Essere in “buone mani”: le letture per l’estate consigliate dal blog 6MEMES.

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Dai dati alle informazioni: interpretare il presente, disegnare il futuro.

All’ingresso di questa nuova estate noi di 6MEMES non potevamo rinunciare a darvi i nostri consueti consigli di lettura, e la parola d’ordine che ci ha ispirati è stata uMANItà.

Questa parola-concetto l’abbiamo declinata in una sorta di tributo ad alcuni autori (e relative opere) che hanno sviluppato idee innovative attraverso la loro prolifica mente per poi, di persona o con l’aiuto di altre eccellenze, renderle tangibili usando le politiche del fare.

Il tutto,  appunto, attraverso uno degli unicum  dalla nostra specie: l’uso proficuo delle mani.

 

SMART CITY O SMART LAND?

La capacità di utilizzare l’ingegnoso attrezzo ‘mano’ per costruire utensili e altri attrezzi si espanse sino a consentire anche la realizzazione di rifugi e alloggi più accoglienti e sicuri delle grotte dove i nostri antenati erano soliti risiedere.

Dalla nascita dei primi insediamenti alla costruzione di vere e proprie città, le mani dell’uomo hanno contribuito a creare, e perfezionare, non solo gli edifici pubblici e quelli ad uso privato ma anche di arricchire con monumenti e opere d’arte gli spazi urbani.

Cesare de Seta, noto storico dell’architettura e saggista italiano, nel suo saggio ‘La città. Da Babilonia alla smart city’ ci accompagna in un viaggio di scoperta che dalla ‘Mezzaluna fertile’ del Medio Oriente, dove si svilupparono le prime civiltà agricole stanziali e quelle che furono le grandi nazioni dell’Antichità, giunge alle megalopoli del XX° secolo – passando per i comuni italiani del Medioevo, le città rinascimentali e la Londra di Dickens – e al nuovo concetto di smart city, le città intelligenti.

Di certo recenti e in piena fioritura, le Smart City sono già indirizzate verso un contesto in continua evoluzione per meglio aderire al recente paradigma di Smart Land.

Come definirlo? A tal riguardo citiamo una definizione calzante ed esaustiva, trovata nell’articolo “Smart Land un territorio intelligente e sostenibile”, che coglie i molteplici aspetti e istanze richiesti a una Smart Land per essere tale:

“[Smart Land] Significa letteralmente ‘territorio intelligente’ nel quale con una particolare attenzione alla coesione sociale, alla creatività, alla conoscenza, alla libertà di movimento, all’utilizzo sapiente delle risorse territoriali, all’accessibilità e con l’ausilio di politiche condivise e diffuse che si occupino fra le altre cose anche di natura, storia, architettura e di un adeguato piano urbanistico, si aumentano la competitività e la bellezza allo scopo di trasformare un territorio da ordinario ad attrattivo”.

Il contesto in cui si sono sviluppati i primi insediamenti urbani e il forte connubio che, fin da subito, ha unito le città con le radici territoriali e lo sviluppo economico – senza tralasciare la storia evolutiva del centro urbano e la cultura nata in seno ad esso – è purtroppo caduto in secondo piano nell’era moderna.

Con l’accentramento in aree urbane ad alta densità di popolazione e il progressivo utilizzo dell’innovazione tecnologica per ottimizzare e migliorare infrastrutture e servizi, si è forse creduto che la creazione di meraviglie tecnologiche urbane altamente performanti da un punto di vista di efficienza e produttività potesse anche soddisfare in modo consono l’effettivo bisogno delle persone; ma così non è, non del tutto perlomeno.

Il concetto di Smart Land vuole dunque riappropriarsi delle radici territoriali, della cultura e il buon senso, senza misconoscere i progressi tecnologici portatori di innovazione ma dando anche possibilità all’uomo, finché ha fiato, di infondere vita, con l’uso delle sue mani, a progetti utili e innovativi o anche puramente artistici e visionari… finché ha fiato, appunto.

 

I ROBOT CHE STIAMO PER COSTRUIRE…

Perché l’umano, come abbiamo letto, è sì ingegnoso e prolifico di idee; eppure, la sua natura organica implica deperimento e fatiche maggiori all’accumularsi del tempo trascorso in vita.

Ecco giungere allora in nostro soccorso i robot. Se, dapprima, l’uomo cercava di riprodurre androidi identici a sé stesso, dunque dotati anch’essi di mani da stringere per un ipotetico patto di mutua collaborazione e sollievo da incombenti fatiche, la robotica moderna punta ora a qualcosa di più sofisticato e sorprendente: creare bot ibridi che siano tangibili e digitali al tempo stesso.

Una nuova specie, insomma, che potrà essere in grado di azioni sovra-umane e (si spera) aiutarci a costruire una società migliore.

Illah Nourbakhsh, leader mondiali della ricerca robotica, nel suo libro ‘”Robot fra noi. Le creature intelligenti che stiamo per costruire” ci racconta in che modo stiamo progettando il nuovo domani dove ci avvarremo di bot sempre più sofisticati per assolvere a qualunque incarico quotidiano e straordinario.

