligenza umana.”

Ora, quale tipo di decisione umana potrebbe essere delegata a una macchina dotata di intelligenza artificiale?
Domanda intrigante, poiché rappresenta il nodo cruciale da dirimere nella discussione filosofica che, dopo il vertiginoso sviluppo tecnologico degli ultimi anni, è sorta sull’argomento.

L’A.I. è un cucciolo cibernetico che va nutrito con i Big Data, e adeguatamente addestrato da figure professionali competenti e aggiornate, qualunque sia la richiesta o la necessità da soddisfare.

Compito di tali figure è curare gli aspetti tecnici e funzionali ma anche valutare l’adeguatezza dei fini e dei rischi connessi all’utilizzo di sistemi di A.I. che deve necessariamente aver ricevuto un’adeguata formazione etica e morale. L’assenza della capacità di generare una riflessione etica indotta può predisporre la macchina a compiere scelte macchiate da pregiudizi non intenzionali ma che possono violare principi morali e amplificare, ad esempio, il gender gap e la discriminazione sessuale e razziale.

E, in tutto questo, il Sistema Paese non è (mai) ininfluente: lungi dall’essere neutra, la tecnologia è figlia del contesto culturale che la sviluppa ed ha quella doppia valenza (farmaco o veleno) che dipende dall’uso che se ne fa.

 

Rapidità evolutiva: educazione e digitalizzazione.

Sarebbe, dunque, inimmaginabile proseguire l’utilizzo di schemi e modelli di istruzione ormai datati nel periodo di evoluzioni e cambiamento che l’uomo (e la tecnologia) stanno attraversando. Educazione e digitalizzazione debbono andare al passo con i tempi e la tecnologia creata dall’uomo per l’uomo deve avere un ruolo decisivo in questo.

Se è pur vero che l’innovazione tecnologica ha innescato meccanismi che stanno accelerando l’impoverimento del nostro pianeta, dilapidandone molte risorse, essa possiede anche gli strumenti per svolgere un’attività di istruzione rapida e precisa atta a formare persone e intelligenze migliori (vedi box a fondo pagina).

Questo, sempre sotto la guida e la cura di insegnanti in carne e ossa che sappiano padroneggiare l’innovazione tecnologica e trovare, assieme ad essa, soluzioni per preservare la salute umana e terrestre. Quale candidato potrebbe dunque essere il nuovo insegnante digitale? I robot, senza dubbio.

“Inventati e costruiti anch’essi, come gran parte dei nostri manufatti e artefatti, per sollevarci da incombenze di vario ordine (tecniche, materiali e faticose, pericolose o ripetitive), oggi – grazie all’integrazione con altre tecnologie e linguaggi di programmazione – i robot hanno meritato un posto d’onore anche in ambiti prettamente umanistici compresi quelli legati all’apprendimento.”

Così, da protagonista negli immaginifici scenari creati dalla letteratura fantascientifica, il robot è oggi utilizzato anche in ambito educativo come artefatto cognitivo – ossia un oggetto o un dispositivo in grado di facilitare lo sviluppo di specifici apprendimenti.
Sebbene, alla fine, sempre si torni al nodo cruciale già esposto sopra: vanno bene innovazione e tecnologie sempre più dirompenti e utili ma si dovrebbe tenere sotto controllo e risolvere le distorsioni introdotte in tali tecnologie emergenti, per non oltraggiare l’etica e creare disparità di genere.

 

Buone pratiche, innovazione e parità di generi.   

C’è anche una questione di empatia: l’Intelligenza Artificiale e la Robotica ancora suscitano preoccupazioni e timore, dunque, la scelta di dare ai robot sembianze umanoidi o voci specifiche è una strategia utilizzata in realtà per rassicurare gli acquirenti; le stesse persone che, poi, potrebbero però esprimersi in comandi bruschi e scortesi per controllare (o sottomettere) la macchina, come già di consueto accade con gli assistenti vocali.

A tale riguardo, secondo un report stilato dall’Unesco, difronte agli insulti, soprattutto di genere, perpetrati da noi ‘umani’ agli assistenti vocali (che, ricordiamo, sono stati concepiti con nomi e voci femminili), le risposte morigerate della macchina avrebbero diffuso la concezione di una figura femminile (artificiale o umana che sia) che può e deve essere remissiva, influenzando il modo in cui le persone parlano alle voci femminili.
E, nonostante i recenti aggiornamenti dei software, il report puntualizza come “la tendenza alla sottomissione degli assistenti vocali di fronte ad abusi di genere rimane invariata dal 2011”.

