HETOR, UniSa e Raffaele Gaito: il senso dei dati per la Cultura.

HETOR

Iniziamo il nuovo anno con un articolo che raggruppa in un colpo solo tutti i tag calviniani del nostro progetto editoriale: leggerezza, rapidità, esattezza, molteplicità, coerenza, visibilità. E, per cavalcare l’onda corta delle buone notizie  (perché si sa: le brutte notizie, l’onda, ce l’hanno spesso lunga), parliamo di una bella, anzi bellissima avventura. Non è un caso che si tratti di un tragitto incrociato tra diverse forme di conoscenza e fonti di informazione. E nemmeno che in questa intersezione di saperi ci siano:

il patrimonio culturale ineguagliabile del nostro Paese, in specifico quello della Regione Campania;

 un progetto, di nome HETOR, che raccoglie ed elabora Open Data sui Beni Culturali della Regione stessa;

un gruppo di studenti appassionati che hanno intrapreso un percorso di studi vocato all’innovazione;

due istituzioni d’eccellenza, il Distretto ad Alta Tecnologia per i Beni Culturali l’Università e UniSa (Università degli Studi di Salerno), attraverso un master in ICT per i Beni Culturali;

 un docente e comunicatore d’eccezione, Raffaele Gaito, che, nelle vesti di data scientist, ha utilizzato la lente d’ingrandimento della comunicazione transmediale per mettere in evidenza i dati di valore presenti nei vari dataset.

Non è un caso, dicevamo, che tale drappello di protagonisti si sia trovato accomunato in quest’avventura, perché le imprese esemplari raccontano in fondo sempre la stessa cosa: come trasformare la realtà in meglio, partendo spesso da situazioni complesse, trascendendole e concretizzandone gli aspetti più salienti.

Le imprese esemplari raccontano sempre la stessa avventura: come trasformare la realtà in meglio. Condividi il Tweet

E così, attraverso la molteplicità dei dati raccolti e la loro messa alla prova, attraverso strumenti di rapida e coerente elaborazione, sono state rese visibili informazioni preziose sulle ricchezze turistiche ed eno-gastronomiche di un territorio culturalmente assai più florido di quanto sia attualmente percepibile.

Entriamo ora nel dettaglio del progetto.

Un numero per tutti: sono ben 11.060 i dataset utilizzati dal progetto HETOR che raccoglie dati provenienti da ISTAT, MIBACT, MIUR e Regione Campania. Ciascuno di questi – da solo o intrecciato con altri – è potenzialmente in grado di dare informazioni sia sul territorio che i suo residenti, turisti e beni architettonici, paesaggistici ed eno-gastronomici. Ma occorrono, per farlo, una serie di condizioni non semplici da realizzare.
E qui torniamo alla nostra avventura, e più in specifico al Master UniSA in ICT per i Beni Culturali cui hanno partecipato ragazzi con una formazione umanistica (beni culturali, nel 90% dei casi) e a cui è stato illustrato come la tecnologia (in senso lato) poteva essere di supporto alla loro attività di promozione culturale.

In primo luogo attraverso una traduzione dei dati presenti, in secondo luogo grazie alla loro “conversione” in contenuti dai differenti formati. Il tutto mostrato e pubblicato nella pagina Facebook  e nel blog dedicato.
In uno degli ultimi moduli del Master, infatti, Raffaele Gaito e la sua classe hanno utilizzato tali piattaforme di HETOR quasi  in un gioco di prestigio, rendendo accessibili a tutti – in primo luogo agli stessi studenti – dati e informazioni altrimenti impossibili da leggere, perché formulate per addetti ai lavori ed espresse in un linguaggio tipicamente “nerd”.

Gli studenti, infine, guidati dal loro prof.,  hanno messo mano e sguardo nella strategia comunicativa del progetto con una finalità: mettere in primo piano le “gemme” di sapere rintracciate da Hetor e diffonderne il valore attraverso contenuti in grado di intercettare anche i palati più esigenti, così come quelli più distratti.
Il tutto in un itinerario di “dati” che va dal numero di fortezze longobarde presenti nella Regione Campania ai nomi dei pregiati vini del territorio, dai suggestivi Teatri e Anfiteatri all’aperto della regione agli inebrianti sapori del Cilento, “raccontati” in forma di post, gif, immagini, quiz e quant’altro…

FB Hetor

Ascoltiamo ora il racconto di quest’avventura dalla voce di Raffaele Gaito:

“Il mio ruolo all’interno del corso di studi è stato quello di far capire loro come poter dare una nuova linfa a quei dati utilizzando gli strumenti giusti e, soprattutto, i formati giusti. In pratica abbiamo preso in gestione una pagina Facebook e un blog collegati al Master che già esistevano (ma venivano utilizzati male) e li abbiamo rivoltati come un calzino.
Come? Innanzitutto verificando insieme day-by-day come questi strumenti potessero essere di supporto alla loro attività, soprattutto da due punti di vista: riutilizzo e diffusione degli open data.

Per farlo abbiamo utilizzato dati che non erano altro che righe dentro database e li abbiamo trasformati in immagini, in quiz, in gif, in post su WordPress e tanto altro, rivisitando i vari gli aspetti comunicativi esistenti (logo, cover, descrizione, etc) e lavorando sui contenuti.

I risultati sono stati sorprendenti: abbiamo preso una pagina con una trentina di like e un paio di post “morti” :-) e l’abbiamo portata (in maniera organica) a quasi 600 like in qualche settimana, facendo un lavoro di content marketing da manuale, strutturato in vari media a seconda del contesto: quiz per fidelizzare i visitatori più difficili da interessare, immagini evocative per suscitare emozione e interesse, gif animate per intrattenere il nostro pubblico.
Nessun numero clamoroso, forse, ma per un argomento così di nicchia (i beni culturali attraverso gli Open Data in Campania) è una bella soddisfazione, tenendo conto di come le immagini vengono condivise, commentate, etc: c’è un tasso di engagement dei nostri utenti davvero entusiasmante.”

 

Progetto Hetor
E con questa testimonianza diretta la nostra storia finisce – o inizia – qui
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In un’epoca in cui la cosiddetta tecnologia avanza alla velocità della luce è ormai evidente che solo uno sguardo competente e multidisciplinare è in grado di intercettarne e soprattutto governarne il potenziale.

Gli ingredienti ci sono tutti, e risultati pure, come dimostra l’avventura che abbiamo raccontato e che rappresenta in maniera esemplare quello che deve, o dovrebbe, essere il senso dell’innovazione: comprendere il mondo in cui viviamo, trovare un orizzonte in cui crescere, svelarne i confini e percorrerne le nuove rotte tracciate. Dato molto più sociale e culturale che matematico-numerico, direte? Ebbene sì :-) Un grazie speciale a Hetor, a Raffaele e alla sua classe da tutti noi di 6MEMES.

Se volete saperne di più, ecco il video ufficiale del progetto. Buona visione!