Il Meglio di 6MEMES: il valore dei dati e della loro cura per una innovazione che sia efficiente e sostenibile.

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Dai dati alle informazioni: interpretare il presente, disegnare il futuro.

Accendere lo smartphone, usare una app, accedere al proprio computer: sono tutti gesti quotidiani e modi diversi di dar voce alla nostra esistenza nel mondo fluido e interconnesso che abitiamo.

Nel regno a tratti segreto e invisibile della vastità digitale, questi gesti si trasmutano in orme virtuali che generano una sorta di tracciato in real time (prima) la cui massa di informazioni (poi) si riversa in un labirinto di percorsi all’interno di sistemi e infrastrutture di raccolta dei vari dati (chiamati tradizionalmente Bid Data) a supporto di intere filiere di produzione, distribuzione ed erogazione di servizi digitali e non solo.

I Big Data, quindi, divengono essi stessi chiave di crescita e organizzazione a molteplici livelli oltre che necessità gestionale per qualsiasi tipo di organizzazione.

I Big Data sono divenuti chiave di crescita e organizzazione a molteplici livelli oltre che necessità gestionale per qualsiasi tipo di organizzazione. Condividi il Tweet

Il valore di questi dati  e del possibile utilizzo sono ormai chiari ai lettori del blog 6MEMES che non a caso hanno premiato, con il loro consenso sui social, gli articoli che, nel periodo da dicembre 2021 a febbraio 2022, hanno fatto da guida per comprendere le nuove frontiere di applicazione delle informazioni che i Big Data contengono.

Una complessità nei meccanismi del cambiamento, questo, che come vedremo ha compreso anche come sia sempre più necessario prendersi cura del dato e del suo utilizzo.


I Dati come custodi della conoscenza

L’importanza dei big data risiede nella capacità di essere custodi di conoscenza condivisibile che, a conti fatti, può spiegare usi e costumi di una società digitalizzata. 

Perché questo sia possibile è necessario una buona dose di accuratezza nella loro manutenzione. Solo se i preposti operano con diligenza e dispongono di adeguati strumenti, infatti, dalla semplice manutenzione riparativa si può passare all’attuazione della maintenance by design. Di cosa stiamo parlando?

Di una visione strategica in campo manutentivo che, come afferma Anna Pompilio nel suo articolo Manutenzione by design: “pettinare il muschio” con accuratezza:

[…] ha una maggiore percezione dell’ambiente e una maggiore capacità di adattamento: un sistema che non si ferma ma reagisce velocemente alle variazioni

e che, di conseguenza, permette soprattutto di:

[…] progettare con accuratezza prodotti e servizi affinché il loro ciclo di vita sia lungo, reattivo e in buona salute.

Il tutto non è per nulla complicato come può apparire: dati e tecnologie emergenti già contengono in loro le informazioni necessarie per un corretto controllo dei sistemi a patto che tali sistemi siano progettati avendo cura di proiettarli in un’ottica sostenibile, e valutando l’intera prospettiva nella quale si inserisce il loro ruolo.

 

Sentiment e dati

I dati servono anche per comprendere l’opinione pubblica su determinati argomenti resi popolari dal palcoscenico del web. 

Proprio a questo pensa l’analisi del sentiment o sentiment analysis, “un campo dell’elaborazione del linguaggio naturale che si occupa di costruire sistemi per l’identificazione ed estrazione di opinioni dal testo”.

Nel suo White paper U-MANI digitali. Un viaggio in rete alla scoperta delle nostre ultime metamorfosi, Sara Di Paolo si occupa proprio di sentiment e traccia un itinerario, attraverso monitoraggi di web e social, per un viaggio che si interroga sui più recenti comportamenti umani alla ricerca di destini collettivi nell’ambito del territorio italiano.

Dal tema della cittadinanza attiva a come gli artigiani stanno affrontando la realtà innovativa di oggi, e passando attraverso l’agricoltura del domani, Sara Di Paolo ci mostra come l’umano digitale necessita, in questo periodo più che mai precario, di una ‘rigenerazione trasformativa’ che spazia su più ambiti e possa realmente lasciare il segno in termini di idee, decisioni pubbliche e impatto sulle persone.

L’umano digitale necessita di una ‘rigenerazione trasformativa’ che spazi su più ambiti e possa realmente lasciare il segno in termini di idee, decisioni pubbliche e impatto sulle persone. Condividi il Tweet

 

Ad Curam

Se volessimo identificare il dato (la descrizione elementare codificata di un’informazione) in ciò che, etimologicamente, è – ossia l’essere un dono – allora il linguaggio è senza dubbio uno dei dati più preziosi di cui l’animale pensante umano abbia potuto dotarsi.

Il linguaggio è infatti il primo aspetto di cura delle relazioni, della società e del vivere quotidiano e futuro. È importante, pertanto, che sussista un vero e proprio intento alla cura della parola, un ad curam, come propone Sonia Bertinat nel suo articolo Ad-curam: il segno dell’accuratezza nel mondo delle relazioni e della comunicazione interpersonale. Dunque:

Predisporsi all’ad-curam implica cambiare assetto mentale in cui la cura delle cose non è il fine ma il mezzo. Il legante con il quale teniamo insieme le cose del mondo. In quanto processo non può che essere un assetto continuo, persistente, soggetto a variazioni e valutazioni.

La parola ha un potere trasformativo che la rende di per sé mezzo e non fine; l’intento alla cura del – e attraverso il – linguaggio sarà dunque un processo che si dipana nel tempo e nello spazio, arricchito dai mutamenti sociali e personali, e dalla complessità del mondo, non riducibile a certezze monolitiche.

 

Detto e osservato questo, sorge una domanda: può aiutarci la filosofia?

Aggiungiamo qualche riflessione in proposito, dopo la ricognizione che, ogni tre mesi circa, siamo soliti fare sui topic del blog in base al loro gradimento.

Come il “prendersi cura” sia un elemento imprescindibile per una crescita morale, sociale, economica e politica cercano di spiegarlo, attraverso gli strumenti della filosofia, Andrea Colamedici e Maura Gancitano, nel volume L’ alba dei nuovi dei. Da Platone ai big data.

“Come Socrate e Platone hanno visto la scrittura soppiantare l’oralità e hanno assistito al tramonto del mondo mitico, così noi oggi ci troviamo di fronte all’avanzata del digitale, che sta nuovamente rivoluzionando la comunicazione, il linguaggio e le strutture sociali, sancendo l’alba di nuovi dèi.”

Ma davvero siamo di fronte a nuovi dèi capaci di conoscere, prevedere e orientare i nostri desideri, scopi e bisogni più profondi – e dunque da adorare passivamente, diffondendone il culto e lasciando che dilaghi senza controllo – o, piuttosto, ci troviamo a fianco alleati preziosi con i quali creare un nuovo tipo di coscienza collettiva che sappia guidare il mondo verso una trasformazione sostenibile?

Ai lettori, l’ardua sentenza.


CREDITS IMMAGINE DI COPERTINA
ID Immagine: 129250332. Diritto d'autore: lightwise
ID Immagine: 18540594. Diritto d'autore: vladgrin

“Il nostro pensiero leggero, rapido quanto esatto, ben visibile - qui e altrove – in una molteplicità di modi, coerentemente dedicato al genio italiano che, circa trent'anni fa, se ne è andato, lasciandoci in dono le sue opere memorabili: Italo Calvino, e le sue indimenticabili Lezioni americane.”

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