Un’Arca di Noè a rovescio: uomo, animali e zoonosi.

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Inizia un altro capitolo del nostro viaggio narrativo nella storia della medicina e delle malattie, a varie latitudini e longitudini storico-culturali. Abbiamo già affrontato il tema dell’impatto della malattia sulla società parlando soprattutto di epidemie e pandemie. Ci riallacciamo ora a quell’argomento, approfondendone un aspetto specifico.
Partiamo, come sempre facciamo, dal significato dei termini pertinenti. Spillover è un termine inglese che letteralmente significa “traboccamento”. Tra le accezioni, è usato anche in ambito “sanitario” per indicare il salto di un agente patogeno da un animale all’uomo. Si tratta dunque di un momento puntuale nell’evoluzione della malattia che, faticosamente e al prezzo di lunghe ricerche, talvolta gli scienziati riescono a ipotizzare con una certa precisione. 
“Spillover” è anche il titolo di un fortunato libro (che qui usiamo come principale fonte) scritto dal giornalista americano David Quammen e pubblicato in Italia da Adelphi.
In questo corposo volume il giornalista compie un intrigante – e per certi versi spaventoso – viaggio attraverso quei particolari tipi di malattia che possono essere incasellati fra le zoonosi, ovvero morbi di origine animale che, per varie ragioni e con complesse modalità, dall’animale passano all’uomo, e dall’uomo ad altri uomini, spesso anche attraverso passaggi animali intermedi. 
Il “fascino” dell’articolata ricerca di Quammen sta nel suo delinearla come una sorta di avventuroso romanzo, dai contorni quasi di giallo o spy story, mentre segue le vicende umane delle comunità esposte ai morbi, le sconfitte e le vittorie nella ricerca degli studiosi che a vario titolo si sono occupati di malattie come Ebola, Sars, AIDS.

Abbiamo citato casi eclatanti, tutte malattie che hanno avuto diffusione epidemica e pandemica. Questo perché è un dato di fatto che molte epidemie e pandemie sono causate (nel passato e oggi) da malattie infettive di origine zoonotica.
La peste bubbonica che ha scatenato cicliche epidemie da milioni di morti, ad esempio, non è stata compresa nei suoi meccanismi di diffusione fino ad epoca relativamente recente. Solo a partire dal XIX secolo infatti se ne è cominciato a scoprire l’iter, dai ratti all’uomo, attraverso le pulci. Anche l’AIDS rientra nel novero di queste malattie. Lo spillover dell’AIDS pare infatti essere stato individuato nel passaggio da uno scimpanzé all’uomo, addirittura nel lontano 1908 nel Camerun sudorientale, da cui poi avrebbe impiegato diverse decine di anni e compiuto tortuosi percorsi per manifestarsi con tutta la sua virulenza – quando se ne sono presentate le condizioni – negli Stati Uniti degli anni ’80 del secolo scorso.

I come, quando e perché avviene uno spillover – e le ragioni di un’espansione epidemica di una determinata zoonosi – non sono certo facili da rintracciare, ma sembrano risiedere negli articolati rapporti tra l’uomo e la natura. Hanno a che fare dunque anche con aspetti ecologici ed evoluzionistici.
Non è un caso che queste malattie sembrano destinate a proporsi nella nostra epoca in un modo sempre più violento, a dispetto delle nostre conoscenze scientifiche e mediche, e delle migliorate condizioni di vita in tanta parte del globo. In questo articolo da nature.com si legge come le zoonosi, sebbene siano il 15% della totalità degli agenti patogeni umani, costituiscano il 65% di quelli scoperti dagli anni ’80 del Novecento. Al punto che la comunità scientifica si attende un Big One proprio come si fa con i terremoti: la prossima imprevedibile e temuta manifestazione di un’emergenza pandemica.
I fattori di pericolosità e rischio in campo sono molti, tra cui il fatto che si tratta spesso di malattie di origine virale (contro cui nulla possono farmaci come antibiotici e penicilline) e imprevedibili, perché capaci di rimanere silenti in un ospite animale a lungo per poi manifestarsi secondo percorsi ogni volta differenti, quando appunto i “tempi” sono maturi.
Insomma lo sfruttamento di territori naturali come le foreste, il nostro modo di trattare e commerciare animali selvatici, le nostre abitudini alimentari e i conseguenti allevamenti intensivi di animali, la densità di popolazione, hanno un ruolo determinante nell’insorgere di queste malattie. Alla loro diffusione contribuisce poi la dimensione globale dei commerci e dei traffici, lo spostamento delle persone, perfino il cambiamento climatico con il distribuirsi in aree geografiche inconsuete di talune specie, come le zanzare tropicali.

Come in passato – quando furono studiate le modalità di diffusione delle malattie con modelli matematici – così oggi la risposta pare sia da affidare al rigore e alla perseveranza della ricerca, cui sono preposti molti organismi ed enti globali e nazionali in materia di sanità pubblica. È un lavoro lungo, fatto di inciampi e mille tessere da combinare, quello di questi studiosi: lo scopo è cercare di prevedere almeno in parte i fenomeni o comunque farsi trovare preparati, dotati degli strumenti giusti per affrontarli e gestirli. Ad esempio, come nel caso di questa mappatura dei vari tipi di specie animali ospite, in rapporto alla popolazione umana, che potrebbe aiutare a evidenziare i luoghi a rischio di sviluppo di una zoonosi.
Anche la tecnologia può svolgere un suo ruolo fondamentale. Non solo dati dunque, ma Big Data. Nell’emergenza in corso del virus Zika ad esempio, Google, oltre a un più ovvio supporto informativo, ha messo a disposizione i suoi algoritmi per “combinare” dati utili a individuare l’evoluzione del fenomeno, come già fatto con successo in passato con altre emergenze sanitarie negli Stati Uniti.
Ma è soprattutto ricordandoci che la Natura opera attraverso le sue leggi, che possiamo solo sperare di comprendere, ma non di cambiare o governare a nostro vantaggio, che forse impareremo a evitare o minimizzare tali fatale emergenze, evitando un’Arca di Noè a rovescio.

“Il nostro pensiero leggero, rapido quanto esatto, ben visibile - qui e altrove – in una molteplicità di modi, coerentemente dedicato al genio italiano che, circa trent'anni fa, se ne è andato, lasciandoci in dono le sue opere memorabili: Italo Calvino, e le sue indimenticabili Lezioni americane.”

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