Viaggiatori tra i Dati: il nostro futuro dipende dai Dati… passati.

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Reduci dalle celebrazioni dell’anno appena concluso del film Ritorno al Futuro, cui è stato addirittura dedicato un giorno, il “Ritorno al Futuro Day”, ne approfittiamo per una delle nostre solite escursioni tra il serio e il faceto, parlando anche noi di “viaggi” e di “tempo”, anche se a modo nostro.
La lente d’ingrandimento che proponiamo è quella dei Dati e del loro utilizzo, anche a partire dalla loro presunta banalità, incapace all’apparenza di andare al di là della propria contingenza.
Il tema che vogliamo trattare è quello del movimento e del viaggio – dello spostamento, insomma – in senso non solo geografico, ma anche temporale, anche se in uno spazio ben circoscritto e in un periodo di tempo stabilito a priori.
Il personaggio principale della “storia”, in questo caso, è l’Uomo, inteso sia come individuo che come parte di una società, fotografato all’interno del suo habitat principale.

La domanda che ci siamo fatti è questa: è possibile fare proiezioni sugli scenari futuri di una popolazione e del suo territorio partendo da indicatori all’apparenza non espressivi, come ad esempio il semplice “movimento” (interno ed esterno) dei suoi abitanti?

La risposta è si, almeno secondo i dati che abbiamo raccolto. Tale operazione di messa a fuoco consente infatti non solo di analizzare e contestualizzare eventi e azioni attuali e contingenti, ma di andare oltre, arrivando a interpretare come, nel corso del tempo, questi stessi dati influenzeranno sia il territorio analizzato che i suoi abitanti.
Una premessa è però doverosa, anche se all’apparenza banale per chi conosce il settore dei Big Data (ma magari non è così evidente per chi invece non li frequenta): questo tipo di inferenze sono possibili in pressoché tutti gli ambiti, non solo quelli demografici.
Diciamo che in questo caso è la base di partenza – ovvero una serie di individui, la loro residenza e i loro spostamenti – ad essere all’apparenza insignificante, e ad essere quindi ampiamente sottovalutata.

Ma andiamo con ordine. Partiamo intanto dalla tracciabilità di ogni essere umano in base ai suoi dati principali (nome, cognome e residenza) e aggiungiamoci la sua possibile mappatura attraverso le varie reti mobile (cellulari, gps, social etc).
Mettiamo poi insieme questi dati per un certo periodo di tempo in un dato luogo: quello che ne potrà emergere va ben al di là di quanto sia possibile immaginare osservando questi stessi dati singolarmente e nella loro contingenza.

Tutto parte, appunto, da un viaggio indietro nel tempo, ovvero da un’analisi di come, quando e perché tali dati si sono distribuiti, e degli avvenimenti che hanno generato o meno nel territorio analizzato.
Il tutto proiettato nel futuro secondo schemi e modelli inferenziali opportunamente calmierati, così da mettere in primo piano gli scenari più probabili rispetto all’orizzonte sconfinato di possibili possibilità, che sembra un gioco di parole, ma non lo è.
I dati in sé, dunque, che all’inizio erano semplicemente denotati dalle proprie specifiche caratteristiche, vengono “connotati” da un valore o un significato ben precisi, che consente di intravedere, nel loro insieme, un verso, o meglio, un senso, come vedremo tra poco con esempi concreti.

E se già in sé questa modalità di “avanzare” è suggestiva, lo è ancora di più verificare dove conduce.
Cosa si può ricavare, dunque, da queste informazioni opportunamente connotate, intrecciate ed elaborate? Di tutto e di più. Andiamo sul concreto, con alcuni esempi.
In un articolo del sole24 ore del 2014, Dino Pedreschi, professore ordinario di Informatica all’Università di Pisa, immagina ad esempio di disporre dei dati degli abitanti di un territorio raccolti “attraverso i loro cellulari, con cui si telefona, ci si scambia sms, ci si connette alla rete” per comprenderne e analizzarne i “pattern di spostamento”.
Le finalità di tale analisi e ricerca? Le più strategiche ed essenziali che si possono immaginare per una società. Si parla del “futuro di infrastrutture, strade, ferrovie, simulando gli scenari più sostenibili e promettenti” e di “scoprire per tempo fenomeni migratori inconsueti, comprenderne le ragioni, intervenire subito in caso di emergenze umanitarie.”

Allo stesso modo, uno studio di Michele Colucci e Stefano Gallo si concentra sul tema delle migrazioni interne all’Italia, individuando le regioni maggiormente attrattive nell’Emilia Romagna e nel Trentino. Di cosa stiamo parlando, quindi, se non di prevedere per tempo le necessità di un territorio e dei suoi abitanti in termini di qualità della vita, di servizi sociali, di presidi e fabbisogni, tutte istanze oggi tra l’altro messe a rischio a causa dell’attuale contrazione economica-finanziaria?

Ma esistono predizioni possibili su tematiche anche più stringenti, che riguardano questioni, come si dice, di “vita o di morte”.
È il caso di una ricerca, che suddivide le persone in due gruppi ben distinti, gli Esploratori o gli Abitudinari, distinzione che, lungi dall’essere solo curiosa e potenzialmente divertente, sottintende invece alla generazione di modelli predittivi comportamentali in caso di evenienze addirittura tragiche, come commentato dal prof. Dino Pedreschi dell’Università di Pisa: “Gli esperimenti hanno dimostrato che esploratori e abitudinari mostrano capacità differenti di diffondere, attraverso i loro movimenti sul territorio, eventuali epidemie”.

Da qualsiasi punto lo si guardi è evidente dunque che l’utilizzo e l’analisi dei Big Data, anche quelli all’apparenza più “innocui”, sia uno strumento assai potente sia per la comprensione del comportamento umano, e soprattutto in grado di “predire” il tempo che verrà, creando rappresentazioni e modelli attendibili in grado di anticipare l’evoluzione degli eventi o delle cose con anticipo, anche notevole, rispetto alla loro reale concretizzazione.
E come definire diversamente questo processo di “predizione” se non un vero e proprio viaggio nel tempo, in ciascuna delle sue dimensioni?
Si tratta a tutti gli effetti di un’ipotesi fatta a partire dal passato, immaginata nel presente e – alla fine del processo – proiettata in là nel tempo.
Come ogni viaggio nel tempo che si rispetti, del resto. A cosa può mai servire, infatti, tornare indietro, se non per andare avanti???

PS: per tornare, prima di congedarci, a un’argomentazione un po’ più leggera, all’altezza dell titolo del nostro articolo, vi proponiamo di seguito una pagina web da guardare. Si tratta di una graduatoria dei 100 migliori film che parlano di viaggi nel tempo!
Buona visione. 🙂

 

Per saperne di più

– www.eticaeconomia.it

– www.issm.cnr.it

– www.migrazioninterne.it

– www.ilsole24ore.com

– www.istat.it

– www.unipi.it

 

“Il nostro pensiero leggero, rapido quanto esatto, ben visibile - qui e altrove – in una molteplicità di modi, coerentemente dedicato al genio italiano che, circa trent'anni fa, se ne è andato, lasciandoci in dono le sue opere memorabili: Italo Calvino, e le sue indimenticabili Lezioni americane.”

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