Si sta come d’autunno, sulle foglie, i colori…

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Chissà se Pantone Inc., l’azienda statunitense che si occupa della produzione e della catalogazione dei colori utilizzati nel mondo della grafica, contempla nel suo vasto catalogo tutta la gamma di tinte e sfumature con le quali si veste una foglia nel periodo autunnale, ancora abbracciata ai rami o già caduta alla base del tronco.
Senz’altro uno di questi colori potrebbe essere il MARSALA (Pantone 18-1438): scelto dalla Pantone Inc. come rappresentativo del 2015 (ne propone uno ogni anno dal 2000…), è perfetto per descrivere l’autunno macchiato di caldi colori e per introdurci alla nuova vita segreta che attende le foglie cadute…

Il fascino del manto assunto dalla vegetazione durante l’autunno stupisce chiunque lo osservi, persino uomini di scienza come David Lee, professore dell’università della Florida, che si occupa fin dal 1973 dei cambiamenti di colore associati alla presenza di vari pigmenti durante l’intero ciclo vitale delle foglie. Sua è l’affermazione «Il colore di una foglia è sottrattivo, come i colori dei pastelli sulla carta».

Durante la stagione della crescita, infatti, le foglie sono ricche di clorofilla che cattura l’energia del sole per tramutarla in nutrimento conferendo loro il tipico colore verde. E fin qui nulla di nuovo. Ma se approfondiamo ora l’argomento da un punto di vista scientifico, le cose si fanno più interessanti.
Forse non tutti sanno che la clorofilla è solo uno dei pigmenti responsabili della colorazione delle foglie, mentre gli altri riescono a emergere solo in autunno quando l’attività biologica della pianta subisce la mancanza d’irradiazione solare, l’assorbimento di acqua attraverso le radici diminuisce e le foglie si avvicinano al termine del loro ciclo vitale.
Ecco quindi che alla base del picciolo di ogni foglia inizia a formarsi lo strato di abscissione, una barriera che impedisce il rifornimento di acqua e nutrienti.
La clorofilla comincia allora a degradarsi e solo in questa fase divengono evidenti le molecole di carotenoidi (pigmenti chimici presenti ad esempio nelle carote o nel mais) che conferiscono i tipici colori giallo-bruni autunnali, e poi ancora le tinte rosso e porpora, che dipendono però da un diverso gruppo di pigmenti, gli antociani (dal greco anthos=fiore e kyàneos=blu).
Quando le foglie sono completamente rinsecchite, si formano i colori autunnali più grigi, e, quando infine i pigmenti superstiti si associano in un reticolo confuso e lo strato di abscissione alla base del picciolo diviene completo, la foglia si stacca.

Una morte inutile, dunque? Non è proprio così.
Liberandosi delle foglie, infatti, gli alberi e gli arbusti mettono in una posizione di vantaggio in previsione della stagione più fredda. Offrono minore ostacolo all’azione del vento (riducendo quindi le possibilità di sradicamento), e smaltiscono le sostanze inutili o tossiche accumulate nella chioma. Rami e radici, inoltre, traslocano nel fusto gli amidi e le sostanze minerali conservati nella chioma (soprattutto il carbonio e l’azoto), che andranno così a costituire le importanti riserve invernali di cibo. In questo modo esemplare la natura ci insegna l’arte del recupero basata su una trasformazione ciclica.
I nostri sistemi industriali, al contrario, sono lineari: assimilano le risorse e le trasformano in prodotti (e rifiuti) da vendere ai consumatori, che si sbarazzeranno poi di ulteriori rifiuti. Ecco perché i modelli sostenibili di produzione e consumo, a imitazione di quanto avviene in natura, dovrebbero essere ciclici.

Le foglie cadute, sotto forma di sostanza organica morta, riservano infine un’ultima sorpresa, consentendo il ritorno al suolo di altri, preziosi nutrienti. Con la decomposizione, infatti, i legami chimici formatisi nel corso della costruzione dei tessuti vegetali si spezzano, rilasciando energia e materiale inorganico. Batteri, funghi, acari, lombrichi fanno parte della gran varietà di organismi che sminuzzano il detrito vegetale, lo ingeriscono e ne degradando la struttura chimica e fisica originaria per poi espellerlo come sostanza inorganica.
Proprio questa andrà ad arricchire il suolo di nutrienti che, assorbiti dalle radici, saranno assimilati dai nuovi tessuti vegetali in crescita: la magica e operosa silenziosità dell’autunno.

 

approfondimenti

Per saperne di più

– Elementi di ecologia. Di Thomas M. Smith, Robert L. Smith. Pearson edizioni.
– Verso una prospettiva eco-centrica: ecologia profonda e pensiero a rete. Di Matteo Andreozzi, Hoepli.
Nathionalgeographic.it
Focus.it

 

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