Digitalizzazione e Cultura: come sostenere la resistenza alla crisi e i desideri degli utenti. Di Lilith Dellasanta.

Lilith Dellasanta

Lilith Dellasanta

Product Manager at Roialty ● Web Analyst

Monitoriamo lo stato dell’arte: digitalizzazione e cultura.

Durante quest’anno abbiamo cercato di individuare alcuni esempi di riscontri positivi derivanti dall’introduzioni di nuove abitudini digitali nell’esperienza delle persone.

Tra i temi toccati, abbiamo approfondito la digitalizzazione della burocrazia, approfondendo come l’introduzione dello Spid abbia introdotto una nuova modalità di accesso ai servizi, nonostante la resistenza al cambiamento mostrata da (o per) gli utenti più anziani o più in difficoltà nell’uso degli strumenti digitali, e come la diffusione massiva sia stata spinta dal desiderio delle persone di fruire servizi un particolarmente appetibili come i bonus economici che sono stati distribuiti.

Cambiando campo, uno dei settori in cui la digitalizzazione ha contribuito a sostenere la resistenza alla crisi e i desideri degli utenti è stato quello della cultura: sia a livello scolastico e accademico, in cui è stato un modo, con alterni risultati legati anche all’età dei destinatari e alle competenze degli insegnanti, ma anche a livello privato con il fiorire dell’offerta dei corsi on line su un’ampia gamma di settori. Questa tipologia di formazione era presente fin da prima della pandemia, ha avuto un’impennata in corrispondenza della prima quarantena per poi stabilizzarsi a livelli costanti, superiori al passato, segno che è entrata a fare parte dell’esperienza quotidiana delle persone.

Corsi On-line

Un andamento simile, ma apparentemente meno promettente, è quello avuto dalle visite virtuali ai musei: con OneVoice abbiamo raccolto più di 7.000 clip in italiano da marzo 2020 a agosto 2021, con un interesse che si concentra tra marzo e giugno 2020 ma che poi non riesce a stabilizzarsi su un andamento costante.

Visite virtuale ai musei

Rimanendo in tema cultura, in questo articolo approfondiamo l’esperienza legata a un settore particolarmente segnato dalle restrizioni imposte, quello dello spettacolo, e in particolare le performance come concerti e spettacoli teatrali: se vivono della relazione con il pubblico, se i tempi sono pensati e ritmati dalle sue reazioni, quali sono stati i motivi e le modalità in cui sono stati proposti, e ha senso parlare di un’evoluzione o di un nuovo tipo di esperienza?

Uno dei settori in cui la digitalizzazione ha contribuito a sostenere la resistenza alla crisi e i desideri degli utenti è stato quello della cultura Condividi il Tweet

Anche il cinema ha dovuto e potuto adattarsi a un altro tipo di fruizione, sfruttando i sistemi di piattaforme in streaming già affermate nelle abitudini di utilizzo, mentre per gli spettacoli con performance dal vivo non si è trattato di riproporre lo stesso contenuto su un’altra piattaforma, ma di trovare linguaggi e tempi diversi che potessero venire incontro al desiderio e al gusto degli spettatori abituali e, forse, espandere la fruizione a un pubblico più pigro, o aumentare il numero di spettacoli visti proponendo biglietti a un prezzo evidentemente inferiore a quelli in presenza.

Come inciso, per il teatro in particolare viene in mente un’analogia di percorso con il teatro televisivo, spettacoli trasmessi dagli anni ’50 contestualmente all’introduzione della televisione: a grandi linee le fasi attraversate sono quelle di trasmissione, in cui lo spettacolo viene ripreso durante il suo consueto svolgimento e con l’affiancamento alla regia teatrale di una regia televisiva, traduzione, quando la messa in scena viene ripresa negli studi televisivi, e infine adattamento, quando la rappresentazione è pensata specificamente per questo tipo di trasmissione.

 

Qual è stata la reazione alla pandemia?

Nell’analisi condotta tramite il sistema di monitoraggio OneVoice (vedi box a fondo pagina) abbiamo analizzato i motivi e le modalità di diffusione degli spettacoli. Dal primo marzo 2020 al primo settembre 2021 abbiamo raccolto più di 12.000 contenuti in italiano riguardanti gli spettacoli on line.