Un esempio concreto che anticipa il futuro? Un gruppo di ricerca della Cornell University, New York, ha sviluppato i primi nanorobot iniettabili, delle dimensioni di un organismo unicellulare, e provvisti di arti meccanici funzionanti controllati per mezzo di segnali elettronici standard.

Forti e robusti sono in grado di mantenere attive le proprie funzioni persino in ambienti molto acidi o a seguiti di importanti variazioni di temperatura.

Lo scopo del gruppo di ricerca è quello di creare sciami di questi nanorobot per poterli istruire e attrezzare affinché curino il corpo umano dall’interno. Veri e propri ‘nanochirurghi’ che potranno riparare lesioni interne o sondare organi e tessuti per diagnosticarne, con grande anticipo, alterazioni o malfunzionamenti.

 

SPIEGARE L’USO DELLE MANI… SENZA USARE LE MANI.

Pensare di affidarci alle ‘mani artificiali’ di minuscoli chirurghi di precisione potrebbe, forse, procurarci un disagiante senso di ansia.

Un tempo, i chirurghi mettevano letteralmente ‘mano’ a organi e tessuti dentro il nostro corpo, per restituirci salute e vita. Ora, molti già operano in presenza (o da remoto), guidando strumentazioni atte a ripetere con insignificanti margini di errore il protocollo operativo umano.

Nel futuro ci attendono microscopiche macchine capaci di raggiungere ogni angolo di tessuto e guarirlo, limitando i traumi e le lesioni dovuti all’ingresso in corpo di strumenti “ingombranti”, in modo da consentire anche una ripresa postoperatoria più rapida. Nessuna ansia o disagio dovremmo dunque provare nei loro confronti, almeno finché mani umane faranno da guida a quelle sintetiche, prevenendo errori e correggendone eventuali malfunzionamenti.

Così, dai micro-spazi dei nostri organi e tessuti, non visibili ma ricchi di vita, allo spazio fisico e fruibile delle città fino a terminare nel macro-spazio vasto e produttivo del territorio, in questo breve excursus abbiamo voluto mostrarvi alcune delle possibili realtà di crescita e sviluppo umano e dell’uomo. Ma non sono ‘realmente’ le uniche…

È forse uno dei primi testi a trattare del tema, nei ‘lontani’ anni ’90 del secolo scorso. Stiamo parlando di “Ciberspazio. Primi passi nella realtà virtuale”, un’antologia di saggi di vari autori, curata da Michael Benedikt, incentrati sugli allora recenti studi e applicazioni di trasformazione della realtà sotto diversi aspetti, dal mondo lavorativo alla creazione di veri e propri mondi virtuali.

Vogliamo qui concludere richiamando la vostra attenzione sul contributo di Michael Heim, autore e formatore californiano che, da sempre, cerca di approfondire il senso profondo della realtà virtuale:

“Il ciberspazio è qualcosa di più di un progresso nei media elettronici o nella progettazione delle interfacce per il computer. Con i suoi ambienti virtuali e i mondi simulati, il ciberspazio è […] uno strumento per esaminare il nostro senso della realtà. Quando progettiamo dei mondi virtuali ci poniamo una serie di questioni sulla realtà.

Per esempio, come apparirebbero a sé stessi gli utenti in un mondo virtuale? Nel ciberspazio gli utenti apparirebbero a sé stessi come un insieme di oggetti tra gli altri, come corpi di altre persone, da esaminare con distacco? Oppure gli utenti sentirebbero se stessi come un’area di consapevolezza pura, simile alla nostra esperienza fenomenologica? […]

“E chi prenderebbe le decisioni relative alla costruzione del ciberspazio? Dato che le persone che creano le simulazioni inevitabilmente incorporano in esse le proprie percezioni e convinzioni, inserendo nel ciberspazio sia i loro pregiudizi che le loro intuizioni, chi potrebbe creare il mondo ciberspaziale? […]. Il significato di “realtà” – e il sottile lato esistenziale dell’esperienza-si indebolisce quando viene allungato come un elastico sopra molti mondi virtuali? “

(Tratto da Erotic Ontology of Cyberspace, 1991 di Micael Heim, e contenuto in Ciberspazio. Primi passi nella realtà virtuale).

Insomma, la mia mano reale è sempre una mano anche nel mondo virtuale?

E le azioni che può compiere tale mano virtuale daranno frutti virtuali di entità e importanza paragonabili o meno a quanto può realizzare la sua controparte reale? Se volete, potrete riflettere sulla risposta sotto l’ombrellone, tra un bagno ristoratore e l’altro, o coperti dalla frescura di un bosco dopo le bellezze di una passeggiata.

Fateci sapere a quale conclusione siete giunti; o, semplicemente, se avete passato luminosi giorni di svago. Buone letture e serene vacanze da tutto il blog 6MEMES!


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“Il nostro pensiero leggero, rapido quanto esatto, ben visibile - qui e altrove – in una molteplicità di modi, coerentemente dedicato al genio italiano che, circa trent'anni fa, se ne è andato, lasciandoci in dono le sue opere memorabili: Italo Calvino, e le sue indimenticabili Lezioni americane.”

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