Il “diverso” è naturale: come Natura crea, ricrea.

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Il tema della diversità è oggetto di interesse che suscita reazioni opposte: dall’implacabile rifiuto alla curiosità intellettuale sino alla piena disponibilità all’inclusione.
La paura del diverso, in generale, è spesso conseguenza di un sé fragile, attento oltre misura a restare aderente al proprio simulacro per non perdere la propria identità. E quando ciò che risulta differente si avvicina troppo, il timore di una contaminazione, o – peggio ancora – di perdere il controllo sulla rassicurante consuetudine, può scatenare risposte imprevedibili.
Chi riconosce invece a se stesso un’identità definita e sicura di sé, si avvicina volentieri a ciò che non gli somiglia, e lo fa senza riserve. Il diverso è infatti intrinseco all’esistenza stessa ed è in primo luogo la Natura a testimoniarlo, nell’incessante processo di trasformazione di cui è capace.
Facciamo un esempio all’apparenza semplice, ma che in realtà non lo è, prendendo come riferimento una patata, più precisamente l’Ipomoea batatas, conosciuta come “patata dolce americana” o “batata”.
Questa radice tuberosa, originaria del Centro-Sud America e coltivata anche in Italia, già dall’aspetto è differente dalle altre, e custodisce questa sua peculiarità non come un problema, bensì come un segreto in grado di avvantaggiarla rispetto ad altre specie.
Un team di ricerca internazionale, infatti, ha individuato al suo interno alcune sequenze omologhe al DNA di Agrobacterium, un batterio normalmente patogeno per i vegetali in genere, ma non per lei. I dati raccolti sembrano confermare che – proprio grazie a uno scambio di geni avvenuto in natura migliaia di anni fa tra la Batata e il Batterio – le siano state conferite caratteristiche molto favorevoli dal punto di vista agricolo. Peculiarità che, nel corso della sua evoluzione, sono state selezionate e mantenute, facendo della patata dolce un vero e proprio OGM naturale.

Il processo di acquisizione di geni di altre specie, noto come “trasferimento orizzontale”, è del resto conosciuto da tempo ai ricercatori, ed è esemplare di quanto la capPatate & patateacità di trasformarsi in diverso da sé – grazie anche a contaminazioni genetiche – possa offrire più di un vantaggio in termini evolutivi.
Tra le specie “donatrici” di geni – anche nei confronti del regno animale –  compaiono sia batteri, che i virus e i funghi.
È il caso di un gruppo di geni caratteristici dei vertebrati (tra cui l’uomo), “donato” agli animali con molta probabilità da un fungo, e il cui prodotto è un enzima in grado di guidare la costruzione dell’acido ialuronico, componente principale della matrice extracellulare del derma a cui fornisce sostegno e volume, come ben sanno gli uomini e le donne alla ricerca dell’eterna giovinezza.
Anche in questo caso la selezione naturale ha scelto di modificare geni già esistenti adattandoli a un uso inedito piuttosto che creare qualcosa di nuovo dal nulla.
Perché il cambiamento – e dunque il passaggio attraverso livelli successivi di “diversità” – fa parte del concetto stesso di evoluzione di una specie, e accettare le differenze (di genere, di razza, di DNA…) rappresenta la pre-condizione di qualsiasi progresso. Naturale: né più, né meno, ma solo diverso.

approfondimenti

Per saperne di più:

– Crisp A et al. Expression of multiple horizontally acquired genes is a hallmark of both vertebrate and invertebrate genomes. Genome Biol. 2015 Mar 13;16(1):50.
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