Medici imPazienti: il passaggio dall’analogico al digitale è ormai impellente anche nella Sanità.

Ebbene sì, ci siamo! Anche in Italia il salto culturale tra analogico e digitale nel settore della Sanità si inizia ad avvertire come urgente.

Tale aspettativa trova il suo incipit naturale non solo nei cosiddetti “pazienti” – ovvero noi cittadini – ma anche nei Medici, chiamati in prima linea a rispondere in emergenza a necessità che potevano invece, almeno in parte, essere prevenute o almeno previste.

E se – come abbiamo visto nel precedente articolo – la telemedicina è una delle risposte possibili in termini di tempestività ed efficienza, manteniamo ora la nostra promessa di approfondimenti fatta in quello stesso articolo e andiamo oltre, alla ricerca di buone pratiche in questo settore… nevralgico sotto tanti punti di vista :-)

Telemedicina: tempestività ed efficienza per il salto di qualità! Condividi il Tweet

Medici digitalizzati

Intanto parliamo proprio di loro, dei nostri Medici, che – come illustrato in questo articolo – si stanno sempre più digitalizzando:

“il 76% dei medici internisti italiani consulta referti e immagini in formato digitale, il 47% gestisce le informazioni degli assistiti su data base, il 52% comunica con i pazienti anche grazie a Whatsapp.”

I dati, emersi dalla ricerca “L’innovazione digitale per i medici di medicina interna”, effettuata dall’Osservatorio innovazione digitale in sanità della School of Management del Politecnico di Milano, vanno ancora oltre, dimostrando che tra i medici:

è diffusa la consapevolezza dell’importanza delle competenze digitali nella loro professione: il 53% le considera infatti importanti in funzione delle esigenze professionali, il 41% rilevanti al pari delle altre competenze”.

I Medici italiani vogliono accrescere le loro competenze digitali. Condividi il Tweet

E se il digitale avanza anche nella Sanità, è forse anche a causa di noi Pazienti che a volte, magari a sproposito (e alzi la mano non l’ha mai fatto) navighiamo su e giù nel web alla ricerca di diagnosi, prognosi e soluzioni ai nostri “mali” (veri e percepiti).

Se ancora abbiamo dei dubbi in proposito, ci pensa un’indagine coordinata da Gfk Eurisko, a dissiparli una volta per tutte:

sono 11,5 milioni gli italiani (il 42% degli adulti) che cercano in rete informazioni relative alla salute, la cura e le patologie. Internet e i social media si collocano in terza posizione tra le fonti principalmente impiegate dai cittadini, subito dopo il medico di famiglia e lo specialista.”

Di necessità virtù, quindi, tutti i dati – sia dei Medici che dei Pazienti – portano al digitale, tanto da azzardare una previsione per il 2017 di tutto rispetto.

Il 2017 potrebbe segnare un momento di svolta nel settore della digital health: finora l’informatizzazione del mondo sanitario ha toccato soprattutto i processi gestionali, ma oggi le componenti cliniche e decisionali sono pronte ad abbracciare soluzioni digitali direttamente correlate con l’attività clinica.

Buone notizie…a pochi passi da casa.

E – per finire con un’ultima buona notizia – eccovi un eccellente esempio di innovazione a due passi da noi. Si tratta della messa in opera di un algoritmo che – grazie anche a una procedura statistica che combina oltre 500 variabili demografiche e di salute – è in grado di “predire” il rischio di ricovero in ospedale.

Ed è proprio la Regione Emilia-Romagna che lo ha fatto, sviluppando “un percorso di presa in carico delle persone più a rischio” in una sperimentazione che “si sta svolgendo in 25 Case della salute – da Busseto, in provincia di Parma, a Rimini – con il coinvolgimento di quasi 16.000 cittadini (15.583) e 221 medici di famiglia.”

Insomma, il sistema, seppure a macchia di leopardo, muove i primi passi a ritmo binario. A noi non resta che attendere, e, nel frattempo, continuare a spulciare (con cautela) il web, in cerca di sintomi e cure della nonna… digitale.

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