L’oro blu: una preziosa risorsa a rischio. Di Maria Bonifacio

Così, con un gesto devoto, bere l’acqua nel cavo delle mani
o direttamente alla sorgente, fa sì che penetri in noi
il sale più segreto della terra e la pioggia del cielo.

Marguerite Yourcenar

L’oro blu, una preziosa e sempre più rara risorsa…

Polar-bear-bonifacio-acquaLa vita nel nostro pianeta si è sviluppata nell’acqua e grazie a questo importantissimo, fondamentale e necessario elemento, la vita si è evoluta. Senza l’acqua nulla sarebbe stato possibile. L’acqua ricopre ben il 70% della superficie della terra tanto che il nostro Pianeta, visto dallo spazio, appare come il “pianeta azzurro” per la vastità di oceani e mari. Anche se la superficie terrestre è coperta di acqua, questa è costituita per il 97,5% da acqua salata. L’acqua dolce è per il 68,9% contenuta in ghiacciai e nevi perenni, per il 29,9% nel sottosuolo e solo lo 0,3% è localizzata in fiumi e laghi, e quindi potenzialmente disponibile. Tale quantità corrisponde allo 0,008% dell’acqua totale del pianeta. Si tratta di un quantitativo irrisorio distribuito in modo ineguale sulla superficie terrestre.

Oggi, però, questa preziosissima risorsa è seriamente a rischio a causa dell’alterazione degli equilibri ambientali di cui sono responsabili gli uomini nelle loro attività, dall’agricoltura all’industria e oggi, proprio a causa dell’intensificarsi di queste, la situazione sembra aggravarsi, tanto da allarmare gli esperti per un rischio di carenza di questa fondamentale risorsa. Infatti, gli scarichi industriali e i rifiuti di ogni genere avvelenano le acque di mari, fiumi e laghi; i pesticidi, antiparassitari ed erbicidi in agricoltura contaminano le falde acquifere del sottosuolo e, in più, in molti paesi l’agricoltura intensiva richiede sempre maggiori quantità d’acqua per sostenere la crescita dei consumi, tanto da dover utilizzare più acqua del previsto che però non può rigenerarsi velocemente, così come l’economia attuale richiede. Da tutto questo deriva una progressiva riduzione di acqua potabile e pulita a disposizione dell’umanità, soprattutto dei popoli che vivono nei paesi più poveri. L’acqua diventa, quindi, anche un elemento di disuguaglianza tra paesi ricchi e paesi poveri: per esempio, nell’Africa nera sono disponibili appena 10 litri a testa al giorno, ma la disponibilità idrica indicata dalle Nazioni Unite è di 40 litri.

Negli ultimi cinquant’anni la disponibilità d’acqua è diminuita di tre quarti in Africa e di due terzi in Asia. La FAO prevede che nei prossimi anni saranno almeno 30 i paesi che dovranno far fronte a crisi idriche croniche. Il rischio è così grande che nell’anno 2025, quando la popolazione supererà gli 8 miliardi di esseri umani, il numero delle persone senza accesso all’acqua potabile potrebbe arrivare a più di 3 miliardi.

L’acqua, condizione necessaria e indispensabile.  

L’acqua è un diritto di base per tutti gli uomini:
senza acqua non c’è futuro, non c’è nemmeno democrazia.

Nelson Mandela

 

E’ quanto sosteneva il Presidente della Repubblica Sudafricana durante la Conferenza internazionale di Johannesburg del 2002 sul clima e sull’ambiente. Va da sé che l’acqua sia condizione indispensabile di ogni progresso civile, sociale ed economico.

Già nel 1994, alla Giornata Mondiale per l’Alimentazione, Papa Giovanni Paolo II sottolineava la necessità di:

“… considerare l’importanza dell’acqua per la vita e la sussistenza degli individui e delle comunità. Giacché ognuno deve avere la possibilità di accesso a rifornimenti d’acqua incontaminata, la comunità internazionale è chiamata a cooperare per proteggere questa preziosa risorsa da forme di utilizzazione non adeguate e dal suo spreco irrazionale. Senza l’ispirazione che deriva dai principi morali profondamente radicati nei cuori e nella coscienze degli uomini, gli accordi e l’armonia che dovrebbe esistere a livello internazionale per la preservazione e l’uso di questa risorsa essenziale saranno difficili da mantenere e portare avanti”.