I diritti debbono dunque appartenere a tutti e, siccome anche il mese è quello giusto – sebbene qualunque tempo vada bene per sostenere e difendere in modo imperituro il diritto per ogni essere (umano e digitale) di esprimersi secondo proprie inclinazioni (ben inteso non leda la libertà altrui) – niente di meglio, allora, che raccontare l’inclusiva esperienza del gruppo che ha progettato la nuova versione di WordPress.

“Josepha [Josepha Haden Chomphosy – attuale executive director di WordPress.org] mi ha risposto dicendo che uno dei suoi obiettivi per il 2020 era quello di creare un team di release fatto di sole donne e persone non-binary.

È stata una grande idea: più di ottanta persone si sono fatte avanti e, nel mese di dicembre 2020, è uscita la versione 5.6, guidata da un team di oltre 40 persone che si identificano come donne o non binary. Un successo!”

Con queste parole, Francesca Marano, WordPress Core team lead presso Yoast, ha voluto festeggiare un traguardo innovativo: un software come WordPress, capace di comunicare e far comunicare, in ogni parte esse siano, dalle singole persone alle aziende, è riuscito, in primo luogo a creare un episodio comunicativo tra generi, intercettandone creatività e tecnica per la crescita di un progetto comune.

E se la comunicazione stimola creatività, e dunque denota intelligenza, è proprio grazie a maggiori capacità induttive e deduttive che potremo continuamente migliorare il nostro modo di comunicare.  Ciò che serve è dunque un’intelligenza responsabile, equa e sempre in grado di individuare le criticità e mettere in primo piano, nel quaderno dell’agire, la loro risoluzione.

 

Infine, a proposito di intelligenza: gli esseri umani sono davvero gli unici a possedere questa  caratteristica cognitiva?

Se ormai (e fortunatamente) sembra iniziato il declino del periodo buio da poco attraversato in cui si sosteneva che l’individuo di sesso maschile fosse più “intelligente” di quello femminile e che la “razza bianca” fosse superiore a qualsiasi altra, la domanda che dovremmo forse porci è questa: saremo mai così intelligenti da capire non solo noi stessi, ma anche l’intelligenza altrui, ovvero quella dei nostri simili e persino quella degli animali?

Che, poi, è anche la stessa domanda che si è posta Frans de Waal, etologo e primatologo olandese di fama internazionale, scrivendo il suo ultimo saggio che vogliamo, in questa sede, consigliarvi assolutamente di leggere!

Avventurandoci nella lettura ‘Siamo così intelligenti da capire l’intelligenza degli animali?’ risulterà infatti difficile rimanere indifferenti venendo a conoscenza del fatto che perfino i topolini possono rammaricarsi di alcune decisioni prese e di come le cornacchie siano in grado di costruire utensili e utilizzarli, mentre le scimmie (lo sanno tutti, o quasi!) hanno sviluppato circuiti neurali che permettono loro di imparare vicendevolmente da errori fatti dai loro simili.

Noi uomini vogliamo davvero concederci il privilegio di dichiararci più intelligenti, dunque? Magari sarebbe il caso di essere un po’ più consapevoli di quanti limiti, ancora, abbiamo sia in noi che davanti  (e dietro) a noi. Il fine che dovrebbe accomunarci?  Diventare più responsabili verso noi stessi e comportarci in maniera più umana sia coi nostri simili che con la natura e i suoi abitanti. 

In questo senso condividiamo un progetto del nostro gruppo che cerca di essere “di aiuto” all’ambiente. Si tratta di ROSE, la soluzione innovativa per il mercato Energy nell’ambito Smart Grids con applicazioni utili per raggiungere gradi migliori di efficienza energetica, flessibilità, e manutenzione predittiva per le comunità energetiche.

 

Il buono della tecnologia

Il progetto ROSE si basa sull’integrazione e lo sviluppo di strumenti ICT avanzati in grado coordinare l’integrazione tra richieste, erogabilità del servizio e capacità di soddisfare le istanze che intercorrono tra prosumer e aggregatori.

Volete saperne di più? Seguite il link dell’immagine…


Credits immagine di copertina

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(Per i credits delle immagini di copertina degli articoli, vedere gli articoli stessi).

“Il nostro pensiero leggero, rapido quanto esatto, ben visibile - qui e altrove – in una molteplicità di modi, coerentemente dedicato al genio italiano che, circa trent'anni fa, se ne è andato, lasciandoci in dono le sue opere memorabili: Italo Calvino, e le sue indimenticabili Lezioni americane.”

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