I servizi digitali in sanità a favore delle prevenzione e gestione delle cronicità. Di Martina Metta.

Martina Metta

Martina Metta

Formazione in Psicologia dei Processi Sociali e Comunicativi ● Market Specialist Team R&D Artexe

La gestione delle cronicità

Quando si parla di tecnologie abilitanti nel mondo della sanità, si pensa quasi sempre a servizi digitali a favore di situazioni di emergenza o di particolare gravità – complice probabilmente anche l’attuale situazione che stiamo vivendo – dimenticando che invece la materia della salute riguarda innanzitutto la prevenzione e la gestione di una serie di cronicità che l’innalzamento dell’aspettativa di vita comporta.

A livello nazionale, infatti, prosegue la tendenza dell’invecchiamento demografico, dovuto principalmente a fattori quali:

  • Il miglioramento e aumento della sopravvivenza
  • La forte riduzione della mortalità infantile
  • La progressiva riduzione della natalità

 

Gli ultimi dati ISTAT ci dicono che il 22,8% della popolazione italiana presenta un’età maggiore di 65 anni, in altre parole più di una persona su cinque rientra nella categoria degli anziani. I cambiamenti nella struttura per età dovuti agli effetti del progressivo invecchiamento della popolazione vanno di pari passo con l’aumento delle cronicità e di conseguenza l’aumento della domanda sanitaria specifica e crescente rivolta ai servizi sociosanitari. Il processo di invecchiamento è destinato ad accentuarsi nei prossimi anni, si prevede che il picco si avrà nel 2045-2050, quando la quota di ultra 65enni arriverà a toccare circa il 34%.

Ad oggi gli italiani affetti da patologie croniche rappresentano quasi il 40% della popolazione del Belpaese: 24 milioni di italiani, affetti principalmente da ipertensione, malattie cardiovascolari (come infarto e ictus), tumori, malattie respiratorie croniche (come la broncopneumopatia cronica ostruttiva e l’asma) e il diabete.

Il problema della cronicità rappresenta una sfida nel lungo periodo per il SSN, e richiederanno l'impegno di circa il 70-80% delle risorse sanitarie a livello mondiale. Oggi in Italia, siamo a circa 66,7 miliardi spesi per la cronicità Condividi il Tweet

Il problema della cronicità rappresenta una sfida nel lungo periodo per il SSN,  poiché, come dice l’Organizzazione mondiale della sanità, le malattie croniche sono “problemi di salute che richiedono un trattamento continuo durante un periodo di tempo da anni a decadi” e richiederanno l’impegno di circa il 70-80% delle risorse sanitarie a livello mondiale. Oggi in Italia, secondo le stime, siamo a circa 66,7 miliardi spesi per la cronicità.

Tuttavia, i principali fattori di rischio delle patologie croniche rappresentano abitudini comportamentali nella maggior parte modificabili e sui quali si potrebbe agire, investendo fortemente sull’efficientamento della sanità e su dinamiche di prevenzione che giocherebbero un ruolo fondamentale per il rilevamento, lo screening e il contrasto di queste malattie.

 

Prevenzione e cura durante la pandemia

Purtroppo, con l’avvento della pandemia da Covid-19, le liste di attesa per l’accesso alle cure e alla prevenzione, già fortemente rallentante nel SSN, si sono in alcuni casi arrestate.

A pagarne le conseguenze non solo i pazienti cronici, ma anche e soprattutto le nuove diagnosi. I numeri sono preoccupanti, parliamo di 13 milioni di visite specialistiche sospese a causa del Covid-19, 300mila ricoveri non effettuati, 500mila interventi chirurgici rimandati e ben 4 milioni gli screening oncologici posticipati a data da destinarsi.

Numerose le barriere da considerare per recuperare questi ritardi causati dall’emergenza, in primis l’imposizione della riduzione del numero di accessi nelle strutture per assicurare il distanziamento sociale, a cui si aggiunge la diffidenza e la paura da parte dei cittadini di recarsi negli ospedali per effettuare controlli che troppo spesso vengono erroneamente considerati rimandabili.

  • Perché allora non trasformare questa condizione sfavorevole in una “opportunità” per ripensare le strategie fino ad oggi adottare nella presa in carico del paziente?
  • Perché non ripartire dalle attuali spinte dell’era covid per potenziare risorse umane e tecnologiche a favore della prevenzione e della cura del cittadino?
  • Quale miglior momento, se non quello di un periodo di forte necessità, per investire su strumenti digitali che liberino tempo ed energie delle risorse umane da dedicare nella gestione e riorganizzazione dei flussi degli accessi alle cure personalizzate e in sicurezza, anziché alla burocrazia inutile?


In un immediato futuro che è già presente, per la ripartenza della sanità pubblica, sarà fondamentale puntare – attraverso una combinazione di digitalizzazione, automazione, utilizzo dell’analisi predittiva – su strumenti che garantiscano una migliore assistenza ai pazienti, che mettano i medici nelle condizioni di dedicarsi esclusivamente al proprio lavoro e che di conseguenza portino ad una semplificazione degli accessi alle cure e una riduzione dei tempi e dei costi.