L’andamento è completamente diverso: la prima fase è tiepida, mentre inizia a aumentare nell’autunno, in coincidenza con la tradizionale riapertura delle stagioni teatrali.

Nella tag cloud appaiano prevalentemente i concerti, la musica, l’opera, seguiti dai festival, dalle rassegne, e dai progetti speciali pensati proprio per valorizzare questa forma di fruizione. Roma, Milano e Napoli sono le zone più menzionate.

Come avvenuto per altre attività, la programmazione tradizionale ha dovuto necessariamente essere sostituita da quella in streaming perché era l’unico modo per continuare a offrire i contenuti al pubblico in casa, ed è stato anche un modo con il quale gli artisti potessero continuare il loro lavoro.

Tuttavia, non si trattava di un’idea completamente nuova, ma nata come ricerca di sperimentazione e crescita.

Gli spettacoli in streaming non sono stati proposti solo dai maggiori teatri italiani, ma da tanti teatri e compagnie che hanno trovato nella condivisione con il pubblico a casa un modo per continuare un rapporto e continuare a lavorare.

Non è mancata l’offerta per i bambini: in piena quarantena sono fiorite le storie raccontate online e trasmesse sulle fanpage dei teatri, per esempio le storie del Teatro del Buratto, e i concerti dedicati ai piccoli trasmessi nel periodo natalizio sulla fanpage e sul canale Youtube del Teatro alla Scala.

 

Che valore economico ha il contenuto proposto?

Proporre contenuti digitali si scontra spesso con l’abitudine alla fruizione gratuita, pagata tramite la visione delle pubblicità proposte, o inglobata nell’abbonamento a una piattaforma.

In effetti sono stati tanti gli spettacoli proposti in maniera gratuita, in streaming su siti con la richiesta di registrazione o direttamente su un canale YouTube, ma non sono mancati gli esempi di spettacoli che richiedono un pagamento per la fruizione dello spettacolo.

Cultura e fruizione in streaming

È interessante l’esempio di Invitro, una rassegna teatrale pensata direttamente per la fruizione in streaming, disponibile on line e fruibile attraverso computer, smartphone e tablet, realizzata da Teatro dell’Elfo, Teatro del Buratto, MTM Manifatture Teatrali Milanesi, Teatro Menotti, Teatro della Cooperativa, tutti a Milano, il Teatro Magro di Mantova e Industria Scenica di Vimodrone. Si potrà acquistare il biglietto/accesso per il singolo spettacolo teatrale (8 euro) oppure l’intero abbonamento on line per la durata della stagione (30 euro), che durerà fino al 30 settembre 2021.

Menzioniamo anche It’s Art, la cui idea era stata pensata nella primavera del 2020, e presentata  dal Ministro della Cultura Dario Franceschini come “la Netflix della cultura italiana”, pur con le critiche veementi che sono state sollevate verso la realizzazione di un progetto potenzialmente interessante.

 

Vedremo se il tempo confermerà l’affermarsi di una tendenza, e nel frattempo dare una chance a queste opportunità non per sostituire la fruizione in presenza, ma per capire se piace, se in casa vedere questo tipo di spettacoli crea di per sé un’atmosfera diversa rispetto a guardare un film, se si tratta di un prodotto che stimola l’appetito per andare anche di persona.

Lilith Dellasanta

 


ONE VOICE

OneVoice è la soluzione proposta da Roialty per l’analisi del social sentiment, in grado di aiutare i brand a prendere le decisioni più proficue e intelligenti sulla base di approfondimenti in tempo reale delle conversazioni di utenti, e potenziali clienti, sui social network.

Nell’immagine qui sotto, ecco le principali funzionalità dello strumento OneVoice:


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“Il nostro pensiero leggero, rapido quanto esatto, ben visibile - qui e altrove – in una molteplicità di modi, coerentemente dedicato al genio italiano che, circa trent'anni fa, se ne è andato, lasciandoci in dono le sue opere memorabili: Italo Calvino, e le sue indimenticabili Lezioni americane.”

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