Un uomo su quattro nel mondo, però, non dispone di acqua potabile: questo l’allarmante dato emerso dal Forum Mondiale sull’Acqua, tenutosi a Kyoto, in Giappone, nel 2003 su iniziativa dell’ONU. La disponibilità di acqua potabile è destinata a diminuire per tutti, in un futuro non lontano, se non si modificherà l’attuale sviluppo economico che ha finito per saccheggiare tutte le risorse del Pianeta. La crisi però sembra abbastanza preoccupante: siccità, effetto serra, distruzione delle foreste pluviali, abbassamento delle falde acquifere, temperature impazzite fuori stagione, permettono di visualizzare tutti i parametri della carenza delle risorse idriche che l’umanità non può e non deve sottovalutare. Se non c’è acqua non c’è vita, ma v’è di più: in alcune regioni del mondo, la scarsità di acqua potrebbe diventare quello che la crisi dei prezzi del petrolio è stato negli anni Settanta: una fonte importante di instabilità economica e politica.

L'acqua, condizione indispensabile sia per la vita umana sia per quella economica e politica. Condividi il Tweet

Tuttavia, a noi sembra davvero lontana la possibilità di non avere più acqua, ma già in alcune parti del mondo questa è un’evidenza che non solo discrimina quelle popolazioni dal resto del mondo, ma è una situazione cronica: carenza di acqua significa agricoltura insufficiente, quindi minore disponibilità di grano e riso, dunque meno cibo e povertà! Bisogna agire consapevolmente ora pensando in grande e a tutti – anche a coloro che sembrano distanti anni luce – e non al proprio orticello. Solo in questo modo, con la collaborazione tra tutti si potrà trovare un rimedio a questo gravissimo problema, che potrebbe causare la fine della nostra umanità così come la conosciamo!

L’elogio alla legge e alle buone pratiche.

L’Italia è uno dei pochi paesi che dispone di una legge di riferimento che riguarda i sistemi di trattamento delle acque potabili.

Il DM 25/2012 stabilisce prescrizioni tecniche relative alle apparecchiature per il  trattamento dell’acqua destinata al consumo umano e prevede una serie di norme a tutela del consumatore indicando, per i diversi sistemi di trattamento, le linee guida. Per ogni impianto:

  • debbono escludersi generiche definizioni di ”purificatori d’acqua”;
  • occorre presentarlo per le sue caratteristiche effettive, e accompagnarlo da un manuale d’uso e di manutenzione;
  • è necessaria la dotazione di valvole di non ritorno e di un contalitri o di un sistema che assicuri la regolare manutenzione in funzione del tempo e dei litri erogati.

Le caratteristiche del trattamento, la loro efficacia e la loro durata nel tempo devono essere validate da un protocollo sperimentale che dimostri che quanto asserito non sia frutto di “entusiasmo commerciale”, ma abbia un riscontro oggettivo.

Il DL 31 del 2001 (e successive modifice DL 27 del 2002) stabilisce a priori i parametri di potabilità dell’acqua. E’ l’applicazione della direttiva europea 98/83 CE. Tutti i sistemi di trattamento non possono peggiorare in alcun modo i parametri dell’acqua in ingresso, fornita dall’ente di distribuzione.

L’installazione di questi impianti, quando non fatta in proprio, deve essere affidata ad installatori capaci di rispettare le diverse norme e di rilasciare una dichiarazione di conformità, il tutto secondo la Legge 37/08. Le norme UNI sono di guida al tecnico installatore. Questi apparecchi installati in ambiente domestico e negli uffici sono a tutti gli effetti degli elettrodomestici e devono seguire la direttiva CE.