Per ottenere i risultati desiderati in questo contesto risulta di centrale importanza la capacità di raccolta e condivisione dei dati sanitari, avere la possibilità di fruire in tempo reale di un numero considerevole di dati che, forniti al momento giusto, consentano di prendere decisioni appropriate su diversi fronti.

Dal nostro Osservatorio possiamo vedere, che in questo particolare contesto, investimenti a tutela di un’accurata raccolta e manutenzione dell’enorme patrimonio informativo sia amministrativo che clinico sanitario, nonché’ dell’applicazione di buone norme come la creazione di strati middleware per rendere tali dati interoperabili e pronti all’uso per la generazione di servizi efficienti e a basso costo per la comunità, non sono coerenti o addirittura inconsistenti rispetto a moltissimi altri investimenti del settore (ad esempio quello degli arredi e delle infrastrutture “fisiche”).

A tal proposito, se pur a macchia di leopardo, questo anno di pandemia ha dato inevitabilmente una forte accelerata alla digitalizzazione della sanità.

Sono infatti diverse le realtà sul territorio nazionale che si sono mosse per implementare soluzioni che offrano al cittadino una migliore assistenza e cura, garantendo in alcuni casi anche una continuità assistenziale grazie a servizi di teleconsulto che permettono al paziente di usufruire di una visita direttamente da casa e di telemedicina che consentono al clinico di seguire a distanza il monitoraggio dei parametri vitali per prendere decisioni cliniche.

Sono diverse le realtà sanitaria, in Italia, che si sono mosse per implementare soluzioni che offrano al cittadino una migliore assistenza e cura, garantendo anche una continuità assistenziale grazie a servizi di teleconsulto Condividi il Tweet

Sono soprattutto i MMG in prima persona ad aver capito il valore aggiunto dell’utilizzo di tali soluzioni associate alla loro pratica clinica tradizionale. Da un’indagine dell’Osservatorio Innovazione digitale in sanità della School of Management del Politecnico di Milano, in collaborazione con il Centro Studi della Fimmg, è emerso che il 95% dei medici di medicina generale vede nelle risorse della telemedicina una risposta per gestire, negli scenari post-covid, la salute e le cronicità. Le soluzioni di telemedicina, il cui utilizzo appariva già in aumento prima dell’emergenza Covid, sono giudicate di grande interesse per la professione: l’88% dei medici è interessato ad utilizzare il teleconsulto con gli specialisti e il 60% la tele-cooperazione (MMG-Specialista-paziente).

L’apertura al digitale e la raccolta, fruizione e valorizzazione dei dati, potrebbe dare vita ad un sistema sempre più connesso e di cooperazione tra le diverse figure sanitarie, all’interno del quale il MMG potrebbe ricoprire un ruolo strategico per la gestione del cronico e più in generale nel consolidare la sanità sul territorio.

 

Lo stato attuale

Tuttavia, la frammentazione del patrimonio informativo sui pazienti è ancora alta e tante sono le differenze non solo tra regioni e strutture diverse, ma anche all’interno della stessa struttura e ancora di più nella medicina territoriale. Nonostante con la conversione in Legge del cosiddetto “Decreto Rilancio” siano state introdotte una serie di misure per agevolare la diffusione e l’alimentazione del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), almeno per il momento la percentuale di utilizzo è molto bassa.

Infatti, se dal grafico sottostante emerge un’attuazione quasi totale del fascicolo in tutte le regioni:

 

 

Il reale utilizzo da parte di strutture, clinici e cittadini è rappresentato da una bassa percentuale e da grandi differenze interregionali, rendendo lo strumento poco utilizzabile per scopi collettivi:

 

 

Fonte: https://www.fascicolosanitario.gov.it/

 

La digitalizzazione in sanità assume un ruolo cruciale nella totale ridefinizione del Patient Journey e non si limita al solo step di gestione e cura, basti pensare all’importanza che ricopre nell’organizzazione dei flussi di accoglienza. Da questo punto di vista, una buona organizzazione dei sistemi sanitari si riflette sia immediatamente che in previsione di una miglior qualità di ciascuno di questi passaggi.

Solo una capacità di organizzazione ed ottimizzazione agli alti livelli di ognuno di questi passaggi ci potrà garantire, per il presente e il futuro, un’equa diffusione di nuovi modi di cura.

 

UN ESEMPIO POSITIVO è MR YOU, di Artexeuna delle maggiori strutture nel campo dei servizi globali per l’e-health.          

MR YOU

Mr You è la piattaforma di Artexe leader in Italia nell’offerta di sistemi evoluti dedicati alla relazione tra cittadini e strutture sanitarie. Attraverso i totem digitali Kiosk24/7, software per pc e mobile, Mr You permette di gestire tutte le fasi di accoglienza, attesa e informazione dei pazienti dall’ingresso all’uscita nelle strutture.

Ecco quali sono i moduli di MrYou e le loro funzioni:

Per maggiori informazioni: MrYou

 


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