Non bisogna dimenticare che la normativa a difesa del consumatore DL 24/2002 (privato cittadino, non soggetto con partita iva) in fatto di garanzia prevede un periodo di 24 mesi di totale copertura per i costi di manodopera che di parti di ricambio (sono escluse le parti di consumo). E’ bene precisare che se l’impianto viene venduto con l’installazione compresa, il cliente ha diritto all’assistenza totalmente gratuita in loco. Nel campo pubblico, (ristoranti, alberghi, bar, mense, uffici) gli obblighi principali di legge sono il rispetto del DL 155 del 1997 che definisce la prassi per una corretta prevenzione igenico-sanitaria (HACCP).

Con il DL 181 del 2003 si rende obbligatoria la comunicazione al cliente sull’origine dell’acqua servita con la precisa frase ”acqua potabile trattata/e gasata”.

L’economia circolare salverà il pianeta?

Fatti gli opportuni cenni alla normativa, va da sé che la parola passi inevitabilmente all’economia circolare: la vera rivoluzione culturale che salverà il Pianeta.

A tal proposito, in relazione al tema dell’approvvigionamento di risorse con riferimento all’acqua, e in considerazione della carenza che si sta sperimentando in alcune zone del pianeta anche per i cambiamenti climatici in atto, il riutilizzo delle acque reflue trattate in condizioni sicure ed efficienti rispetto ai costi è individuato come un utile strumento per aumentare l’approvvigionamento idrico e alleviare la pressione sulle risorse naturali, in quanto contribuisce anche al riutilizzo dei nutrienti in sostituzione dei concimi solidi. L’uso appropriato di acqua reflua depurata:

Dipende dalla sua qualità e, di conseguenza, dal trattamento a cui è stato sottoposto.

Può incontrare resistenza da parte del consumatore, per cui a tale pratica va affiancato un adeguato impegno pubblico e una adeguata campagna di comunicazione.

Va adeguatamente incentivato lo sviluppo di innovazione, tecnologie e tecniche per il riutilizzo dell’acqua, fornendo opportunità di business per il settore industria dell’acqua per arrivare a poter avere dei costi sostenibili. La stimolazione di nuove tecnologie è anche incoraggiata da iniziative quali il Partenariato europeo per l’innovazione sull’acqua.

E’ evidente che il riutilizzo irriguo dei reflui depurati può contribuire a raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del millennio delle Nazioni Unite (o MDG)

promuovendo una maggiore disponibilità di acqua e la riduzione della povertà attraverso l’utilizzo di soluzioni tecnologiche appropriate;

incentivando la sicurezza alimentare, un aumento della qualità della vita e un miglioramento della salute;

favorendo il benessere dei cittadini e il miglioramento dell’ambiente urbano (si veda l’utilizzo di fontane) anche attraverso attraenti paesaggi irrigati, parchi urbani e gli impianti sportivi nelle comunità.

Il riutilizzo dei reflui depurati può alleviare la pressione sulle risorse naturali. Condividi il Tweet

Da questa disamina emerge chiaramente, a livello generale, l’importanza che sempre più assumono la ricerca e l’innovazione per lo sviluppo della bioeconomia ed il passaggio ad un’economia circolare. Nello specifico, per il tema delle risorse idriche nel contesto dell’economia circolare, si evidenzia chiaramente il ruolo che possono svolgere i Consorzi di bonifica, sia in relazione al contributo nell’individuazione e certificazione di etichette verdi riferite a processi produttivi sostenibili in termini di uso delle risorse naturali, sia con riferimento al riutilizzo irriguo dei reflui depurati.

Infatti, sono proprio i Consorzi che, in quanto enti pubblici con una presenza capillare sul territorio e dotati delle adeguate professionalità tecniche e gestionali, possono avviare un percorso di adozione di tale pratica utilizzando i fondi pubblici comunitari per la realizzazione dei necessari investimenti e l’adeguata valutazione dei  costi connessi, individuando una tariffa non penalizzante per l’utente e avviando il processo di partecipazione e condivisione con il pubblico.

Maria Bonifacio
Avvocato Cassazionista • Comunicatore pubblico • Founder Studio Quid Juris • Membro del Comitato di Redazione Lex Familiae. Collegati su Linkedin Visita il sito